La Chiesa di San Giulio, sull’isola omonima nel dolce lago di Orta, ha origini altomedievali. Una basilica ancora più antica di quella romanica fu distrutta dall’assedio del 962, quando Ottone I, Imperatore di Germania mise a ferro e fuoco l’isola, su cui si erano rifugiate le truppe dell’avversario, Berengario.

La basilica attuale nasce quindi dopo il Mille. Ne testimoniano l’origine romanica parti della muratura, poco visibili, e il bel campanile di fattura lombarda. Il pulpito nero è riferibile al primo quarto del XII secolo, età d’oro della scultura romanica in tutta l’Europa.

Giudicato da molti, specie in epoca recente, come uno dei capolavori della scultura medievale italiana, il pulpito, dedicato alla proclamazione del Vangelo, formalmente è un “ ambone”, stupisce per il vigore che emana, più ancora che per la sua bellezza. Lo si direbbe fuso nel metallo, tanto appare indistruttibile. Scuro e lucido come una scultura in bronzo, in realtà è scolpito in marmo “ serpentino” di Oria, sembra sfidare tutto quanto gli accade intorno: poco importa se i secoli hanno potuto mutare di molto le navate, i colori, gli arredi, perché sul suo marmo forte e scuro, al contrario, non avranno effetto alcuno.

Sollevate sopra le quattro colonne portanti, le tre pareti del pulpito, ciascuna a sua volta divisa in tre pannelli, mostrano una serie di figure di assoluta leggibilità: un angelo, un leone, un toro ed un ‘aquila, a rappresentare i Quattro Evangelisti; un centauro che caccia, due scene di combattimento tra animali e una composizione a fogliami ed infine sull’ultimo pannello, l’enigmatica figura di un uomo in piedi in posizione frontale. Poiché le sue mani sono appoggiate su un bastone a forma di TAU, simbolo della dignità dell’abate, la critica è propensa a riconoscere , in quest’ultima figura, Guglielmo da Volpiano, l’abate nato appunto ad Orta, figura centrale della storia del monachesimo alto italiano.

E se il pulpito si propone come un punto assolutamente fermo dentro i mutamenti che la Chiesa di San Giulio ha sopportato, dentro il pulpito stesso il misterioso abate costituisce un nucleo di ancor più assoluta impassibilità: avvolto in un mantello che pare anch’esso di metallo, fissa lo sguardo nel vuoto. Medita pensieri molto più alti di chi lo osserva dalla navata, pensa concetti che nessun mutare dei gusti potrà scalfire , o rendere superati.

Autore testo: G. Giuliani

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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