Per scoprire e approfondire una grande opera di ingegneria idraulica e il personaggio leggendario che, all’ombra dei Denti di Chiomonte, la costruì, riprendiamo un articolo di Aldo Molino pubblicato su Piemonte Parchi, vedere in calce all’articolo il link.

Il Gran Pertus, grande buco in piemontese, è la galleria artificiale che by-passando la cresta dei ” 4 Denti” porta le acque del vallone di Tiraculo all’arido versante di Cels e di Ramat, borgate di Chiomonte, in Valle di Susa. La straordinarietà di quest’opera di ingegneria idraulica è l’epoca in cui fu realizzata (prima metà del ‘500) e la quota a cui si trova, 2000 m s.l.m. circa. Secondo le carte conservate negli archivi, l’autore dell’opera fu un certo Colombano Romean, scalpellino residente in Francia, ma originario di Chiomonte che dietro congruo compenso prese in appalto l’opera.

Molto probabilmente esistevano in loco già da tempo (si dice dal 1300) altre canalizzazioni probabilmente simili a quelle ancora esistenti e ripristinate di recente a Oulx, la cui funzionalità era continuamente messa a rischio da valanghe e frane, obbligando ogni anno i frazionisti a faticosi lavori di ripristino. In otto anni di lavoro dal 1526 al 1533, scavando con mazza e scalpello al ritmo di 20-30 cm al giorno, Romean traforò la montagna completando il canale lungo oltre 500 m. Quello che stupisce non è tanto il lavoro in quanto tale, ma le difficoltà tecniche che dovettero essere affrontate come illuminazione, areazione, smarino e soprattutto il mantenimento della direzione e della giusta pendenza con la scarsa tecnologia disponibile. A quasi 500 anni dalla suo completamento, il Pertus continua egregiamente a svolgere il suo compito e rappresenta una interessante meta escursionistica.

Perché oggi come allora al Traforo della Thulliè (altro nome dell’opera) ci si arriva soltanto a piedi o dalle Grange dell’Amburnet mediante un tortuoso e ripido sentiero nel bosco di oltre 600 m di dislivello o più avventurosamente dalle Grange della Valle mediante un percorso a mezza costa ripristinato recentemente e segnalato come Sentiero balcone della Val di Susa. Quest’ultima escursione presenta dislivelli più modesti ma necessita di qualche precauzione attraversando nell’ultimo tratto ripidissimi pendii prativi.

Alle Grange della Valle (1745 m) ci si arriva percorrendo la stretta strada asfaltata che sale in circa 8 Km lasciando a sinistra la ex militare per il forte Pramand e transitando da Eclause. La via si stacca dalla Statale in cima ai tornanti di Serre la Voute. Un ampio slargo poco prima del termine dell’asfalto consente un buon parcheggio. A piedi si attraversa il ponte e si lascia a sinistra lo sterrato che conduce nel Vallone del Niblè e al vicino Rifugio Marianina Levi (d’estate servizio di alberghetto). Trascurate le indicazioni per la Via dei Valdesi, che nel 1698 durante il Glorioso Rimpatrio scesero alle Grange provenienti dal Monte Clopacà, si attraversa la borgata che è molto più grande di quanto non sembri passando accanto alla chiesa e seguendo i segnavia bianchi e rossi e le sbiadite targhette del Sentiero Balcone. Giunti alla fine (tendere verso il basso) si segue il viottolo che sale in direzione della baita ristrutturata un po’ discosta dalla borgata e addossata a un masso e alla curva. Si imbocca il sentiero segnalato che entra nel bosco dapprima in salita poi in discesa. Si attraversa un primo ruscello e poco oltre un secondo. Si continua ora a mezza costa, si supera un grosso masso con alla base una sorgente e poco oltre si trovano le indicazioni, che si trascurano per la Cima del Vallone (traccia poco evidente). Il sentiero stretto ma ben tracciato supera ancora un vallone e risale nel lariceto sino a sbucare a una curva della strada di servizio che da San Colombano conduce all’alpeggio di Brun.

Si continua lungo la pista che taglia il versante boscoso pietroso. Si supera quindi una cancellata e si raggiunge l’Alpe Clot di Brun (1905 m, 1 ora). Si effettua il tornante della strada e si passa così accanto a una fontana che un avviso ci dice essere “Acqua non controllata”, cioè se ti viene mal di pancia l’USL non ne risponde. Lasciate le baite a sinistra (notare come presentino il tetto a un solo spiovente per opporre meno resistenza a eventuali valanghe) si svolta a destra passando di fronte alla stalla moderna. Trascurato il sentiero che sale ripido a sinistra della stessa si continua diritto nella radura e si rientra nel bosco. A un primo tratto su di un terrazzo segue un mezza-costa e quindi una ripida salita che conduce a un costolone franoso con molti alberi divelti. Lo si risale per un tratto ripidamente, poi si piega a destra e aggirato un costolone si affronta il lungo mezza-costa al cospetto della dorsale che scende dai “4 Denti”. Si attraversano un paio di avvallamenti, una zona di pietraia e ancora una striscia di bosco. Si tagliano dei ripidi prati che in basso precipitano con balze rocciose e si sale ad aggirare un altro costolone (radi larici). Ancora un tratto a mezza costa e si giunge di fronte al Pertus (un’ora). Con adeguati mezzi di illuminazione e un alto paio di stivali si può percorrere il condotto sino a sbucare dall’altra parte. Meglio però affidarsi alle visite guidate organizzate periodicamente dal CAI locale o dall’Ecomuseo con sede a Salbertrand che da Romean prende il nome. Dalla galleria un sentiero sale agevolmente in diagonale e in circa 15 minuti permette di raggiungere la cima dei “4 Denti” (2106 m). Il ritorno avviene lungo il medesimo percorso dell’andata.

Tratto da: Aldo Molino, “Il sentiero balcone della Val di Susa: da Grange della Valle al Gran Pertus”, http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/territorio/sentieri-provati/item/539-il-sentiero-balcone-della-val-di-susa-da-grange-della-valle-al-gran-pertus

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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