Santa Ildegarda fu scrittrice, mistica, musicista, consigliera politica. Pochi però sanno che fu anche autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua Ignota, da lei utilizzata probabilmente per fini mistici.

La Santa utilizzò un alfabeto di 23 lettere, definite le “ignotae litterae”. Ildegarda descrisse questa lingua nella sua opera intitolata “ Lingua Ignota per nomine semplice Hildegardem prolata” ed è sopravissuta soltanto in due codici risalenti al 1200 circa, noti come Wiesbaden Codex o Riesencodex “ Codice dei Giganti” e Codex Cheltenhamensis. Il sogno della mistica era riuscire a far comunicare tutte le persone della terra. In due suoi manoscritti sopravvissuti compare un glossario di 1011 parole con translitterazione in latino e in tedesco medievale. Sotto l’aspetto grammaticale, è parziale rilessificazione della lingua latina: infatti la “ lingua ignota” è stata ideata tramite l’adattamento di un nuovo vocabolario alla grammatica latina preesistente.

Non è noto se altri, oltre alla sua creatrice, abbiano avuto familiarità con essa. Nel XIX secolo alcuni credevano che Ildegarda avesse ideato il suo linguaggio per proporre una lingua universale che unisse tutti gli uomini (per questo motivo Santa Ildegarda è riconosciuta oggi come la patrona degli esperantisti. Questo codice linguistico è stato ottenuto rilessificando in modo arbitrario la lingua latina e sarebbe stato usato per scopi mistici o musicali.

Secondo altri, avrebbe l’aspetto di una glossolalia ossia la facoltà di pregare e lodare Dio in una lingua misteriosa, intesa solo dagli eletti forniti carismaticamente del dono dell’interpretazione, ipotesi plausibile in quanto una lingua universale già esisteva : il latino ecclesiastico.

Tratto da: Ildegarda di Bingen: vita di una profetessa, di Sabina Flanagan

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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