Nel 1955 la rivista inglese Times pubblica un dibattito sul possibile percorso effettuato dal condottiero cartaginese Annibale, durante la seconda guerra punica. Nel libro dello stesso anno, Alps and Elephants: Hannibal’s March, lo studioso Gavin de Beer elenca dodici probabili itinerari della spedizione, tratti da trenta differenti volumi sull’argomento. Annibale nel 218 A.C., ha infatti attraversato le Alpi, con circa centomila soldati e 37 elefanti nordafricani, senza lasciare dati certi sul tragitto prescelto. Nel 1956 lo studente di ingegneria di Cambridge John Hoyte, in compagnia di tre amici, scala le Alpi dalla Francia all’Italia in cerca del sentiero battuto dall’esercito cartaginese, più di duemila anni prima. Hoyte, suggestionato dalla diatriba accademica e animato dalla passione per storia ed escursionismo, negli anni successivi pianifica una seconda spedizione alpinistica, con l’obiettivo di ripercorrere, con un pachiderma, la celebre impresa di Annibale.

Nel 1959, l’ingegnere. Dopo aver contattato i consolati britannici di Lione, Ginevra e Torino, ottiene in prestito dallo zoo di Torino, Jumbo, un’elefantessa indiana di 11 anni di età e di 2,6 tonnellate di peso. Reclutato l’animale, Hoyte mette insieme una squadra di otto membri, almeno in parte provenienti dall’Università di Cambridge. L’impresa riceve il sostegno da parte dello zoo di Torino, delle assicurazioni Lloyd’s di Londra e della rivista Life Magazine, che dedica alla spedizione uno speciale di numerose pagine. I ricercatori vorrebbero ribattezzare l’animale Hannibella, ma l’elefantessa risponde solo al suo nome originario. E così in compagnia di Jumbo, munita di stivali e cavigliere per i tratti più difficili e duri e di un cappotto per i momenti più freddi , la “ British Alpine Hannibal Expedition” prende il via. La squadra parte da Montmelian, tenta di raggiungere il Colle Clapier ma a causa di una frana è costretta a tornare indietro e a cambiare percorso.

Hoyte ed i suoi compagni di avventura valicano le Alpi passando dal Colle del Moncenisio, seguendo l’ipotesi sostenuta da Napoleone in persona. Nonostante l’elefantessa venga nutrita con 118 chilogrammi di fieno, mele , pane e carote al giorno, perde 230 chilogrammi durante il tragitto, ma dopo dieci giorni di viaggio fa il suo ingresso trionfale a Susa. In occasione dei festeggiamenti per il successo dell’impresa, Jumbo mangia una torta e beve una bottiglia di Chianti, tra le risate dei presenti. La canzone intonata più spesso dai ricercatori lungo la traversata è “Walkin’ my Baby Back Home”, un brano del 1930 di Roy Turk , divenuto celebre nella versione di Nat King Cole. E in effetti la squadra riporta a casa il “ cucciolo”, e conclude nell’entusiasmo generale un’esperienza unica nella storia. Nel 1960 Hoyte effettua il resoconto dell’iniziativa , lo correda con simpatici disegni e lo pubblica con il titolo di “Trunk Road for Hannibal- With an Elephant Over the Alps”.

Le notizie su questa impresa sono state attinte dal sito di John Hoyte e dalla rivista Life.

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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