Un silenzio dai toni fiabeschi accoglie il visitatore a Saint-Maurice d’Agaune, complice una lieve e discreta foschia mattutina. Secoli di storia, fede ed arte tracimano, seppure in modo quieto e tacito, dalla sua millenaria Abbazia, pervadendo tutto il borgo e lasciando amabilmente incantato chiunque, pellegrino, fedele, visitatore o inconsapevole passante, si trovi ad attraversare questo luogo.

La nascita dell’Abbazia di Agaune è legata alla figura di San Maurizio e dei martiri della legione Tebana, episodio agiografico in bilico, da secoli, tra realtà e leggenda. Narrato per la prima volta dal vescovo Eucherio di Lione (440 ca) che lo aveva ripreso da una tradizione a lui precedente, il martirio avrebbe avuto luogo ad Agaunum intorno al 300: 6.600 uomini, di fede cristiana, reclutati nella regione della Tebaide , sotto il comando di Maurizio, furono decimati per ordine dell’Imperatore Massimiano poiché si rifiutarono di perseguitare e uccidere le popolazioni cristiane locali. Al di là delle possibili incongruenze storiche, la leggenda della legione tebana ebbe ampia diffusione in Svizzera a partire dal IV secolo. San Teodoro, vescovo di Octodurum ( odierna Martigny) intorno al 370, fece recuperare le spoglie dei Tebani sul campo del martirio, più a sud rispetto all’Abbazia (Verolliez), e le fece seppellire ai piedi della magnifica falesia di Agaunum e, a custodia della loro tomba, fece costruire la prima basilica. Se una comunità cenobitica è già presente nel V secolo, la fondazione del monastero risale al 515, anno in cui, Sigismondo, di lì a poco primo re cattolico dei Burgundi, riunì un primo gruppo di monaci e diede inizio a quel cambiamento che avrebbe trasformato il semplice santuario in un complesso monumentale in grado di rispondere ad un culto, quello dei martiri tebani, che non si radicò solo in territorio svizzero: Italia, Francia e Germania venerarono infatti il santo militare che, ben presto e per ovvie ragioni, divenne la figura protettrice di re e di principi. Luogo di pellegrinaggio di forte richiamo, il monastero, divenuto abbazia esente dalla metà del VII secolo , godette per tutto il medioevo di generose donazioni.

Il susseguirsi di cambiamenti realizzati nella struttura architettonica del complesso con ampliamenti, spostamenti di spazi, oggi ben visibile nel sito archeologico, detto “Martolet” ed annesso all’attuale basilica, testimoniano, una storia lunga e complessa, con momenti forti e periodi di crisi, e trova un secondo riscontro nella crescita ed evoluzione dello splendido tesoro dell’Abbazia.

Composto soprattutto da reliquiari, il tesoro dell’Abbazia di San Maurizio, si è arricchito in modo continuo e abbastanza regolare, anche grazie alla visione accorta e illuminata di molti abati. Gli oggetti più antichi risalgono all’alto medioevo e, secondo una tradizione in parte leggendaria, sarebbero stati donati da celebri personaggi tra cui non poteva mancare il mitico re dei Franchi, Carlo Magno.

Tra gli splendidi oggetti conservati, troviamo “ il vaso detto di San Martino”: un’antica brocca trasformata prima in calice e poi in reliquiario che avrebbe dovuto raccogliere il sangue dei martiri tebani.

Collocato in un punto geografico strategico, il complesso abbaziale di San Maurizio fu ambito da molti. Riformata da Ludovico il Pio (778-840) nell’830 ca. divenendo un collegio di canonici secolari, poco dopo l’Abbazia fu sottoposta ad abati laici, e passò sotto il controllo del re di Borgogna verso la fine del IX secolo, successivamente dei Savoia. L’Abbazia conobbe una fase di rinascita tra il X e l’XI secolo e nel 1128, con Amedeo III di Savoia, la comunità adottò la regola di Sant’Agostino.

L’edificio ecclesiale medievale, custode delle reliquie di San Maurizio e compagni, che conservava parti merovinge, carolinge e gotiche, sopravvissuto a varie catastrofi naturali, fu ingrandito, restaurato più volte, per essere definitivamente sostituito nel XVII secolo dalla attuale basilica. Un rovinoso incendio, nel 1693, causò la distruzione degli edifici conventuali e della biblioteca, risparmiando fortunatamente, il tesoro e la chiesa. Tra il XVIII e il XX secolo, l’Abbazia alterna momenti di tranquillità a fasi di turbolenza, e il complesso architettonico assume a poco a poco, con ulteriori rinnovamenti e ricostruzioni l’aspetto odierno. Dal 2000 la comunità dell’Abbazia ha intrapreso con fervente impegno un grande lavoro di valorizzazione del proprio patrimonio: la sistemazione, il riordino e digitalizzazione degli archivi dell’abbazia. Il restauro del sito archeologico e la realizzazione della nuova sala del tesoro, oggetto di una campagna di restauro e conservazione, hanno dato nuovo lustro a questa fondazione religiosa.

Oggi, come ieri, ai piedi della loro falesia,custode terribile ma ormai consueta dell’abbazia, i canonici perseguono la loro missione principale: testimoniare e tramandare l’amore e la fede dei santi martiri, Maurizio e i suoi compagni.

Tratto da: Rivista Ticino – C. Provano

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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