Quel pilastro in pietra nuda, banalmente quadrato, diritto come i montanti di un moderno cavalcavia: alla fine è quel pilastro, il segreto della Sacra di San Michele.

Se stai ad osservarla per un po’, e mentre la guardi ti chiedi qual è il punto di forza che la rende così meravigliosamente unica, non puoi evitare la conclusione: quel pilastro è il simbolo della Sacra, che a sua volta è il simbolo del medioevo romanico.

Non lo vedi da fuori. Però chiunque ha visitato la Sacra sa che c’è, all’interno, quel pilastro, poiché si erge al fianco della lunga scalinata interna, il notissimo “ Scalone dei Morti”, che va percorsa per arrivare al livello più alto, là dove si entra nella chiesa vera e propria.

Tornati all’esterno, quindi, e riguardando l’abbazia da fuori, anche in una semplice fotografia, quel pilastro lo si può “ vedere” come in trasparenza. E si può comprendere l’eccezionalità della sua funzione.

Si vede la Chiesa, su in alto, e si distingue benissimo la linea “ del pavimento”, il livello su cui si appoggia la basilica: ed è chiarissimo che tutto, là in alto, si allinea su un “ piano” non certo naturale, e che anzi tutta la parte orientale della Sacra, con la splendida terminazione absidale, è sostenuta dal gigantesco parallelepipedo in pietra marrone costruito dall’uomo.

Ecco: dentro quel parallelepipedo, che non è “pieno”, tant’è vero che costituisce la via d’accesso al livello superiore, a reggere da sotto il pavimento della Sacra, c’è quel pilastro. E se la chiesa nella sua parte occidentale è stata quindi costruita sulla vetta del monte Pirchiriano, la parte orientale poggia invece su un ciclopico manufatto, che tutti ammiriamo sotto le absidi curve, e di cui quel pilastro interno, che è alto quasi venti metri, ed ha una sezione di quasi due per due, costituisce la spina dorsale.

Niente altro alla Sacra di San Michele, ha più valore. Neanche i rilievi del “ Portale dello Zodiaco” che accolgono i visitatori al culmine dello scalone in pietra; neanche l’interno della chiesa, certamente bello, ma che non presenta aspetti o elementi di grandissimo interesse. Quel pilastro, al contrario, è eccezionale per la sua funzione strutturale; ma non solo: assume infatti una valenza simbolica ed evocativa che è addirittura superiore a quella strutturale. Perché, mentre regge il pavimento della Sacra, quel pilastro regge su di sé anche la potentissima tensione religiosa del tempo romanico, e la rappresenta come una bandiera.

In quale altra epoca gli uomini hanno scavato le montagne per costruire chiese là dove nessuno arriva? Lo fecero nel tempo romanico, in molti luoghi d’Europa. E non paghi, sulle vette dei monti andarono ad abitare in preghiera, in comunità ricche di centinaia di monaci, come testimonia la Sacra di San Michele. E quando la vetta prescelta e abitata non bastò per la nuova chiesa che essi già avevano immaginato, gli uomini del tempo romanico, e solo loro, resero più vasta la stessa vetta, come fecero sul Pirchiriano, costruendo un pilastro smisurato, quel pilastro smisurato. Che potesse sostenere la chiesa immaginata e sognata, e insieme alla chiesa portasse più in alto possibile la loro ambizione di cristiani, il loro fervore verso altezze divine, la loro ansia di giungere in preghiera fino ai piedi del Salvatore che viene.

Testo: G. Giuliani

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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