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In questa pagina, in costante aggiornamento, troverete una selezione di titoli utili per uno studio introduttivo o per un aggiornamento sulle tematiche principali del cristianesimo, della vita monastica, della spiritualità. Una vera e propria “processione del sapere”.

Indice

MONASTICA

  1. Mariano Dell’Omo, Storia del monachesimo occidentale dal Medioevo all’età contemporanea: Il carisma di San Benedetto tra VI e XX secolo, Jaca Book, Milano, 2011.

Il volume di Mariano Dell’Omo, monaco di Montecassino che insegna Storia del monachesimo occidentale nell’Ateneo Anselmiano a Roma, appare come una nuova sintesi rigorosamente scientifica di storia dell’esperienza monastica benedettina dalle origini fino ad oggi. Dopo quelle sempre utili ma ormai datate di Hilpisch (1950), Schmitz (1948-1956), Cousin (1956), mentre poco si prestano ad un’agile consultazione i tredici volumi in lingua spagnola dedicati da Colombás a La Tradición Benedictina (1989-2004).

Fattore storico tra i più rilevanti nello sviluppo della civiltà medievale, il monachesimo benedettino entrò a far parte pienamente dell’esperienza comune degli abitanti del continente europeo lungo i secoli dell’età di mezzo. Il volume nella Parte prima (Da Benedetto a Bernardo) intende perciò rispecchiare l’itinerario cronologico e spaziale di questo plurisecolare svolgimento, a partire da san Benedetto fino alle riforme monastiche altomedievali scaturite dal ceppo benedettino, articolandosi lungo le tre direttrici essenziali ad una giusta prospettiva storica: quella politico-istituzionale, culturale e spirituale. La Parte seconda abbraccia i secoli che vanno dall’autunno del medioevo alle soglie del terzo millennio.

2. Gregorio Penco, Monachesimo fra storia e spiritualità, Abbazia di Praglia, Praglia, 2018.

Monachesimo fra storia e spiritualità - Gregorio Penco - copertina

Il volume abbraccia l’intero arco dell’evoluzione del Monachesimo in Occidente: dalle origini dei deserti egiziani alla grande figura di Benedetto con il testo fondamentale della Regola; dall’Impero di Cluny alla rivoluzione cistercense di san Bernardo; dai fenomeni di decadenza rinascimentali, alla lotta per la riforma della Chiesa; dalle penitenze dei trappisti, alle soppressioni napoleoniche fino alla rinascita dei nostri giorni. Padre Gregorio Penco fu monaco nella abbazia benedettina di Finalpia.

3. Gregorio Magno, Vita di san Benedetto e la Regola, Città Nuova, Roma, 1996.

Vita di San Benedetto e la Regola

Il “Libro dei Dialoghi” di papa Gregorio Magno costituisce l’unica fonte storica della vita di san Benedetto da Norcia che ci sia pervenuta. La “Regola”, inoltre, viene comunemente ritenuta il fondamento del monachesimo occidentale, nonché una sintesi insuperata del messaggio cristiano; essa fa del suo autore il maestro dei popoli quanto mai attuale in questo Terzo Millennio. L’autentico testamento spirituale di Benedetto che emerge da queste pagine va al cuore della scelta incondizionata di Dio del fondatore di Montecassino: il messaggio che sa parlare ai nostri come a tutti i tempi.

4. L’ora dell’ascolto. Lezionario biblico-patristico a ciclo biennale per l’ufficio delle letture, Piemme, Casale Monferrato, 1991.

Quest’opera, diversamente da altri sussidi pastorali editi in questi anni, ha il pregio di essere un testo ufficiale approvato dalla S. Sede; di affiancarsi alla Liturgia Monastica delle Ore arricchendone e variandone il contenuto, e quindi di sopperire all’esigenza voluta dal Concilio e dalla Riforma Liturgica di preparare un Legionario “ad libitum”, che ancora non ha visto la realizzazione. Questa edizione ha il pregio di offrire una grande varietà dei Padri occidentali e orientali: testi che costituiscono una sicura guida dogmatica, biblica, morale e spirituale, consentono un approccio sempre più vasto di quella letteratura sapienziale che in questo secolo ha tanta fortuna nelle ricerche patristiche e nelle innumerevoli edizioni scientifiche o divulgative dei grandi maestri nel Cristianesimo.
Se è vero che i monasteri nella scansione quotidiana della loro vita in cui si alternano le ore del lavoro con quelle della preghiera, “ora et labora”, sono e debbono essere scuola di preghiera per tutti i cristiani, “Dominici schola serviti!”, è bene che questa preghiera pubblica, ufficiale, quotidiana permei ogni giorno la vita delle comunità, di tutte le comunità, sacerdotali, religiose e laicali, in un “ascolto” umile e profondo, che faccia parlare nell’intimo 1o spirito e ravvicini di nuovo gli uomini di Dio.

NOVALESA

  1. G.Lunardi, N.Bartolomasi, G.Popolla, L’abbazia di Novalesa (726-1996), Alzani Editore, Pinerolo, 1996.

Il volume offre una storia completa della Abbazia benedettina di Novalesa dalle sue origini nel lontano 726 ai nostri giorni. Attraverso una rigida fedeltà ai documenti, scoperti in diversi archivi d’Italia, si è ricostruito il lungo e intricato cammino di questa Comunità. Si alternano, talvolta perfino si compenetrano, fervore e stanchezza, santità e decadenza, potere e preghiera, rovine e ricostruzioni, soppressioni e rinascite. Il racconto perciò si rende vivace, ricco di imprevisti, appassionatamente umano. E questo anche perchè si evidenzia, o almeno si tiene costantemente sullo sfondo, quella che è stata e sarà sempre la sostanza del monachesimo: un’esperienza religiosa, una ricerca di Dio vissuta attraverso la pratica del Vangelo.

2. Claudio Bollentini, La Novalesa. Nihil sub sole novum, Macchione Editore, Varese, 2019.

Il Chronicon novaliciense è una fonte storica, quasi misteriosa, di origine medievale: una “Cronaca” che ricostruisce la storia dei primi secoli di vita della abbazia benedettina della Novalesa in Piemonte.

La storia si dipana come una matassa dalla fondazione del cenobio nel 726 fino al 1029, anno in cui l’immaginario monaco Vittore da Cannobio decide di metter mano ad un proprio racconto, “Nihil sub sole novum”, che all’inizio segue la falsariga dell’originario Chronicon, ma ben presto ne diventa un’ideale prosecuzione. Tante sono le storie, i miracoli, le visioni, le allegorie e le leggende che si susseguono pagina dopo pagina; tanti i personaggi che animano il racconto, veri e verosimili, alcuni addirittura ispirati alla recente esperienza in monastero fatta dall’autore. La narrazione segue i tempi di una giornata monastica tipo, scandita dagli uffici divini, dallo studio e dal lavoro, “ora, lege et labora”, e moltissimi nel contempo sono i richiami alla storia e alla spiritualità benedettina.

3. Gian Carlo Alessio (a cura di), Cronaca di Novalesa, G. Einaudi, Torino, 1982.

La Cronaca di Novalesa, redatta da un anonimo monaco nell’XI secolo, è uno dei testi più importanti e appassionanti della storia e della letteratura medievale e racconta le fasi principali dell’apogeo novaliciense, tra la fondazione del 726 e la ricostruzione dell’XI secolo. Il libro è introdotto da un ampio saggio di Gian Carlo Alessio.

INSUBRIA

  1. Roberto Comolli, Monumenta Gannensia, Lativa, Varese, 2010.

Il benedettino Padre Roberto Comolli, nel libro Monumenta Gannensia, ha ricercato e raccolto ben 123 documenti che ricostruiscono la storia della Badia di San Gemolo in Valganna, dove sono custodite le reliquie del Santo patrono. Il libro traccia la storia della Badia a partire dal documento più antico, la bolla di Arnolfo III del 1095, approfondisce i rapporti con l’abbazia di Fruttuaria, documenta i legami con il castello di Frascarolo e da interessanti notizie sui rapporti tra le diocesi di Como e Milano.  Il volume, dedicato a Ernesto Redaelli, per decenni a capo di La Tipografica Varese (Lativa), contiene inoltre una trascrizione dei documenti in lingua originale con commento, un elenco cronologico degli stessi e un utile indice dei nomi.

2. Mauro Luoni [a cura], Monasteri Fruttuariensi nel Seprio, Macchione, Varese, 2012.

I Monasteri Fruttuariensi nel Seprio - ArteVarese.com

Il volume, parte della collana “Quaderni di storia del territorio varesino”, parte da un antico manoscritto liturgico di rito ambrosiano: l’antifonale della Badia di Ganna, restituendo al pubblico un repertorio liturgico altrimenti di non facile consultazione. Musica, architettura e storia si fondono in un testo che cerca di riannodare i fili di una cultura antica attraverso il contributo di numerosi studiosi.
«L’antifonario di Ganna – sottolinea Alessandro Riganti – ha una particolarità molto singolare: pur dovendo servire al servizio liturgico di una comunità benedettina, che esegue il rito romano, riporta brani di liturgia cantata secondo il rito ambrosiano».
«L’ordine fruttuariense – spiega Alfredo Lucioni,- nell’area del Seprio ha lasciato quattro insediamenti importanti: la Badia Ganna, il monastero di Voltorre, il monastero femminile di Caronno Pertusella, la chiesa di San Sepolcro a Castiglione Olona, che è stata rasa al suolo per lasciar posto alla Chiesa di Villa».

3. Francesco Albini, Restauro e riuso del monastero di Santa Maria Assunta in Cairate – Varese, Maggioli Editore, Rimini, 2013.

CRISTIANESIMO

  1. Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico, Queriniana, Brescia, varie edizioni.

«In un tempo di incertezza, non dovrà il cristiano ritrovare, in tutta serietà, la sua voce, per “introdurre” il suo messaggio nel nuovo millennio, facendolo diventare un “segnavia” comprensibile per il futuro?» Con questo interrogativo si confronta il libro: intende essere un aiuto a comprendere in modo nuovo la fede come possibilità di vera umanità nel nostro mondo di oggi.

2. Fides et ratio. Lettera enciclica di Giovanni Paolo II. Testo e commento teologico-pastorale di Rino Fisichella, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2014.

Lettera enciclica di Giovanni Paolo II, che continua la riflessione iniziata con la lettera enciclica “Veritatis Splendor”, concentrando l’attenzione sul tema stesso della verità e sul suo fondamento in rapporto alla fede.

3. Massimo Epis, Teologia fondamentale: la ratio della fede cristiana, Queriniana, Brescia, 2009.

Ciò che i cristiani credono può essere riconosciuto come vero? A quali condizioni? Se la fede non può sottrarsi all’istanza critica della razionalità, a queste domande occorre rispondere, accettando le nuove sfide del nostro contesto culturale, pluralistico e interreligioso. È una questione di rispetto per il dono della fede ed è una forma di sollecitudine verso coloro che cercano la verità.

4. Bruno Maggioni, Ezio Prato, Il Dio capovolto. La novità cristiana: percorso di teologia fondamentale, Cittadella Editrice, Assisi, 2018.

La storia di Gesù capovolge l’idea di Dio: non più l’uomo che muore per Dio ma un Dio che muore per l’uomo; non un Dio lontano ma l’impensabile vicinanza di un Dio che si fa uomo. Un capovolgimento che non smette di stupire. Il Dio capovolto è il contenuto della rivelazione, la ragione della sua credibilità, il fondamento della fede. Approfondendo questi temi (rivelazione, credibilità, fede), il testo disegna una originale introduzione al cristianesimo. Nato come strumento per lo studio della Teologia Fondamentale nelle Facoltà Teologiche e negli Istituti di Scienze Religiose, il volume si offre anche a tutti coloro che vogliono accostarsi al cristianesimo con una prima ed essenziale riflessione.

5. Angelo Scola, Postcristianesimo? Il malessere e le speranze dell’Occidente, Marsilio, Venezia, 2017.

L’esistenza è destinata a rimanere un enigma incomprensibile?
Siamo condannati al vuoto della solitudine? Se c’è un Dio, perché tace?
Sono le domande radicali che si pone l’uomo contemporaneo. La società postmoderna in Europa si è allontanata dal cristianesimo che non è più, sociologicamente, la religione civile dominante, «ma non è detto – scrive il cardinale Scola – che sia venuto il tempo del “Postcristianesimo”. Ancora oggi ci sono donne e uomini che continuano ad attendere l’Altro che venga loro incontro, liberandoli da se stessi e restituendoli a se stessi, continuando a salvarli con la sua esistenza.
A questa tenace attesa si deve la forma interrogativa del titolo “Postcristianesimo?”, perché è proprio con quell’attesa che il cristianesimo vuole entrare in dialogo, per poter offrire una speranza per l’oggi e per il domani». Da qui un percorso di ricerca che attraverso le pagine di questo libro affronta molte questioni cruciali del nostro tempo: il rapporto con Dio, la paradossale libertà che ci paralizza, il valore che oggi assume la testimonianza dei cristiani.

6. Pierangelo Sequeri, Il Dio affidabile. Saggio di teologia fondamentale, Queriniana, Brescia, 2008

Il definitivo superamento della teologia apologetica nel ricupero integrale del trattato teologico De fide, che è l’assunto argomentato e disegnato in questo saggio, restituisce la comprensione della fides christiana alla interezza delle sue condizioni cristologiche, ecclesiali, umane e spirituali.
L’operazione si propone di sottrarre la teologia allo sterile progetto di una legittimazione della fede che si produce sostanzialmente in termini di compromesso culturale con la presunta alternativa rappresentata dalla ragione. E si ripromette per ciò stesso di trarre dal sapere della fede elementi utili per una cultura più vitale e profonda della ragione e della religione, che il razionalismo confessionale della teologia e l’agnosticismo professionale della filosofia hanno largamente mortificato.
La convinzione che anima il libro è infatti questa: un esercizio critico e non tattico della ragione teologica offre migliori possibilità di un confronto a tutto campo con le molteplici articolazioni della coscienza credente dell’uomo. Ossia di quella modalità peculiare del rapporto con l’incondizionato della verità che chiama direttamente in causa la libertà.
Nessuna identificazione di una qualche condivisibile giustezza del sapere e del volere si determina al di fuori del convinto riconoscimento di tale legame. Né a prescindere dal sentimento di un éthos affidabile della volontà divina che vi corrisponde e lo giustifica. E ciò spiega per quale ragione il misterioso rapporto dell’uomo alla verità, in qualsiasi forma venga evidenziato dalla ragione critica, è sempre anticipato nella pratica decisione di corrispondere all’ordine della giustizia, dovunque esso appaia. La teoria della fede teologale interpreta la verità di questa esperienza, muovendo dalla sua radicale attestazione nella esistenza credente del Figlio Gesù.

7. Deus caritas est. Lettera enciclica di Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana, 2005.

La prima enciclica di papa Benedetto XVI è dedicata al tema dell’amore come matrice fondamentale che definisce l’essere umano e il creato, oltre che contenuto stesso della salvezza di ogni uomo resosi visibile nella persona di Gesù di Nazareth.

SITZ IM LEBEN

  1. Hans Urs Von Balthasar, Gloria, vol. I: Percezione della forma, trad. it. di G.Ruggeri, Jaca Book, Milano, 1972.

Gloria è la prima parte della grande esposizione balthasariana della fede cattolica. Prendendo le mosse dagli attributi dell’essere (bello, buono, vero), Balthasar ha trattato nella prima parte (Gloria) della «bellezza» del mondo e della «gloria» di Dio, nella seconda (Teodrammatica) della libertà finita e infinita, e nella terza (Teologica) l’insieme delle questioni concernenti la verità creata, la verità divina, nonché il loro reciproco rapporto.

«La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa è la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidità e alla sua tristezza. […] è la bellezza che non è più amata e custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera strappata al suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di riuscire incomprensibili agli uomini. Essa è la bellezza alla quale non osiamo più credere e di cui abbiamo fatto un’apparenza per potercene liberare a cuor leggero. […] è la bellezza infine che esige (come è oggi dimostrato) per lo meno altrettanto coraggio e forza di decisione della verità e della bontà, e la quale non si lascia ostracizzare e separare da queste sue due sorelle senza trascinarle con sé in una vendetta misteriosa. […]
Cos’è un uomo senza la forma che lo segna, che lo circonda come corazza inesorabile e che tuttavia lo rende malleabile, libero da qualsiasi insicurezza e dallo sgomento che inceppa, libero per se stesso e per le sue possibilità più alte: cos’è l’uomo senza tutto ciò? Cos’è l’uomo senza forma vitale, cioè senza forma che egli abbia scelto per la sua vita e nella quale egli riversa e fonde questa vita, perché possa diventare anima di questa forma e la forma possa diventare espressione della sua anima, una forma non già estranea, ma così intima che val la pena identificarsi ad essa, una forma non costretta, ma scelta liberamente e interiormente donata, una forma non arbitraria, ma irrepetibile e personale, legge individuale?».

2. Hans-Georg Gadamer, Verità e metodo, a cura di Gianni Vattimo, introduzione di Giovanni Reale, Bompiani, Milano, 1983.

A partire dal momento in cui, con Essere e tempo (1927), Heidegger riconobbe alla “ermeneutica dell’esserci” un ruolo basilare nella costruzione della filosofia, la teoria dell’interpretazione (ermeneutica, dal nome del dio greco Hermes, messaggero degli dei) ha progressivamente perduto la fisionomia di disciplina “tecnica” che la caratterizzava nella cultura occidentale e ha acquistato un rilievo filosofico crescente.

Il problema dell’interpretazione non si pone più solo in rapporto all’esegesi di testi letterari, religiosi, giuridici; né la problematica del metodo delle scienze storico-sociali, o “scienze dello spirito”, dibattuta dal pensiero otto-novecentesco, è più una pura e semplice discussione metodologica. Dal punto di vista aperto da Heidegger, il fenomeno dell’interpretazione caratterizza ogni aspetto dell’esistenza umana, giacché questa si svolge tutta entro il medium del linguaggio, che la condiziona e la rende possibile.

Hans Georg Gadamer è stato il primo pensatore che, muovendo da una rimeditazione dell’eredità di Heidegger e, prima, di tutta la tradizione del pensiero occidentale dai Greci a Hegel, ha dato una presentazione sistematica dell’ermeneutica come posizione filosofica specifica.

In Verità e metodo (la sua opera fondamentale, uscita la prima volta nel 1960) Gadamer contrappone allo scientismo e all’epistemologismo, che dominano la filosofia di inizio secolo (e che identificano la verità con il sapere delle scienze positive), una rivendicazione della portata di verità di altre esperienze-chiave dell’esistenza, come quella estetica, quella storiografica, quella del dialogo interpersonale. Non però con l’intento di riproporre tesi irrazionalistiche o intuizionistiche, bensì mirando al recupero di una nozione di ragione che non dimentichi il nesso, originario greco, tra logos, linguaggio e dialogo. In tal modo, come ha osservato Habermas, Gadamer “urbanizza” gli esiti del pensiero di Heidegger, rendendo possibile un approccio al carattere linguistico dell’esistenza che tiene conto sia della tesi heideggeriana sul linguaggio come “casa dell’Essere”, sia di altre correnti di pensiero orientate all’analisi del linguaggio, come la filosofia che si ispira al cosiddetto “secondo Wittgenstein”.

3. Franz Kafka, Il messaggio dell’imperatore, Adelphi, Milano, 2016.

Il messaggio dell’imperatore è la prima e più celebre raccolta di racconti di Kafka che sia apparsa in Italia. Il volume contiene i seguenti testi: La condanna; La metamorfosi; Il nuovo avvocato; Un medico condotto; In galleria; Una vecchia pagina; Sciacalli e Arabi; Una visita nella miniera; Il prossimo villaggio; Il cruccio del padre di famiglia; Undici figli; Un fratricidio; Un sogno; Una relazione accademica; Nella colonia penale; Primo dolore; Una donnina; Un digiunatore; Josefine la cantante; La costruzione della muraglia cinese; Intorno alla questione delle leggi; Lo stemma della città; Delle allegorie; La verità su Sancio Pancia; Il silenzio delle sirene; Prometeo; Il cacciatore Gracco; Il colpo contro il portone; Un incrocio; Il ponte; Piccola favola; Una confusione che succede ogni giorno; Il cavaliere del secchio; Una coppia di coniugi; Il vicino; La tana; La talpa gigante; Indagini di un cane.
«L’imperatore – così dice la leggenda – ha inviato a te, singolo individuo, miserabile suddito, ombra minuscola fuggita dall’abbagliante sole imperiale nelle più remote lontananze, proprio a te ha inviato un messaggio dal suo letto di morte» (Franz Kafka).

4. Pavel Aleksandrovič Florenskij, La colonna e il fondamento della Verità, Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010.

Dopo le tenebre dell’ideologia e del totalitarismo stalinista che hanno travagliato il XX secolo, spezzando anche la vita di Florenskij e oscurandone l’opera per oltre settantanni, oggi questa finalmente riappare nella sua integrità e in tutto il suo vigore sorgivo. I dodici capitoli dei quali si compone, concepiti come lettere a un amico, ancora oggi stupiscono non solo per la vastità e complessità di conoscenza, per il coraggioso tentativo di far interagire tra loro i diversi saperi e le molteplici forme e possibilità della ragione, ma soprattutto per la profondità dello sguardo rivolto verso gli abissi dell’umano, nell’agonica ricerca di una luce di salvezza, di un’autentica sapienza d’amore.

5. Søren Kierkegaard, Briciole filosofiche. Ovvero un poco di filosofia, Morcelliana, Brescia, 2012.

Briciole filosofiche. Ovvero un poco di filosofia - Søren Kierkegaard - copertina

“Briciole filosofiche” è l’opera con la quale Kierkegaard nel 1844 intende conferire un “significato decisivo all’esistenza” sulla base della sola ipotesi cristiana, e giustificarlo dal punto di vista filosofìco.

Il curatore del volume, Umberto Regina, evidenzia come in questo titolo sia condensato il senso stesso della ricerca kierkegaardiana. I due termini semplicemente accostati stanno a dire che se anche la quantità è poca, la qualità è tutto: è filosofia, appunto. In aperta polemica contro ogni sistema idealistico di tipo hegeliano, Kierkegaard si sottrae alla logica dell’identità per valorizzare il pensiero della differenza: essere coscienza in grado di cogliere la propria temporalità al cospetto dell’eternità.

L’eterno dona, insieme alla verità, la condizione per riceverla: v’è un’asimmetria che si manifesta nel “paradosso”, ovvero la “passione del pensiero per ciò che non può pensare”. Ad essere rovesciata è la tesi parmenidea della coincidenza fra l’essere e il pensare nell’identità del tutto; ciononostante, è la stessa filosofia a mostrarci l’irriducibilità del paradosso, come passione per ciò che è eccedente – spiega Regina – “propria di chi è disposto a compiere qualsiasi sacrificio intellettuale pur di non aderire a una verità nemica dell’esistenza” quale sarebbe l’idea di “sostanza”: “l’intelletto e il paradosso vogliono la stessa cosa, ma possono volerla solo nel momento”. Il momento è quello della “fede”, nella quale la loro inconciliabilità può divenire “intesa”.

6. Roberto Garaventa – Diego Giordano, Il discepolo di seconda mano. Saggi su Soren Kierkegaard, Orthotes, Nocera Inferiore, 2011.

Con l’espressione “discepolo di seconda mano” Kierkegaard si riferiva a coloro che, per contingenza storica, si rapportano alla figura del maestro in maniera indiretta, non essendo stati suoi “contemporanei”. Nelle pagine di questo libro i panni del maestro sono vestiti da Søren Kierkegaard, e quelli di discepoli secondari da una nuova generazione di giovani studiosi del filosofo danese. Tuttavia la silloge raggruppa anche una serie di saggi di studiosi appartenenti a generazioni precedenti. Tale separazione non deve suscitare però alcuna perplessità perché, come Kierkegaard ravvisa, non esiste né un discepolo di seconda mano né un discepolo contemporaneo e ogni generazione che precede fa da battistrada e “occasione” alla generazione successiva la quale, senza lasciarsi sopraffare dallo spavento del peso da portare, deve al contrario “correre col vento in poppa”. Saggi di: Antonella Fimiani, Alessandra Granito, Laura Liva, Gordon Marino, Umberto Regina, Federica Scorolli, Jon Stewart, Anna Valentinetti.

7. Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, Newton Compton, Roma, 2014.

Così parlò Zarathustra. Ediz. integrale - Friedrich Nietzsche - copertina

Zarathustra è un mito grandioso, in cui Nietzsche proietta, in un continuo alternarsi di allegoria e realtà, tutto il suo mondo interiore. La visione dell’uomo che emerge da queste pagine è del tutto inconsueta e rivoluzionaria: la razionalità cessa di essere l’unico criterio valido della conoscenza, l’arte non coincide più con l’ideale della purezza formale e la morale sfugge agli schemi borghesi. Zarathustra è l’uomo rappresentato come confine, la persona che sta dietro la passione e la musica delle parole. Una persona nata da Nietzsche stesso, ancor più nascosto dietro la sua opera, nelle pieghe di una scrittura che è anche una maschera, una forma di seduzione nella quale i pensieri scorrono in figure danzanti e la verità si dissolve in verità molteplici.

8. Martin Heidegger, L’evento, Mimesis, Sesto San Giovanni, 2017.

L' evento - Martin Heidegger - copertina

Dei sette trattati inediti – compresi nella terza sezione dell’edizione tedesca delle opere di Martin Heidegger – L’evento è il testo che, dopo i Contributi alla filosofia (2007) con cui è stata inaugurata la pubblicazione dei trattati, introduce nel cuore pulsante della riflessione heideggeriana. In questo scritto, composto tra il 1941 e il 1942 attorno alla parolaguida Ereignis (“evento”), Heidegger ripercorre e approfondisce, attraverso un percorso vertiginoso, non lineare ma potentemente evocativo, temi, questioni e figure che sono al centro della sua filosofia a partire dalla metà degli anni Trenta: il pensiero della storia dell’essere, il primo e l’altro inizio del pensiero, la questione della verità, la differenza tra essere ed ente, la critica della metafisica e della modernità, il destino dell’Occidente e dell’Europa, il ruolo e il compito dell’uomo, e, infine, il rapporto tra la filosofia e il pensiero e tra il pensiero e la poesia.

9. Ernst Jünger , La capanna nella vigna. Gli anni dell’occupazione, 1945-1948, Guanda, Milano, 2009.

Lasciare “tracce di luce sul gioco delle onde dei giorni vissuti”, più come un “piacere che come un dovere”.

Sono le parole con cui, all’inizio di un nuovo anno, Ernst Jiinger rinnova il proposito di tenere il diario, distillando in un’immagine il senso di questo libro. Bassa Sassonia, 11 aprile 1945-2 dicembre 1948: è il tempo della desolazione, in cui si piangono i propri cari o ci si consuma nell’incertezza della loro sorte. In balia degli umori degli occupanti, con la fame, il peso degli orrori che filtrano dai racconti dei prigionieri liberati dai campi di concentramento e dei nuovi profughi dell’Est che affollano le strade, si soffre l’umiliazione dell’isolamento e dell’unanime condanna internazionale, e si sperimenta una dolorosa fragilità.

La resa incondizionata, la catena di esecuzioni e suicidi dei potenti della stagione appena conclusa la capitolazione giapponese e le bombe su Hiroshima e Nagasaki; come pure il ripristino della corrente elettrica, la prima lettera ricevuta, la fioritura del giardino, il miracolo di un fossile che ci ricorda la vitalità e l’unità dell’universo al di là del tempo e dello spazio: ogni cosa viene puntualmente annotata. La resurrezione cui pian piano si assiste passa per le piccole cose, per una quotidianità di lavoro, letture, abitudini e affetti ritrovati o onorati nel ricordo (come il figlio Ernstel, caduto sul fronte italiano nel 1944); ma anche per un primo tentativo di valutazione di quanto è accaduto.

10. Karl Jaspers, La fede filosofica a confronto con la rivelazione cristiana, Orthotes, Nocera Inferiore, 2014.

La fede filosofica a confronto con la rivelazione cristiana

Questo saggio (1960) di Karl Jaspers ha come tema il confronto tra la fede filosofica e la fede nella rivelazione cristiana. Il singolo individuo, nella misura in cui è già sempre in rapporto con quella Realtà ‘onniabbracciante’ e trascendente che lo sollecita ad andare al di là del suo mero “esserci” e a “esistere” in modo autentico, ha la possibilità di diventare se-stesso, cioè di dare alla propria vita un’impronta precisa e determinata. C’è tuttavia una differenza radicale tra la fede filosofica e la fede nella rivelazione cristiana. Mentre quest’ultima ritiene che la Trascendenza si sia manifestata concretamente ed esaustivamente nella figura storica di Gesù Cristo, la prima ritiene che anche la rivelazione di Dio in Gesù di Nazareth sia solo una “cifra”, una traccia, storicamente determinata e quindi inadeguata, della Trascendenza, che resta in ultima analisi nascosta.

11. Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo – Con la storia di una controversia, di Ephraim Fischof, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 1991.

L’etica protestante e lo spirito del capitalismo è l’opera più nota del sociologo tedesco Max Weber. La sua celebre tesi dello spirito capitalistico come prodotto dell’etica calvinista del lavoro sembra spiegare le ragioni del maggior sviluppo economico dei paesi protestanti come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o l’Olanda rispetto ai paesi cattolici come la Spagna, il Portogallo o l’Italia. Si tratta indubbiamente di una teoria suggestiva, che ha innescato un ricchissimo dibattito e sollevato numerose critiche. Molti commentatori hanno fatto notare, tra le altre cose, che il capitalismo non è sorto nei paesi protestanti, ma durante il Medioevo nelle città cattoliche dell’Italia centro-settentrionale. Weber tuttavia ha sempre affermato di non aver voluto presentare una spiegazione causale della nascita del capitalismo, ma solo di evidenziare alcuni influssi e alcune analogie tra l’etica protestante e la mentalità capitalistica che si è affermata nel mondo moderno.

HERITAGE

  1. Dionigi l’Areopagita, Corpus dionysiacum: La gerarchia celeste-La gerarchia ecclesiastica-Circa i divini nomi- La teologia mistica-Epistole, a cura di Enrico Turolla, La Vita Felice, Milano, 2014.

Ci sono traduzioni che non si devono dimenticare. Quella che Enrico Turolla (1896-1985), celebre traduttore di Platone, Orazio e di Proclo, diede per il “Corpus Dionysiacum” è una di esse. Il suo Corpus vedeva la luce a Padova nel 1956, presso Cedam e, prima della versione di Pietro Scazzoso ed Enzo Bellini (uscita in un primo tempo da Rusconi e poi, nel 2009, nella collana “Il pensiero occidentale” di Bompiani), era la sola completa e attendibile in italiano. Senonché la traduzione di Turolla, anche se non venne condotta sugli ultimi testi critici tedeschi (Walter de Gruyter, 1990), conserva un valore impareggiabile per la scelta dei termini e per la capacità dello studioso di evocare il linguaggio mistico del misterioso pensatore che si cela dietro il nome di Dionigi Areopagita.

2. Giovanni Scoto Eriugena, Divisione della natura, a cura di Nicola Gorlani, testo latino a fronte, Bompiani, Milano, 2013.

Il “De divisione naturae” costituisce una grande epopea metafisica intorno al concetto di natura considerato come la totalità delle realtà esistenti e non esistenti.

L’articolazione dell’opera in cinque libri ripercorre la suddivisione della natura nelle sue quattro principali divisioni: la natura creante e non creata, cioè Dio inteso come causa del tutto, la natura creante e creata, cioè il Verbo di Dio all’interno del quale si individuano i principi generali della creazione, la natura non creante e creata, costituita dalla processione della seconda natura all’interno del mondo creato, e infine la natura non creante e non creata cioè Dio considerato come fine ultimo cui tendono tutti gli esseri creati.

Accanto a questa struttura, che ricalca le teorizzazioni dei filosofi neoplatonici, si trova un vasto commentario ai primi sei giorni della creazione secondo il racconto della Genesi, all’interno della quale l’uomo costituisce il centro di maggiore interesse in quanto, grazie alla sua funzione mediatrice, costituisce contemporaneamente la ragione della processione dalle cause negli effetti e il punto di partenza grazie al quale la molteplicità del mondo materiale potrà ricongiungersi con il suo principio originario, cioè Dio.

3. Alberto Magno, Tenebra luminosissima. Commento alla Teologia Mistica di Dionigi l’Areopagita. Introduzione, traduzione e note a cura di Giuseppe Allegro e Guglielmo Russino, Officina di Studi Medievali, Palermo, 2007.

I commenti di Alberto Magno a Dionigi l’Areopagita sono stati giustamente definiti «un episodio chiave della teologia scolastica e del misticismo medievale» (P. Rorem). In particolare, il Super Dionysii Mysticam theologiam – qui pubblicato per la prima volta in traduzione italiana – ha esercitato una profonda influenza su autori quali Tommaso d’Aquino, Meister Eckhart e Niccolò Cusano. Composto probabilmente per un ciclo di lezioni tenute a Colonia nel 1250, con il giovane Tommaso fra gli uditori, il commento propone una via mistica incentrata sul ruolo dell’intelletto e della conoscenza, distanziandosi dalla tradizione agostiniana dei Vittorini – ripresa poi dai maestri francescani –, che nell’ascesa verso Dio privilegiava la dimensione affettiva. L’opera affronta questioni all’epoca cruciali sullo status della teologia, sul rapporto di questa con il sapere filosofico, sul ruolo dell’estasi e sui limiti della conoscenza.


Nel riproporre il tema dionisiano dell’inconoscibilità di Dio, Alberto sa di affrontare un terreno assai delicato: pochi anni prima una condanna ufficiale aveva colpito la tesi, sostenuta anche in ambienti domenicani, secondo la quale nessuno può vedere l’essenza divina. Bisognava perciò trovare un punto di equilibrio tra la consolidata dottrina teologica per la quale il fine ultimo dell’uomo consiste nella visione “faccia a faccia” di Dio e l’esigenza di salvaguardare la trascendenza e l’ineffabilità  divina. Stretto da questo duplice vincolo, Alberto riconosce la necessità  di una visione diretta di Dio, ma d’altra parte difende l’ispirazione apofatica del testo dionisiano: grazie al lumen gloriae vedremo Dio senza mediazioni in patria, ma ciò non muterà  il nostro stato creaturale, in virtù del quale egli rimarrà  sempre velut pelagus quoddam, come un mare infinito mai totalmente compreso dall’intelletto finito.

4. Meister Eckhart, Il nulla divino, Lorenzo de Medici Press, Firenze, 2019.

Frutto della penna di Eckhart, o comunque di quella di suoi diretti discepoli, maschi o femmine che fossero, i testi raccolti per la prima volta in questo volume da Marco Vannini sviluppano la tematica, assolutamente centrale nel pensiero del Meister, del nulla divino, ossia un’idea della “divinità” impersonale, priva di ogni determinazione, e dunque pensabile solo come nulla, o – meglio – impensabile, «lontana da Dio quanto il cielo lo è dalla terra». Questa paradossale concezione si spiega comprendendo che il Dio determinato in questo o quel modo, in questa o quella immagine, corrisponde agli accidentali, mutevoli, sentimenti, volizioni del piccolo ego, mentre il divino come nulla corrisponde all’essenziale, immutabile fondo dell’anima ovvero a ciò che l’uomo veramente è. È perciò la medesima operazione di distacco, che rimuove dall’anima tutto lo psichismo, a condurre sia alla beatificante scoperta della nostra vera realtà spirituale, sia alla altrettanto gioiosa esperienza del nulla divino. Tutto il resto non vale nulla, in quanto ha trovato se stesso, scrive il maestro domenicano, per indicare la beatitudine dell’uomo completamente distaccato.
(Marco Vannini)

5. Meister Eckhart, Sermoni tedeschi, Adelphi, Milano, 1985.

Contemporaneo di Dante, Meister Eckhart divise la sua vita fra la predicazione e l’insegnamento della teologia, di cui fu magister a Parigi. Come per Dante, si può dire che la sua opera abbia avuto una funzione fondatrice in rapporto a una lingua. È appunto nei suoi sermoni in volgare che la lingua tedesca appare per la prima volta innervata dai termini della speculazione metafisica, che ritroveremo sino a Hegel e a Heidegger. Si può dire che tutta la grande filosofia tedesca, a partire dal Rinascimento, persegua un continuo e più o meno occulto dialogo con Eckhart. Ma in lui la potenza della riflessione si offre quasi come un dono della sua sovrabbondante vocazione religiosa.

Con una naturalezza che non finisce di stupire, Eckhart illumina nei suoi Sermoni le immagini elementari, quelle che appartengono all’esperienza anche del più umile tra i suoi ascoltatori, e insieme le collega e articola senza perdere nulla della sua tensione speculativa. È propria di Eckhart, come dei più grandi mistici, la massima concretezza, la virtù di seguire la vita e la crescita delle immagini con l’amorosità di un giardiniere.

Ed è propria di Eckhart anche l’audacia del «distacco», la capacità di guidare la teologia negativa verso la vertigine del nulla, con un gesto radicale che ricorda certi testi buddhisti. Allora lo slancio estatico si spinge sino all’estremo desiderio di liberarsi da Dio: «Perciò preghiamo Dio di diventare liberi da Dio, e di concepire e godere eternamente la verità là dove l’angelo e la mosca e l’anima sono uguali: là dove stavo e volevo quello che ero, ed ero quel che volevo».

6. Meister Eckhart, Dell’uomo nobile, a cura di Marco Vannini, Adelphi, Milano, 1999.

I quattro trattati raccolti in questo volume – Istruzioni spirituali, Del distacco, Il libro della consolazione divina e Dell’uomo nobile – attingono alla grande tradizione medioevale, da Origene ad Agostino ad Avicenna, ma solo per introdurre il percorso originalissimo di Eckhart, proteso all’evento unico della Nascita: la nascita eterna di Dio nel fondo silenzioso dell’anima.

La virtù suprema che dispone l’anima a tale evento è il distacco, che, svuotando il pensiero di ogni contenuto, obbliga Dio a scendere in noi con la necessità di una legge fisica, allo stesso modo in cui un liquido viene attratto in un contenitore vuoto – giacché «essere vuoto di ogni creatura è essere pieno di Dio, ed essere pieno di ogni creatura è essere vuoto di Dio». E, come ammonisce Eckhart con quel forte, incandescente gesto che fa vibrare dalle fondamenta il linguaggio dei trattati: «Nulla sa più di fiele del soffrire, e nulla sa più di miele dell’aver sofferto; nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo più della sofferenza, ma nulla davanti a Dio abbellisce l’anima più dell’aver sofferto.

Il più saldo fondamento su cui può sorreggersi questa perfezione è l’umiltà, giacché lo spirito di colui la cui natura striscia quaggiù nella più profonda bassezza, si innalza in volo verso le supreme altezze della Divinità».

Chi realizza dunque questo distacco è l’«uomo nobile» di cui parla il Vangelo: come la Grande Aquila di Ezechiele, egli sale verso il Regno al di là delle forme e delle immagini e ne prende possesso, per riportarne sulla terra il nocciolo prezioso e indistruttibile.

7. Alain de Libera, Introduzione alla mistica renana. Da Alberto Magno a Meister Eckhart, Jaca Book, Milano 1999.

La “mistica renana” non si deve intendere come una corrente antintellettualistica, ma è l’esito di una teologia, cioè di un ben caratterizzato esercizio intellettuale che nasce a Colonia (1250) dall’insegnamento di Alberto Magno.

8. Nicola Cusano, La dotta ignoranza, Città Nuova, Roma, 1998.

Altissima celebrazione della ragione e della dignità dell’uomo fondata sulla fiducia nel dialogo tra Dio, l’uomo e il mondo: la fortuna postuma de La dotta ignoranza, l’opera più nota di Nicola Cusano, eminente pensatore medievale e precursore ideale di Copernico e Galilei, rende merito a un filosofo “perdente” nel suo tempo e quasi profetico agli occhi dei moderni. Una summa sella sapienza medievale e una lezione di attualità.

9. Niccolò Cusano, L’occhio mistico della metafisica, Commento filosofico di Matteo Andolfo, ESD-Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2017.

Questo volume presenta le opere più significative di metafisica e di mistica di Niccolò Cusano: La sapienza, La visione di Dio, Il non altro, L’apice della contemplazione, La filiazione di Dio. Sono profonde e coinvolgenti meditazioni sul mistero che è Dio. Di fronte a Dio l’uomo, pur professando la sua “dotta ignoranza”, può essere introdotto nella contemplazione sovrarazionale. In essa scoprirà il “non altro”, concetto chiave per avvicinarsi a Dio, scoprirà di essere figlio di Dio per sua grazia e accederà alla sapienza. Riflessioni alte e rigorose, forse tra le più mature del neoplatonismo cristiano. L’Introduzione e il Commento filosofico di Matteo Andolfo inquadrano il pensiero di Cusano all’interno del neoplatonismo, sia occidentale che orientale. E mostrano le dipendenze da Dionigi il mistico e Meister Eckhart e anche l’originalità della prospettiva anagogica, cioè dell’assumere come punto di vista l’infinito e l’eterno.

10. Angelus Silesius, Il pellegrino cherubico, Lorenzo de Medici Press, Firenze, 2018.

Medico e filosofo tedesco, di famiglia protestante ma passato al cattolicesimo e diventato prete, Johannes Scheffler (1624-1677), che assunse lo pseudonimo di Angelus Silesius (angelo della Slesia), è stato giustamente definito “versificatore di Eckhart”, ma il suo “Pellegrino cherubico” è in realtà una sintesi completa della tradizione mistica occidentale. Esso fonde mirabilmente la riflessione di origine classica, soprattutto neoplatonica, filtrata attraverso i mistici medievali tedeschi, con i motivi più profondi della pietà cristiana.

Il versante speculativo del libro è stato altamente stimato da pensatori quali Hegel e Schopenhauer, e la sua profondità psicologica ha causato l’ammirazione di psicoanalisti come Lacan. Il “Pellegrino cherubico” non è però un’opera facile: i suoi distici racchiudono spesso, nel breve spazio di due versi, concetti tra i più elevati del misticismo. La versione qui presentata, con l’accuratezza della traduzione e la ricchezza della introduzione e delle note, permette al lettore la comprensione e il godimento di questo capolavoro della poesia tedesca e di quella spirituale di tutti i tempi.

11. Blaise Pascal, Pensieri, a cura di Adriano Bausola, Bompiani, Milano, 2000.

I Pensieri sono un insieme di riflessioni filosofiche e religiose, stese sotto forma di appunti, di brevi annotazioni, di battute polemiche e, qualche volta, anche di più ampie trattazioni, che Pascal scrisse a partire del 1658. Non sono solo un grandioso affresco apologetico del cristianesimo. Essi contengono riflessioni acute, spesso impietose, sempre realisticamente aderenti, sull’uomo come è di fatto, nella sua realtà concreta.
Quest’edizione è stata curata da Adriano Bausola, per molti anni docente di Filosofia teoretica all’Università Cattolica di Milano. L’introduzione delinea il quadro culturale in cui nacquero i Pensieri e il cammino fatto da Pascal fino alla loro composizione. Le note al testo sono esplicative e non interpretative, tese a chiarire i passi più controversi e difficili. Le parole-chiave rappresentano un valido e innovativo aiuto per entrare, in profondità ma con immediatezza, nel nucleo filosofico dell’opera. Infine la bibliografia indica le maggiori edizioni e gli studi più recenti dei Pensieri. Il testo francese a fronte riproduce fedelmente l’edizione critica oggi di riferimento (J. Chevalier, Oeuvres complètes, Bibliothèque de la Pléiade), fondata sul manoscritto originale.

12. Georg W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, a cura di V. Cicero, Bompiani, Milano, 2000.

Il 28 giugno 1807 appare per la prima volta nella Bamberger Zeitung. L’annuncio della pubblicazione per l’editore Joseph Anton Goebhardt di un libro dal titolo Fenomenologia dello Spirito del dottore e professore di Filosofia a Jena G.W.F. Hegel.

L’opera – la prima della maturità – rappresenta il primo volume del Sistema della scienza che Hegel annuncia di voler scrivere. Seguiranno la Scienza della logica (1812-16), l’Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817) e i Lineamenti di filosofia del diritto (1821).

La Fenomenologia ”espone il sapere nel suo divenire”, cioè le varie tappe dell’autodispiegamento dialettico dello Spirito nella Storia. Essa comprende le diverse figure dello Spirito come stazioni del cammino mediante il quale lo Spirito diviene Sapere puro ovvero Spirito assoluto. Tale processo rappresenta, secondo Hegel, ”una scienza nuova e interessante” – classificabile come la prima scienza della filosofia – che deve subentrare al posto delle spiegazioni psicologiche e delle discussioni astratte che i filosofi sogliono fare quando indagano sulla fondazione del sapere. In ogni suddivisione fondamentale di questa scienza vengono considerate, in ordine: la coscienza, l’autocoscienza, la ragione osservativa e attiva, lo Spirito nelle sue varie forme (etico, colto, morale, religioso), per giungere, infine, allo Spirito assoluto o Sapere puro.

La presente edizione è curata da Vincenzo Cicero, studioso attento e profondo di Hegel. La sua introduzione mette in evidenza le difficoltà, il significato e i contenuti dell’opera. La ”traduzione” chiara e scorrevole intende cogliere l’andamento autentico dei pensieri hegeliani attraverso il suo ”continuum” dialettico. Un ricco ”glossario”, la ”bibliografia” e gli ”indici” analitici completano la monumentale opera. Il testo tedesco a fronte riproduce l’edizione storico-critica di riferimento a cura di W. Bonsepien e R. Heede con alcune varianti.

ECUMENISMO E MONACHESIMO

  1. Stefano Bocciolesi, L’ unità attraverso la diversità. La prospettiva ecumenica di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, Cantagalli, Siena, 2020.
L' unità attraverso la diversità. La prospettiva ecumenica di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI - Stefano Bocciolesi - copertina

“La lettura delle parole e dei gesti di papa Benedetto XVI per la promozione della costruzione dell’unità visibile della Chiesa, con il coinvolgimento pieno della Chiesa cattolica, nel rispetto e nella valorizzazione della propria identità, aiuta a comprendere quanto prioritario sia per il magistero della Chiesa cattolica il superamento dello scandalo della divisione; da questo punto di vista la struttura tematica del volume favorisce la comprensione di questa priorità che talvolta, se non sempre, sfugge a molti poiché la ricchezza e la complessità del cammino ecumenico non può essere semplificata nella formula con la quale stabilire se uno è a favore o contrario all’ecumenismo, dal momento che si tratta, così come papa Ratzinger ha mostrato nel suo magistero, di vedere come vivere la chiamata di Cristo di essere «uno», sempre e comunque.” (dalla Prefazione di Riccardo Burigana).

CAPOLAVORI SENZA TEMPO

  1. Etienne Gilson, La filosofia nel Medioevo. Dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo, BUR, Milano, 2011.
La filosofia nel Medioevo. Dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo - Étienne Gilson - copertina

In quest’opera, che può essere considerata la sua ‘summa teorica’, Gilson ripercorre la rivoluzione che ha posto le basi del pensiero occidentale. Il suo racconto restituisce la vivacità culturale – nata dall’incontro tra mondo greco, rivelazione cristiana e influenze arabe ed ebraiche – che ha formato gli intellettuali più importanti del Medioevo: da Ambrogio a Boezio, da Tommaso d’Aquino ad Alberto Magno, da Giovanni Duns Scoto a Guglielmo d’Ockham. Pensatori di cui, con una freschezza espositiva senza pari, il grande studioso illumina ed esplora le riflessioni profondamente moderne. Nasce così il ritratto di un periodo ingiustamente definito “buio”, ricco invece di fermenti e umanità: quattordici secoli di idee che hanno fatto il mondo. Prefazione di Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri.

2. Hubert Jedin (a cura), Storia della Chiesa (in 12 volumi), Jaca Book, Milano, 2006.

Storia della Chiesa - Hubert Jedin - Libro Usato - Jaca Book - Già e non  ancora. Storia Chiesa-Jedin | IBS