All’estremità occidentale della piana di San Nicolao, si trovano a poca distanza dalla massa rocciosa delle Scale, sul percorso che venne utilizzato sino al 1752, due distinte cappelle, importanti nella loro fattispecie, intitolate rispettivamente a San Maurizio ed a San Nicolao.

La prima, il più delle volte non menzionata negli studi o citata come di San Maurizio e Lazzaro, si trovava ad una cinquantina di metri dal piede delle Scale. La Cappella, costruita dalla comunità di Lanslebourg in onore del patrono della Savoia,datava come costruzione al periodo medievale; posta a fianco della strada, segnava il secolare limite amministrativo tra Savoia e Piemonte. Accanto ad essa era ricordata la presenza di una croce sulla quale ..si pubblicavano ed affiggevano d’ordine del Senato di Savoia contro gl’assenti del Ducato le copie pria che fossero state publicate le Reggie costituzioni… Inoltre, in quel luogo avveniva la consegna dei prigionieri traslati tra le diverse amministrazioni…. la famiglia di giustizia di Savoia quelli conduceva sino al detto posto, ed ivi rimetteva li prigionieri alla famiglia di giustizia del Piemonte, et viceversa…

La Cappella, che sussisteva ancora all’inizio del XVIII secolo, venne distrutta nel corso delle guerre di Successione di Spagna; nel 1730 se ne scorgevano solo più le fondazioni con pianta circolare.

Ma se della Cappella di San Maurizio si è persa oltre che la memoria anche la traccia, quella intitolata a San Nicolao sussiste ancora, pur dimostrando il peso dei secoli e l’incuria degli uomini.

L’importanza fondamentale di tale costruzione è che risulta essere l’unica testimonianza materiale, che oggi sussista nell’area del Moncenisio, di una struttura probabilmente medievale.

Sin dal 1418 siamo a conoscenza dell’esistenza nella piana di San Nicolao di un piccolo ospedale, indipendente dall’Ospizio di Santa Maria posto sulla piana del Moncenisio, rifugio dei viandanti prima della salita delle Scale. Il 19 settembre di quell’anno, in occasione del passaggio del colle da parte del papa Martino V, si trovava a rendere omaggio al pontefice l’eremita fra Giovanni Malabaila, citato in un documento del 1432 quale “rectori hospitalium montis Cenisij”, cioè dell’ospedale di San Nicolao. Tale edificio, come il similare esistente sul versante di Lanslebourg retto da frate Agostino, al momento della venuta del pontefice necessitava di varie riparazioni. Inoltre, sempre in tale occasione i due eremiti indirizzarono al Pontefice una supplica affinchè concedesse una indulgenza a tutti coloro che avessero offerta un’elemosina all’ospedale o alla Cappella di San Nicolao. Il piccolo Ospedale è probabile che non durò a lungo, fatalmente fagocitato nel suo ruolo dal più organizzato Ospizio di Santa Maria. La Cappella invece durò ancora come tale fino al settecento: la troviamo infatti menzionata in alcune carte sia come semplice toponimo, sia raffigurata a lato della strada reale.

La struttura della cappella è semplicissima: in pianta, un unico vano rettangolare che termina in un’abside semicircolare; il tutto con dimensioni ridotte all’essenziale. Esternamente la lunghezza, comprensiva dell’abside è di metri 7,90, mentre la larghezza è di metri 4,90, l’altezza in centro volta è di circa metri 2,25. Manca completamente di un qualsiasi elemento decorativo.

La Cappella presenta l’abside con l’altare rivolto verso oriente, posizionamento che potrebbe collegarsi alle più radicate ed antiche tradizioni del Cristianesimo.

Nell’interno, illuminato da una sola finestra posta sul lato meridionale, a fianco dell’altare, si è conservata traccia di intonaco.

Dell’altare, che occupava gran parte dell’abside, si è preservata solo più la struttura muraria di base; mentre l’unico elemento, probabilmente appartenente all’edificio sacro, è un bacile in pietra, a terra di fronte alla Cappella, usato dagli animali della margheria come abbeveratoio.

Sarebbe quanto mai auspicabile un intervento anche solo conservativo, se non di restauro.

Tratto da: Una strada per il Moncenisio – di Pier Giorgio Corino e Livio Dezzani, Editore Melli.

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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