Sulle montagne della Val Sangone, tra boschi e pascoli, si erge maestoso il santuario di Nostra Signora di Lourdes, conosciuto ai più come Santuario del Selvaggio, dal nome della frazione di Giaveno in cui è situato.

Soprannominato “ Lourdes delle Prealpi”, il complesso architettonico venne eretto sul luogo di una preesistente cappella, già documentata nel 1608, di cui sopravvive memoria nelle due statue lignee di Sant’Antonio Abate e San Rocco. L’iniziativa fu del teologo Carlo Bovero, nativo di Borgomanero e insegnante nel piccolo seminario di Giaveno ( non più attivo), che nel 1908, con l’approvazione e il sostegno del cardinale Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino, affidò il progetto di una grande chiesa dedicata a Nostra Signora di Lourdes all’architetto Giulio Valotti.

La località in cui sorge il tempio è nota come “ Selvaggio”, ma questo nome non costituisce altro che l’esito dell’italianizzazione di un toponimo locale, “ Serrevacho” derivante dall’unione dei vocaboli franco-provenzali “serre”, altopiano o altura, e “vacho”, vacca, nel significato originario di altopiano delle vacche, a designare una zona per il pascolo delle mandrie.

Coadiutore salesiano, il Valotti viene ricordato per aver progettato una cinquantina di edifici religiosi e scolastici che portano la sua firma. Tra le opere torinesi, ricordiamo il Santuario di Santa Rita, incastonato nel cuore dell’omonimo quartiere.

Il cantiere di Selvaggio, cui partecipò con fede e grande slancio devozionale la popolazione locale, che la domenica si occupava di trasportare dal rio Ollasio le pietre e la sabbia per i lavori, si protrasse dal 1909 al 1926, in due fasi successive.

La prima chiesa, consacrata nel 1909 dal cardinale Richelmy, si rivelò nel giro di pochi anni inadeguata per dimensioni ad accogliere le masse di pellegrini che accorrevano al Selvaggio, spingendo il teologo Bovero a richiedere un ampliamento all’architetto Valotti.

Dal 1998 il Santuario è affidato all’Ordine religioso dei Paolini, dediti alla contemplazione di Dio nella solitudine, alla coltivazione della preghiera liturgica e alla promulgazione del culto della Madre di Dio.

Attenendosi agli ideali di vita contemplativa, riassunti nel motto “ solo, con Dio solo” l’Ordine dei Paolini nei secoli andò sempre alla ricerca di luoghi appartati,in cui poter praticare la preghiera corale,le pratiche penitenziali e la separazione dal mondo, sul modello certosino, tutte condizioni soddisfatte nel contesto ambientale e fisico che caratterizza il Santuario del Selvaggio, circondato dai fitti boschi della Val Sangone.

Testo: P. Barosso –

Fonti: www.santuariodelselvaggiogiaveno.it Storia del santuario

www.santiebeati.it G. Valotti

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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