Si tratta di uno straordinario affresco ritrovato nella facciata di una casa in via Maestra a Novalesa sotto una improvvida tinteggiatura, che comunque non ha danneggiato la pellicola pittorica, eccezionalmente ben conservata.

Il santo eremita è raffigurato in piedi con il classico saio marrone, il bastone con la campanella e in mano un libro. Il suo volto corrucciato è reso con tratti essenziali, di grande forza espressiva.

I colori vivi dell’incarnato contribuiscono al realismo dell’immagine.

La vigorosa espressività, la forte caratterizzazione fisionomica, il disegno potentemente sintetico ma anche attento ai dettagli, i vividi colori, trovano confronti puntuali nell’opera di un artista che operò a Susa, nella chiesa abbaziale di San Giusto, verso la metà del Quattrocento.

Si tratta dell’autore delle vigorose figure di Profeti, Osea, Zaccaria, Isaia e Malachia, scoperte alcuni anni fa in un sottarco sul fianco sud dell’attuale cattedrale. I personaggi biblici sono ritratti a mezzo busto entro clipei di un color rosso vivo ritrovato intatto, così come i luminosi toni di giallo-ocra, bianco, azzurro e verde acqua che caratterizzano le vesti.

Il confronto tra i Profeti di Susa e la corrucciata immagine del Sant’Antonio Abate di Novalesa sembra confermare trattarsi di uno stesso artista, che è anche l’autore delle frammentarie Storie di san Mauro ritrovate a Susa, purtroppo assai consunte, sulla parete della cattedrale attigua all’arco con i Profeti.

Si tratta di un originale seguace di Jaquerio, identificato con “il maestro di Lusernetta”, così detto dagli affreschi realizzati nella chiesa cimiteriale di tale località del Pinerolese.

Allo stesso pittore sono stati inoltre attribuiti da Giovanni Romano gli affreschi di Auron, nell’antica Contea di Nizza, datati 1451. Al medesimo maestro si può riferire il Martirio di san Sebastiano recentemente scoperto, con altre raffigurazioni frammentarie, sul fianco destro della parrocchiale di Sant’Antonino.

La scoperta dell’immagine di Sant’Antonio Abate sulla facciata di una casa della via Maestra di Novalesa è avvenuta nell’ambito del restauro di un affresco con lo Scudo sabaudo, che si intravedeva sull’angolo della stessa casa, anticamente offerto alla vista di chi scendeva a Novalesa dal Moncenisio. Il coloratissimo affresco, purtroppo molto consunto nella parte inferiore, rappresenta lo scudo crociato sabaudo sormontato dall’elmo dalla foggia cosiddetta ” a gola di rospo”, con cimiero leonino, accompagnato da nodi di Savoia e dal motto FERT.

I nodi sabaudi, disegnati con segno energico e dinamico, terminano con nappe che richiamano una coda leonina. Piena di energia e di forza ferina è la stessa testa del leone.

Come è stato osservato da Luisa Gentile, i dati iconografici suggeriscono una datazione intorno alla metà del Quattrocento. Tale datazione corrisponde a quella dell’affresco con Sant’Antonio, che fu realizzato contestualmente allo stemma sabaudo, come mostra la continuità delle due “giornate” di intonaco affrescato, insieme con i dati materici, cromatici e stilistici.

Tratto da: palina informativa

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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