Il Colle del Moncenisio, dove si trova la diga, è un ambiente di notevole bellezza e mistero, molto frequentato da motociclisti, automobilisti ed escursionisti poiché il lago nasconde sotto le sue acque i resti di un passato molto lontano. Resti che, a causa del basso livello delle acque dovuto alle condizioni climatiche unite allo svuotamento del lago, riemergono per qualche settimana, per poi essere nuovamente sommersi fino all’anno successivo.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, alla riapertura del colle dopo la stagione invernale, il livello dell’acqua è bassissimo, così, se la diga ha cancellato la storia, ogni anno è possibile riviverla.

Il momento più spettacolare arriva ogni 10 anni, in occasione dello svuotamento totale, una manutenzione completa imposta dalla legge con cadenza decennale: la prossima sarà nel 2026.

Il Ponte rosso e il Vecchio Ospizio sono sicuramente i simboli più significativi di questo passato che riemerge dalle acque. Un tempo la strada italiana, la S.S. 25, proseguimento del “ Corso Francia” costruito da Vittorio Amedeo II nel 1711 con inizio a Torino da Porta Segusina, era proprio al livello dell’attuale lago.

Il Ponte Rosso superava le vecchie dighe e conduceva all’Ospizio, ormai poco identificabile, mentre la strada è ancora ben visibile. L’Ospizio fu fondato da Ludovico il Pio tra il secondo ed il terzo decennio del IX secolo, con lo scopo di dare ospitalità a pellegrini e viandanti. Napoleone lo fece ricostruire poiché fu danneggiato dalla guerra tra francesi e piemontesi, e ne destinò una parte a caserma, Nel 1837 i monaci lo abbandonarono del tutto, lasciandolo così solo ad uso civile.

Con la costruzione della diga negli anni’60 fu raso al suolo e i resti furono annegati nell’invaso; nelle vicinanze permangono ancora alcuni resti dell’antica foresta di larici, piantati dai monaci nell’800. Unica zona alberata presente sul piano del Moncenisio, il lariceto venne abbattuto dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, per essere utilizzato come combustibile.

Si scende nell’invaso fangoso del lago dal Plan des Fontainettes e la prima diga che si incontra, di più recente costruzione, si trova vicino ai resti del Ponte Rosso e del fossato anticarro fatto costruire durante gli anni della guerra. Si prosegue verso una seconda e poi una terza, la più spettacolare, la prima ad essere costruita, di forma semicircolare, in muratura a secco. Qui, emergono gli argani per l’apertura delle saracinesche, di cui si riesce ancora a leggere il nome della ditta costruttrice: “Officine Savigliano”.

Insieme a queste opere civili si trovano i fortini da cui i soldati presidiavano il valico, i Bunker utilizzati durante la seconda guerra mondiale, il Forte Gatto , costruito da Napoleone e i resti, ormai pochi, dell’Ospizio, che accoglieva i viandanti dalla tormenta.

Riemergono anche i resti dello sbarramento anticarro ed opere incomplete che appartennero al “ Caposaldo Ospizio”, preservate dalla distruzione, in cui , altrimenti sarebbero incorse, se non fossero state conferite alla Francia dopo il Trattato del 10 febbraio 1947.

Tratto da: R. Carnisio – Moncenisio valico dei Savoia, storie, paesaggi, percorsi

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.