Dopo lo “schiaffo di Tunisi”(1881), la contrapposizione tra Italia e Francia indurrà lo Stato Maggiore Italiano al consolidamento delle difese sul confine alpino occidentale e ciò comporterà, di contro, una sempre più attenta attività di osservazione da parte francese. Fra i nodi strategici cui si guarda con maggiore interesse, da ambo le parti, vi è il Colle del Moncenisio.

La delicata situazione geopolitica europea degli anni ottanta dell’Ottocento fino alla Grande Guerra, vede Francia e Italia in cattivi rapporti diplomatici, anche a causa dell’abile politica “ disgregatrice” attuata da Otto von Bismark. Periodo di tensione iniziato con la questione romana e proseguito con lo “ Schiaffo di Tunisi”, che ebbe, come prima conseguenza l’adesione italiana alla Triplice Alleanza (1882), proprio in chiave difensiva antifrancese. I rapporti tra i rispettivi Stati Maggiori si fecero tesi e siamo oggi a conoscenza di diversi ed articolati piani strategici e dense relazioni ispettive miranti, da parte italiana, a scongiurare una possibile invasione del territorio nazionale da parte di truppe francesi.

In questo contesto, la frontiera alpina occidentale, acquista un significato strategico fondamentale. In particolare i suoi passi: “ a partire dal nord esistono cinque vie naturali di penetrazione attraverso i valichi montani del Piccolo San Bernardo, del Moncenisio, del Monginevro, della Maddalena e di Tenda, cui si aggiunge, parallela al mare, la via costiera della Cornice. E’ consolidata opinione che questa situazione geografica presenti uno svantaggio strategico per l’Italia”(Mariano Gabriele).

Per colmarlo, lo Stato Maggiore Italiano ottenne dai governi in carica, in varie fasi, una cospicua dote di finanziamenti per la realizzazione o il restauro di barriere, tagliate, corpi di guardia difensivi, forti e batterie, adatti a fermare il nemico lungo le principali direttrici stradali.

Fra i nodi di questo complesso difensivo, il Moncenisio occupa una posizione preminente, considerato punto strategico chiave della principale direttrice di possibile invasione. Ala sua fortificazione gli italiani dedicano grande impegno. Con la cessione della Savoia (1860) il Colle del Moncenisio segna la frontiera tra Italia e Francia. La sua importanza come via di transito, già nota dall’antichità, aveva ricevuto la sua consacrazione tra il !803 e il 1810 quando Napoleone, sotto la direzione di Romain-Marie Derrien,aveva ordinato la costruzione della grande strada di collegamento ancora oggi in parte conservata. Nell’ultimo quarto dell’Ottocento il sistema difensivo italiano in questo settore è imperniato sui forti Cassa ( oggi scomparso), Varisello e Roncia, ai quali si affiancano batterie ed altre piccole ridotte. In conseguenza delle innovazioni introdotte nell’artiglieria si assistette ad una rapida obsolescenza di queste strutture in pietra e alla costruzione (1904-1910) di batterie corazzate di nuova concezione, come quelle di La Court e del Paradiso.

Questo fervore operistico non lasciò indifferenti i francesi. Presso l’Archivio del Service Historique de la Défense a Vincennes, all’interno di una serie dedicata al monitoraggio del territorio italiano, è conservata una interessante documentazione comprendente memorie, carte e fotografie relative all’Organizzazione difensiva della Place du Mont Cenis. Nei materiali del fondo archivistico si trovano due rapporti dattiloscritti non firmati, datati marzo-aprile 1905, basati sul commento di forografie realizzate sul Moncenisio riguardanti: la Batteria del Pian delle Cavalle, il rifugio sulla cresta ovest della Punta Lamet, il Forte Cassa, il sistema di batterie La court-Paradiso, il Forte Varisello nonché parapetti difensivi, caserme e opere fortificate minori. A destare l’attenzione dello Stato Maggiore francese sono principalmente le opere difensive approntate nei primi anni del Novecento da parte italiana.

Le fotografie conservatesi sono uno straordinario documento storico riguardanti opere, che, come il famoso Ospizio, passate in mano francese in seguito al trattato di pace del 1947, sono in larghissima parte scomparse , anche a causa della costruzione del grande lago artificiale. Da ciò si deduce che la pratica spionistica dei militari francesi è cambiata, non viene più svolta varcando la frontiera, con tutti i rischi connessi, ma stando comodamente all’interno dei propri confini, grazie all’ausilio della fotografia, e in particolar modo dei nuovi strumenti ottici a disposizione.

La professione di comporre mappe in un paese nemico richiede la presenza di un uomo audace, ingegnoso, con una mente presente, che con ciò abbia la prudenza di nascondere i suoi progressi; poiché, se venisse scoperto, dotato dei suoi strumenti, si troverebbe in tali congiunture da correre il grande rischio di tracciare una perpendicolare alla fine della linea; che significa, in linguaggio meno geometrico, essere impiccato” – Méthode de lever les planses cartes de terre et de mer –

J. Ozanam

Fonte: Rivista Italiana di Intelligence – Carlo Alberto Gemignani

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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