Chiunque passi per Novalesa non può fare a meno di notare le tante porte, portoni e finestre di legno ancora presenti in molte case, stalle, grange ed in altri edifici rurali. Sono sicuramente tra i segni più distintivi della vita che fu nell’antico borgo ai piedi del Moncenisio, oserei dire che si tratti addirittura di un simbolo identitario del paese. Dietro quelle porte si sono svolte, o si svolgono ancora, le attività principali della popolazione di Novalesa, guardandole si immagina facilmente la fatica di un lavoro non certo comodo e sicuro e la durezza della vita quotidiana dei secoli passati nei territori montani.

Alcune di queste porte sono veramente molto antiche, mi dicono seicentesche e settecentesche, altre più vicine nel tempo, sono in genere molto belle nella loro semplicità, alcune purtroppo sono malandate. Sarebbe bello valorizzarle in qualche modo proprio per il loro intrinseco significato identitario e perchè incuriosiscono più di altri elementi il turista e il pellegrino di passaggio lungo la Francigena. Pochi anni fa alcuni abitanti di Novalesa, con doti artistiche e gusto per il bello, dipinsero con immagini del paese, o che richiamassero in qualche modo la vita e le abitudini del territorio, le antiestetiche casse che ricoprono i contatori delle utenze domestiche collocati lungo le vie del centro. Una idea semplice, ma molto creativa e soprattutto utile. Si potrebbe pensare per le porte di legno una iniziativa di recupero e valorizzazione. Un progetto per censirle, catalogarle e, nei limiti del possibile, tutelarle per inserirle in un percorso di visita al fine di conoscerle meglio.

Si fa oggi un gran parlare di “borghi più belli d’Italia”, con sondaggi e referendum sul web per votare questo o quel paese. Ma non tutti hanno le carte in regola per diventarlo perchè bisognosi di restauro. Molte volte si parte da piccole operazioni di recupero che poi nel tempo portano ad interventi sempre più importanti che creano almeno la consapevolezza di avere un patrimonio storico e architettonico di rilievo. Perchè, come recita l’adagio, il bello educa….

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.