Nel X secolo, scacciati i saraceni, i De Bardonnèche ebbero i feudi di Oulx, Savoulx,Beaulard e Rochemolles, oltre quello di Bardonecchia, in premio dei loro servigi. Propria della cosiddetta “ signoria di castello” è la presenza di edificazioni che siano dimora ma anche emblema fisico del potere del signore. Forse già nel X secolo i De Bardonnèche iniziarono a Bardonecchia la costruzione del castello che dominava il Borgo Vecchio, del quale ora restano solamente pochi resti chiamati “ Tur d’Amun”, il quale raggiunse il suo massimo splendore intorno al XV secolo.

Esso era costituito da una torre centrale nella quale vi erano le abitazioni della famiglia, una loggia e un salone di rappresentanza dove si amministrava la giustizia, si ricevevano le visite e si dava udienza ai valligiani; intorno a questo corpo centrale c’era una cinta muraria con tre torrioni quadrati, dentro alla quale vi erano stalle, magazzini e cucine.

ale simbolo del suo potere, è molto probabile che anche a Rochemolles i De Bardonnèche disponessero di un edificio dove periodicamente si recavano di persona, o inviavano un loro rappresentante, a riscuotere le tasse e a dirimere i conflitti. Non servendo come dimora dei signori, se non occasionalmente, era sufficiente che disponesse di una grande sala dove celebrare le riunioni e i giudizi, con alcune stanze annesse: stalla, depositi e cucina. Non un castello, dunque, ma pur sempre un simbolo del loro potere. Con l’ingresso di Rochemolles negli Escartons , vennero a meno i privilegi feudali dei nobili De Bardonnèche, ma non il possesso dei loro beni e quindi la convenienza di un immobile nella borgata che fungesse da supporto logistico.

A cominciare dal XVI secolo, i De Bardonnèche, vendettero parte delle loro terre a differenti signori, alcuni dei quali s’insignirono del titolo di Signore di Rochemolles. Durante il XVI e il XVII secolo, dunque, s’insediarono a Rochemolles tre nobili famiglie signorili, i Ferrus, i Jouffrey e i Des Ambrois, che, a volte contemporaneamente si fregiarono del titolo di “ Signori di Rochemolles”, tra queste, almeno due delle quali risedettero durante un certo tempo nella borgata e si fecero costruire dei palazzotti che, seppure rustici, evidenziassero il loro rango. A ciò si aggiunga che Enrico III, Re di Francia, concesse questo titolo anche al barone Barthèlèmy Emè de Saint-Julien (1511-1579), già presidente del Parlamento di Torino quando il Piemonte fu annesso al Regno di Francia.

In quest’ultimo caso la sua signoria fu solamente onoraria, ma negli altri quattro fu effettiva e questo implicava una o più sedi signorili, anche se generalmente i signori soggiornavano in altri borghi.

Nel centro della borgata, nei pressi dell’antica Cappella della Madonna del Ponte, vi sono alcune costruzioni che possono plausibilmente corrispondere alle dimore dei Signori di Rochemolles: la mezun Oz’ Ambrèu, il cui nome suggerisce che sia appartenuta ai des Ambrois, la mezun Masè, con elementi architettonici forse cinquecenteschi e caratteristiche decisamente signorili anziché rurali, forse già dimora dei Jouffrey o dei Ferrus, e quella conosciuta tradizionalmente come lo Chatè, che tra le case di Rochemolles è quella più intrigante.

Tanto la denominazione Chatè, castello, quanto la tradizione orale, fanno pensare che questo edificio corrisponda ad un’antica dimora ove risiedeva l’autorità. Alla famiglia proprietaria del Chatè nel passato corrisposero i terreni più comodi e produttivi dei dintorni di Rochemolles.

Manca qualunque indicazione circa l’uso originario dello Chatè; attribuirla ad una delle famiglie insignite della Signoria di Rochemolles, appare la soluzione più immediata, sebbene non ne sia stato tramandato il nome.

La datazione dello Chatè, allo stato attuale delle conoscenze, non risulta possibile. Tuttavia ci sono aspetti oggettivi che permettono di supporre che questo edificio sia anteriore al secolo XVII; questo rende plausibile l’idea che il “ castello” di Rochemolles sia stata l’antica dimora dei de Bardonnèche.

Tratto da: Lo Chathè dimora signorile di Rochemolles – Alberto Trivero Rivera

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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