E’ nel 1570 che Giovan Vettorio Soderini parla per la prima volta di “ Wermuth” e lo definisce “ un vino d’assenzio di rosmarino e di salvia, in uso in Germania ed in Ungheria.”
Ma la storia dei vini aromatizzati risale ai tempi assai più antichi, certamente all’epoca preromana, in cui l’assenzio, o erba artemisia era utilizzato con finalità medicinali. Nel I° secolo anche il gastronomo Marco Gavio Apicio, nel suo libro di cucina De re coquinaria, cita l’absinthiatum, una bevanda prodotta con assenzio, cannella, mirto e zafferano, assai amara e servita come digestivo.
La storia della bevanda, prende l’avvio nel 1500,quando Emanuele Filiberto di Savoia, appassionato di alchimia e amante dell’assenzio, sposta a Torino la capitale, e si snoda lungo i successivi tre secoli in cui la storia del regno sabaudo si intreccia con quella degli spezieri e i vini aromatizzati prodotti a Torino, acquisiscono diffusione e fama, sino a costituire una eccellenza famosa in tutta Europa.
E’ a Torino la prima Università dei Confetturieri e degli Acquavitai, che nel 1739 rilascia ai propri allievi il titolo di “ maestro”, grazie al quale è possibile esercitare la professione di liquorista, ed è sempre a Torino che nel 1786 Antonio Benedetto Carpano aromatizza vini di pregio con una miscela di erbe e utilizza per la prima volta lo zucchero, rendendo così la bevanda particolarmente gradevole.
Anche nel secolo successivo Torino si conferma capitale del Vermouth: il Regio Decreto Industriale del 1840 censiva in città, più di 30 liquoristi e vermouthisti. Sono gli anni in cui il vino aromatizzato si diffonde anche nelle classi sociali elevate, le erbe più amare sono mitigate da spezie, l’uso dello zucchero alimenta la piacevolezza della bevanda.
I primi sono i francesi a realizzare un vino con la china e lo zucchero,per somministrare in modo accettabile il chinino ai soldati in servizio nelle colonie.
Ma è tutta italiana, anzi piemontese, l’idea di porre in infusione la china, le altre spezie e lo zucchero in un vino nobile come il Barolo. Giulio Cocchi, ad Asti, nel 1891 chiama questo vino Barolo Chinato, e ne avvia la produzione e la commercializzazione.
La creazione nel 1853 della ferrovia Torino-Asti-Genova, dà al commercio un impulso notevolissimo, le fabbriche utilizzano le strade ferrate, Genova e il suo porto diventano crocevia anche per le spezie destinate al Vermouth che arrivano dall’estero, e per il prodotto finito che parte per i nuovi mercati. Sulle etichette delle più importanti aziende, come Gancia e Martini, è addirittura raffigurato un treno stilizzato.
Ha inizio in quegli anni di fine secolo un trentennio d’oro che si interromperà solo con la prima guerra mondiale. Il Vermouth è sinonimo di aperitivo, incontro, convivialità, accessibile a tutte le classi sociali.
A fine giornata, nella elegante e operosa Torino c’è l’ora del Vermouth!
Fonte: F. Piccinino – Il Vermouth di Torino. Storia e Produzione del più famoso vino aromatizzato.