San Benigno Canavese, attorno all’anno Mille, era un villaggio di pianura del Regno Italico di nome Vigolfo, posto tra i fiumi Orco e Malone ed immerso tra le tre vaste selve della Marca d’Ivrea Gerulfia, Walda e Fullicia, ancora longobardo nei costumi. Il “Fructuariensis locus”, non distante da Volpiano, era un sito per la riproduzione degli agnelli, in latino “fructus” da cui deriverà il nome del monastero. Nel 1003, Guglielmo, primogenito della nobile famiglia dei “da Volpiano”, vi fonda in quel luogo l’abbazia di Fruttuaria, dedicandola alla Madre di Dio e appunto a San Benigno, santo di cui il fondatore aveva riscoperto la tomba durante il suo abbaziato a Digione. Da questo momento la storia di San Benigno e di Fruttuaria saranno per sempre intimamente unite.

Personaggi di prestigio vi ruotano attorno: imperatori, re, papi come Giovanni XVIII e Benedetto VIII (che pongono Fruttuaria direttamente sotto la Santa Sede) e, soprattutto, re Arduino d’Ivrea che qui nel 1014 si ritira dal mondo, prende l’abito del monaco, muore e viene sepolto in una data compresa tra il 1015 e il 1018. È pure l’epoca di sante, come Libania, badessa fruttuariense di Busano, di uomini di Dio, come l’abate Giovanni; è l’età dell’elogio di San Pier Damiani, il quale fu ospite dell’abbazia. È l’età della floridezza e anche della comparsa nel ricetto abbaziale del primo nucleo abitativo di San Nicolao, sede delle famiglie dei contadini conversi benedettini.

Nell’età medioevale l’abbazia diventa polo europeo di fede e di cultura con i suoi 1200 monaci distribuiti su circa duecento dipendenze, comprendenti priorati, prepositure o semplici celle, una seconda sede con il titolo abbaziale a San Benigno Capofaro di Genova, con le particolari “consuetudines”, regole mutuate dal modello benedettino, le quali arrivano in tutta Europa portando la spiritualità dell’ “Ordo Fructuariensis”. Questo periodo vede San Benigno diventare Comune con i suoi statuti (datati 1318-1658) e subire le lotte tra ghibellini e guelfi. Ma vede anche l’abbazia lentamente decadere sia nello spirito religioso, sia nella struttura muraria. Papa Sisto IV, nel 1477, sopprime il monastero ed erige l’abbazia in “commenda”: d’ora in poi non avremo più abati-monaci, bensì abati-commendatari, generalmente vescovi e cardinali (Della Rovere, Ferrero, Fieschi, per citarne alcuni). Fruttuaria, come piccolo stato ecclesiastico, rimane sempre indipendente nelle sue “Terre abbaziali” (San Benigno, Feletto, Lombardore e Montanaro sede del castello e della zecca). Nel 1551 San Benigno e l’abbazia sono teatro di una celebre battaglia tra spagnoli e francesi; nel corso della prima metà di questo secolo si esaurisce la presenza degli ultimi monaci benedettini.

Il Settecento è invece il secondo grande periodo di splendore, che in realtà inizia con un grave evento per Fruttuaria, la perdita della sua indipendenza, avvenuta nel 1741, quando Benedetto XIV, per porre fine a trent’anni di lotte e tensioni con i Savoia, cede l’abbazia a Carlo Emanuele III. Tuttavia, proprio in questo periodo (1749-1784), è nominato abate il cardinale Vittorio Amedeo Delle Lanze. Egli diventa il secondo grande fondatore di Fruttuaria, rinnovandone i fasti spirituali e dandole un nuovo splendore con la creazione della basilica modellata su quella di San Pietro, opera del Vittone e del Quarini, arricchita di numerosi capolavori d’arte di artisti piemontesi.

Se il Settecento fu il periodo della seconda grandezza, l’Ottocento fu quello della seconda decadenza. Le leggi napoleoniche prima e le leggi anticlericali del nuovo Stato italiano poi, le fanno perdere sia il titolo abbaziale (1803, riconfermato nel 1817, esaurito nel 1848), sia i beni materiali. Fruttuaria vive ormai come una chiesa della diocesi di Ivrea e lo stesso Palazzo Cardinalizio subisce il degrado e l’archivio disperso. Utilizzato dai padri dottrinari dal 1852 al 1867, diventa poi monumento nazionale e nel 1879 è ceduto a Don Bosco per “pubblica utilità”. Giungiamo, dunque, fino al 1979, quando durante una campagna di scavi sotto le fondamenta dell’abbazia sono ritornati alla luce i tesori e i resti archeologici della primitiva abbazia di Guglielmo, in particolare i mosaici risalenti al XII secolo e i resti della Rotonda del Santo Sepolcro.

Oggi Fruttuaria, riavuto il titolo abbaziale, rinnova e continua la millenaria vocazione spirituale e sociale benedettina, prosegue l’opera dei salesiani attraverso le scuole e i laboratori. Il comune, la parrocchia e le associazioni presenti hanno dato vita ad un programma culturale, riportando in vita il respiro storico dell’abbazia, promuovendo iniziative e lo svolgimento delle visite guidate in collaborazione con la soprintendenza.

Anche i visitatori del percorso museale possono nuovamente sentirsi parte del luogo come se il tempo si fosse arrestato.

Bibliografia essenziale:

L.Viola, L’abbazia di Fruttuaria e il Comune di San Benigno Canavese

Di Valter Fascio

Oblato benedettino

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