Da che mondo è mondo le biblioteche monastiche hanno sempre scatenato la fantasia degli uomini e delle donne, di migliaia di romanzieri e saggisti. Uno su tutti, Umberto Eco e il suo celeberrimo “Il nome della rosa”.

“Potrò aggirarmi liberamente per l’abbazia?”
“Ve ne conferisco facoltà.”
“Mi investirete di questa missione coram monachos?”
“Questa sera stessa.”
“Comincerò però oggi, prima che i monaci sappiano di cosa mi avete incaricato. E inoltre desideravo molto, non ultima ragione del mio passaggio qui, visitare la vostra biblioteca, di cui si parla con ammirazione in tutte le abbazie della cristianità.”
L’Abate si alzò quasi di scatto, col viso molto teso. “Potrete aggirarvi per tutta l’abbazia, ho detto. Non certo per l’ultimo piano dell’Edificio, nella biblioteca.”
“Perché?”
“Avrei dovuto spiegarvelo prima, e credevo che lo sapeste. Voi sapete che la nostra biblioteca non è come le altre…”
“So che ha più libri di ogni altra biblioteca cristiana. So che a petto dei vostri armaria quelli di Bobbio o di Pomposa, di Cluny o di Fleury sembrano la stanza di un fanciullo che appena si inizi all’abaco. So che i seimila codici che vantava Novalesa cento e più anni fa sono poco a petto dei vostri, e forse molti di quelli sono ora qui. So che la vostra abbazia è l’unica luce che la cristianità possa opporre alle trentasei biblioteche di Bagdad, ai diecimila codici del visir Ibn al-Alkami, che il numero delle vostre bibbie eguaglia i duemilaquattrocento corani che vanta il Cairo, e che la realtà dei vostri armaria è luminosa evidenza contro la superba leggenda degli infedeli che anni fa volevano (intimi come sono del principe della menzogna) la biblioteca di Tripoli ricca di sei milioni di volumi e abitata da ottantamila commentatori e duecento scribi.”

Nella mente di Eco che l’ha descritta nei minimi particolari, c’era chiaramente un luogo da lui visitato durante la stesura delle pagine del bestseller: la Stiftsbibliothek di San Gallo, la biblioteca all’interno della celebre abbazia benedettina svizzera vicina al Lago di Costanza e fondata dall’omonimo santo seguace di san Colombano. Con oltre 1.200 anni di storia, è considerata una delle più importanti biblioteche del mondo, tanto da essere stata inserita dall’Unesco nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, insieme all’intero complesso abbaziale naturalmente.
La biblioteca custodisce 150.000 tra libri e manoscritti antichi, alcuni rarissimi e di enorme valore: si contano all’incirca 2.100 codici miniati, come quelli a cui lavoravano i monaci nel romanzo di Eco.

Proprio per via dei testi che vi si possono trovare, sono tantissimi gli studiosi che la visitano e ne consultano i volumi ogni anno. I libri vanno dalla paleografia alla storia dell’arte, dalla musica alla letteratura, dalla filologia latina e germanica alla storia del diritto e della medicina, dalla teologia alle scienze. Insomma, tutto lo scibile umano è contenuto in questo scrigno di cultura.

Ad aprile 2019 è stata inaugurata l’esposizione permanente “Meraviglia della tradizione”. Il progetto dell’abbazia di San Gallo e l’Europa nell’alto Medioevo, dedicata all’unica pianta architettonica ancora conservata risalente a prima dell’anno Mille e alla vita monastica dell’epoca. Il documento carolingio, realizzato tra gli anni 819 – 825 sull’Isola di Reichenau, rappresenta il piano originale dell’Abbazia di San Gallo, e si dice che abbia ispirato Umberto Eco nella stesura del suo libro forse più famoso. Prima di visionare il documento, esposto per la prima volta nella sua forma originale, i visitatori sono introdotti alla visita con un video multimediale, che li farà sentire catapultati all’interno di una vera abbazia dell’alto medioevo, tra dormitori, refettorio e aree di preghiera.

La storia dell’abbazia e della biblioteca è antichissima e risale all’anno 612, quando il monaco irlandese Gallo si ritirò nella valle superiore dello Steinach, nella Svizzera orientale, per condurre una vita da eremita. Negli anni, attorno a lui, si radunarono alcuni discepoli, ma fu nel 719 che l’abate Otmar trasformò il luogo in un monastero.
L’introduzione della Regola benedettina avvenuta nel 747, che obbligava i monaci a letture quotidiane, gettò le basi per la creazione dell’attuale biblioteca, attorno alla quale ben presto si costituì anche una scuola di scrittura (lo scriptorium).

Nel corso dei secoli la biblioteca si è ampliata, sulla base appunto di una mappa chiamata “pianta di San Gallo”. La pianta descrive una completa abbazia benedettina, comprese le chiese, le abitazioni, le stalle, le cucine, i laboratori, la distilleria, l’infermeria e un edificio impiegato per i salassi. Questa pianta non fu mai veramente replicata, ma il sito attuale non è molto diverso dalle intenzioni.

Tuttavia, la piantina, realizzata in pergamena e tuttora conservata all’interno della biblioteca di San Gallo, fu considerata la struttura ideale di un’abbazia benedettina e venne presa a modello da molti altri monasteri. Per la Svizzera è uno dei documenti più importanti che esistano.

È un viaggio emozionante nella storia, nella letteratura e nell’arte quello che si fa quando si visita la Stiftsbibliothek di San Gallo. Con la mente che va ad un’altra citazione di Eco: “La biblioteca è un labirinto: potreste entrare e non ritrovare più l’uscita”.

Foto: la Stiftsbibliothek di San Gallo

grazie a: Sì Viaggia

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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