La nonna Ernesta si sposò per la prima e unica volta, all’età, alquanto avanzata per allora, di oltre trent’anni e per di più, ( altra particolarità molto strana per l’epoca) con un uomo di quattro anni più giovane di lei.

Era arrivata al limite, quasi fuori tempo massimo, come al giro d’Italia. Era la maglia nera delle spose italiane. Ricordava lei stessa che le fanciulle che non trovavano marito entro i trent’anni erano considerate “ brinde ‘d vin brusch”, cioè brente di vino acido, il corrispondente piemontese di “ zitelle inacidite”.

Coloro che non si erano accasate entro la fatidica soglia dei trenta, erano condannate quasi inesorabilmente allo zitellaggio: diventavano cioè da “ Tòte” (signorine), appetibili partiti per i maschi ruspanti di allora, “ toton”, letteralmente “ signorinone ”, zitellone sempre più vecchie condannate ad accudire la mamma ( normalmente vedova). Non c’era praticamente possibilità di ripescaggio: le caterve di attempati single ambosessi che calcano allegramente adesso le piste da ballo, ritratte senza pietà nella loro agghiacciante goffaggine da una miriade di televisioni private, non erano allora neppure immaginabili. Nelle succitate sale si cucca che è un piacere: si inizia col valzer lento e la “bachata” si continua col viagra e poi chissà, da cosa nasce cosa. Recentemente, sono poi state organizzate addirittura riunioni finalizzate alla conoscenza reciproca con uomini e donne che si approcciano per la prima volta in separè ed hanno 5 o 10 minuti per sparare le loro cartucce di seduzione e appeal e colpire la controparte, dopodiché Big Ben ha detto stop, il cronometro decreta la fine del match per farne poco dopo iniziare un altro . Questo si che è progresso!!

Allora,invece, l’unica speranza per le ex fanciulle era ,(visto che la civile istituzione del divorzio fu introdotta nel nostro paese solo nel 1974), un “vuoto a rendere”, per lo più vedovo che ne cogliesse le virtù sfiorite, evitando loro la triste fine del “ toton”: presentato nel salotto buono alla madre, fra un bicchierino di rosolio e una bignola, poteva darsi che l’occhio della vegliarda si illanguidisse alla vista del signore (e/o del suo portafoglio). E così il “ toton” ( possibilmente con mamma al seguito) rientrava nel mondo per la porta di servizio e diventava ” madamin”.

Tratto da: U. Revello – A va bin parei – detti che fra un po’ non saranno più detti –

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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