Il demone del Cenischia

Il ribelle torrente Cenischia che domina la Valle dove sorge Novalesa, aveva offerto alle genti celtiche l’idea di essere abitato da divinità acquatiche che venivano onorate con riti e culti particolari.

Per soppiantare l’idolatria, il processo trasformatore dell’avanzante Cristianesimo pare attestato da leggende atte a volgere in chiave negativa aspetti benefici del preesistente paganesimo, che risaliva fino alla mitologia druidica, in modo da distogliere i “ nuovi credenti” da antichissime tradizioni.

Così si prese a narrare che le acque del Cenischia fossero abitate da un demone, organizzando una processione di chierici, con croce e acqua benedetta, fino alla vetta del Rocciamelone, allo scopo di esorcizzarne le falde stregate.

Grotta dei “ Farfoulet” ( Folletti)

A Novalesa, a nord della cappella di Sant’Antonio, verso la montagna del Rocciamelone, c’è una piccola grotta, dalla quale si narra che una volta uscissero dei folletti per andare a lavare al ruscello lì vicino.

La leggenda racconta che un giorno un giovane vide proprio uno di essi, una bellissima folletta ( la farfultà) intenta a lavare i panni e se ne innamorò perdutamente. Ogni volta che si avvicinava, però lei scappava, e allora chiese consiglio ad una vecchia del paese. Su suo suggerimento, fabbricò un paio di scarpe e le nascose sotto la pietra da lavare. La folletta le trovò e cercò di infilarle, ma erano molto strette e il giovane riuscì così ad avvicinarsi per chiederle di sposarla. La folletta accettò, ma a patto che lui non la chiamasse mai “ folletta”. Si sposarono, furono felicied ebbero due bambine. Un giorno in cui lui era assente, lei falciò tutto il grano che non era ancora maturo. Quando l’uomo arrivò a casa si arrabbiò tantissimo, perché non era ancora tempo di mietitura. La folletta si giustificò dicendo che sarebbe arrivato il brutto tempo e lo avrebbe distrutto, ma lui non volle sentire ragioni e gridò: “ diavolo di una folletta !!”. Ella allora scappò in casa e scomparve dietro la pietra del focolare. L’uomo disperato, non la vide mai più, ma la folletta, quando suo marito non c’era, tornava ancora ad accudire le bambine e occuparsi della casa. Per giunta, le sue previsioni si rivelarono vere: quell’anno il maltempo distrusse tutti i raccolti.

La campana del Purgatorio

La leggenda serve a spiegare un fenomeno che avviene a Novalesa: quando si verificano eccessive piogge in quota, a volte dalla cascata Marderello scende una colata di detriti neri che porta a valle enormi massi,che cadono in modo spettacolare.

Nel campanile di Novalesa, c’erano, e ci sono tutt’oggi, diverse campane con nomi ed intonazioni diverse che suonano a turno a seconda dell’avviso che si deve dare agli abitanti del paese ( morte di qualcuno, pericolo, incendio…). Un giorno un signore del paese, che si trovava sopra la cascata nell’ansa del rio Claretto, udì delle voci che lo incitavano a spingere velocemente dei grossi massi lì nei pressi. Egli subito non capì cosa stava succedendo e di chi fossero quei lamenti, ma infine si fece più chiara la voce di una donna che gli disse:” Non senti che sta suonando la campana della Maddalena? Aiutaci a spingere giù i massi prima che smetta di suonare!”. Erano le anime del Purgatorio, che come pena dovevano far rotolare quei massi giù dalla cascata prima che la campana smettesse di suonare, altrimenti non sarebbero potute andare in Paradiso.

Il tesoro dei Saraceni sulle montagne

Ai tempi delle invasioni saracene, nel 906,d.C., la gente di Novalesa era perseguitata dalle loro scorribande. Un giorno, per sfuggire ai saccheggi, alcuni compaesani salirono su per la montagna e si infilarono in un passaggio nascosto che conduceva oltre il confine francese, a Bessans. I Saraceni li inseguirono nella galleria, ma i Novalicensi, arrivati all’uscita del tunnel, procurarono una frana che lo chiuse, mentre quelli rimasti in paese bloccarono con altri massi l’entrata. Così i Saraceni vi rimasero intrappolati per sempre. Nessuno sa dove si trovi precisamente questo mitico tunnel; fino ad oggi, i resti dei Saraceni con tutti i tesori che hanno razziato rimangono intrappolati nel cuore della montagna.

Bibliografia:

N. Bartolomasi – Valsusa Antica

M. Ruggiero – Tradizioni e leggende della Valle di Susa

C. Beccari – La Cronaca della Novalesa e le sue leggende

Testo di: L. Matonti

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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