Tra le tante chiese della Val di Susa, la parrocchiale di Santo Stefano a Novalesa sicuramente svetta per bellezza e ricchezza di tesori custoditi. E’ situata nel cuore dell’antico borgo, lungo la via Maestra. Le prime notizie relative ad essa risalgono al XIII secolo quando era dipendente dalla vicina abbazia dei S.S. Pietro e Andrea e officiata dai monaci stessi.

Sul sedime del primitivo edificio, di cui si sa poco, venne edificato nel 1694 quello attuale. Dell’antica chiesa si conserva, seppur modificato nella sezione terminale, il campanile e parte della muratura della fiancata orientale. All’interno vengono conservate numerose testimonianze d’arte che la rendono, come già detto più sopra, uno dei più significativi e ricchi monumenti ecclesiastici della Val di Susa.

L’interno si presenta a navata unica con volte a botte, conclusa da un’abside poligonale. Una serie di lesene disegnano tre campate e separano la navata dall’area presbiteriale. Quest’ultima è dominata dall’altare marmoreo settecentesco.

L’area dell’abside ospita il bel retable ligneo seicentesco realizzato da maestranze lombardo-piemontesi nel quale si colloca il raffinato dipinto raffigurante il Martirio di Santo Stefano, attribuito al pittore di Cherasco Sebastiano Taricco. Sulla struttura campeggia lo stemma di Giovanni Battista Isnardi de Castello di Caraglio, abate commendatario dell’Abbazia di Novalesa dal 1685 al 1728, ministro di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (1644-1724).

Sempre nell’area presbiteriale, in una nicchia posta sul lato sinistro, si conserva uno dei manufatti più antichi custoditi nella parrocchiale, l’urna reliquiario di Sant’Eldrado. Si tratta di un capolavoro di oreficeria mosano-renano, databile al XII secolo e assimilabile a manufatti di analoga provenienza conservati nel tesoro della abbazia di Saint Maurice d’Agaune nel Canton Vallese in Svizzera. Sulla cassa sono raffigurati S. Pietro, S. Eldrado, la Vergine e gli Apostoli.

Urna di Sant’Eldrado, particolare

Di fronte, in una nicchia dall’altra parte dell’abside, troviamo un reliquiario ligneo del XVIII secolo contenente le reliquie di Santa Sara e di santi martiri.

La navata è dominata in alto dal bel Cristo Crocifisso ligneo databile alla fine del XV secolo e assimilabile agli analoghi manufatti conservati presso la Cattedrale di San Giusto a Susa e le parrocchiali di Venaus e Bussoleno.

Sempre nella navata è visibile, sull’altare di destra, il raffinato polittico di fine Quattrocento attribuito al tolosano, ma residente ad Avigliana nel 1462, Antoine de Lonhy, raffigurante in basso al centro la Natività con i Santi Arnulfo ed Eldrado che presenta il committente, identificato come il conte Andrea Provana di Leinì (1520 circa-1592). Capitano Generale e Grande Ammiraglio del Ducato di Savoia, si può considerare il fondatore della marina sabauda. Partecipò alla battaglia di Lepanto. E’ sepolto nella cappella di famiglia a Frossasco; vedere: https://www.monastica.eu/2021/12/09/storia-andrea-provana-di-leini/ . La famiglia Provana di Leinì è inoltre stata molto importante per la storia di Novalesa per aver mantenuto per secoli la commenda dell’abbazia. In alto, troviamo al centro la Resurrezione di Cristo con i S.S. Pietro e Paolo.

Nella chiesa si conservano inoltre cinque dipinti tratti dai depositi del Musée Napoleon (futuro Louvre) e donati nel 1805 da Napoleone Bonaparte a dom Gabet, allora abate dell’Abbazia di Notre-Dame de Tamié e soprattutto priore dell’Ospizio del Moncenisio. Successivamente i quadri furono traslati nella abbazia di Novalesa e in seguito portati presso la parrocchiale quando il cenobio novalicense fu soppresso dopo l’entrata in vigore delle leggi Siccardi.

A sinistra, adiacente al presbiterio, è visibile la Deposizione dalla Croce attribuita alla bottega cremonese di Giulio Campi (1502-1572), copia di Vincenzo Campi (1563-1591). L’opera originale si trova nella chiesa di San Siro a Cremona, mentre il cartone preparatorio è conservato all’Accademia Albertina di Vienna. Il quadro si trovava a Parigi presso l’Ospizio della Pietà o della Misericordia voluto dalla Regina di Francia Maria dè Medici (1575-1642), moglie di Enrico IV (1553-1610).

Di fronte è visibile la Crocifissione di San Pietro, copia caravaggesca del 1601.

Nell’area del presbiterio si conserva l’Adorazione dei Magi, scuola di Rubens, bottino di guerra di Napoleone Bonaparte. La tela in origine era a Colonia presso il palazzo del Principe Elettore del Palatinato.

A destra del presbiterio è presente l’Adorazione dei pastori di François Lemoyne (1721), pittore di corte di Luigi XV. Questa tela si trovava a Parigi presso la chiesa di San Rocco.

Tornando al centro della navata, sull’altare di sinistra è collocata una tela raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena, (1700). E’ opera dei pittori Dufour, originari della Savoia. L’ultimo pittore della famiglia Dufour è stato Laurent Guillame Cajtan (1682-1734), figlio di Pierre Dufour, morto nel 1702.

All’interno della nicchia di sinistra si nota una Vergine con Bambin Gesù della seconda metà del XVIII secolo. Al di sopra una tela raffigurante San Bernardo abate che dialoga con il Cristo, proveniente dall’abbazia di Novalesa.

Di fronte vediamo la Deposizione dalla Croce di Cristo, replica da un originale di Dirck van Baburen del XVII secolo.

Il fonte battesimale a destra dell’ingresso risale al XVIII secolo. A sinistra dell’ingresso è stata recentemente posizionata una targa a ricordo dei due passaggi a Novalesa di papa Pio VII a principio Ottocento: vedere https://www.monastica.eu/2022/03/06/novalesa-e-pio-vii-il-papa-che-tenne-testa-a-napoleone/

All’esterno, non si può non notare il bel portale risalente al 1684. In adiacenza alla chiesa sorge la Cappella del SS. Sacramento, già esistente nel 1597. Rimaneggiata nel Seicento, nella prima metà del Settecento venne aggiunta la copertura a portico. Oggi ospita il museo di arte sacra. Tra la chiesa e la cappella è ben visibile l’affresco con le virtù, la cavalcata dei vizi e le pene infernali. Sono dipinti settecenteschi che riprendono un tema iconografico tipico del medioevo e assai ricorrente nelle Alpi Occidentali tra Piemonte, Savoia e Delfinato. Sulla parete esterna, volta ad Oriente, della chiesa, quella più antica, si scorgono tracce di affreschi tardo medievali.

Foto in copertina: Polittico di A. De Lohny

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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