Torna attuale il mai sopito fascino del monachesimo, molte volte espressione caratterizzante territori e loro storia. Questi caratteri trovano sviluppo nell’ultima pubblicazione di Maria Francesca Carnea, Docente invitato presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo: “San Nicodemo da Sikròs, monaco eremita del Kellarana”. Per saperne di più, l’abbiamo intervistata.

Da dove sorge l’interesse per S. Nicodemo?

Dall’insegnamento di S. Nicodemo, dalla fermezza della sua fede, del suo coraggio, che lo ha condotto a lottare ogni forma di iniquità e agire malsano. Il monachesimo ha caratterizzato per secoli il territorio di Calabria, l’ha arricchita e valorizzata, lasciando trasparire il carattere mistico innestato dall’ardore della spiritualità monastica. La ricerca della verità ci impone di fermarci a contemplare, a comprendere quale sia la via più giusta per la penetrazione del bene per la cultura, la storia, le nostre radici nel tempo. E il mio animo si è disposto, con deferenza, verso la figura di S. Nicodemo, potenza spirituale che conquista. Ho voluto addentrarmi nelle vicissitudini legate al suo tempo, alto medioevo, alla sua vita, al luogo di nascita, con un lavoro che fa seguito a ricerca storica che realizzai sulla sua figura, e che mi venne richiesta nell’aprile 2017 da parte di attore principale, attuale Sindaco, dell’amministrazione comunale di Cirò, mio paese natale. Da questi mi era pervenuta richiesta di ricerca su S. Nicodemo, proprio perché creduto nativo di Cirò, per cui la giunta predisponeva progetto di percorso storico religioso. Nulla da eccepire, tranne l’agire immorale che ne è seguito e che ha visto attaccare e denigrare impropriamente la mia persona, per argomento evidentemente non confacente ai progetti, l’esito della ricerca, visibilmente, non era conforme ai loro proponimenti. E l’attore si rese protagonista, con supporti distorti e compiacenti, di un malsano intendere fare cultura. Tuttavia, la mia persuasione, da sempre, è che la bellezza della verità storica salverà da sistemi insalubri, nebulosi, come anche da tentativi di silenziare persone o dati culturali noti. È risaputo, inoltre, che ogni ricerca storica può solo nobilitare i territori e nulla toglie alle tradizioni locali, alle espressioni di pura devozione, territori che non possono tralasciare di verificare, confutare dati evidenti, che aprono a nuovi orizzonti su cui investigare. La ricerca storica non tange il dato devozionale, né deve essere confusa con un fare politico ambiguo, sono ambiti ben distinti: l’uno appartenente al campo scientifico, l’altro al dato emozionale delle culture popolari, altro ancora a un servizio ‘interessato’ nocivo al bene comune.

Perché si rimane attratti dalla storia del santo monaco Nicodemo?

Non è stato certo semplice, per me stessa, verificare dati che mutano la tradizione e storia legata al luogo di nascita di Nicodemo, era risaputo che il Santo fosse nativo di Cirò, credenza vissuta ufficialmente nel territorio dal 1696, nel libro sono esposte e riportate modalità. Io stessa pubblicai nel 2011 un testo Cirò. Storia, Cultura, Tradizione. Tracce di Noi, nato con il desidero di tramandare, in vernacolo, antichi proverbi, espressione della saggezza contadina che contraddistingue il mio territorio, includendo foto d’autore che raccontavano la parte storica del paese. L’intento principale, però, era di mantenere promessa fatta a mio padre, – era ancora in vita quando con lui assembrai i proverbi -, per farne quindi una pubblicazione. Mantenni la promessa! Aggiunsi piccoli riferimenti di storia e personaggi di Cirò, tra cui anche S. Nicodemo, perché creduto di Cirò e riportai succinti riferimenti che si tramandavano. Quando però si entra nell’approfondimento di alcune tematiche, non si può rimanere nella generalità conosciuta. La differenza, per ogni composizione, ricerca, studio, sta nell’avvedersi, e non confondere l’errore con l’errante. Anche perché, testimonia S. Nicodemo, perseverare nell’errore è diabolico, come disconoscere il conosciuto.

Ora, poiché confido nella convinzione che più che credere occorre pensare, e motivare con elementi di ragionevolezza il credere, nell’approfondire l’argomento Nicodemo, fonti hanno evidenziato l’acclarato errore di attribuzione del luogo di nascita di S. Nicodemo a Cirò, e che storici avevano riportato nei loro studi, già alla fine del 1960. È necessaria una presa d’atto, per onestà intellettuale, non silenziabile. Forse è questo lo scandalo, la pietra scartata è diventata pietra angolare (Sal. 118, 22-23), che sprona a rinnovare un sistema improbo, divenuto abituale, tramutandosi in pietra viva nell’agire. Ne è generato un libro, frutto di ricerca di dati che storici medievisti, studiosi del monachesimo hanno da anni sviluppato, e che ho potuto apprezzare nell’assemblare, restituendo così maggiore chiarezza allo studio stesso, arricchendolo del contesto storico legato al fascino e fioritura del monachesimo italogreco. Se ne dispone conoscenza, per fatto culturale, a beneficio della storia di Cirò che, certamente, muta, considerando le motivazioni che hanno indotto l’errore sui natali di Nicodemo, al fine anche di non alimentare racconti superflui, favolistici. È necessario poter andare oltre quegli elementi che la pietà popolare ha introdotto nel corso dei secoli narrando fatti tramandati, spesso oralmente, la gran parte dei quali amplificati o minimizzati dalla spinta emozionale, o da interessi particolari. S. Nicodemo unisce spiritualmente popoli, in particolare Mammola (RC), dove riposano le sue sante spoglie, e Cirò (KR) che custodisce il privilegio della presenza spirituale di S. Nicodemo con le sue sante reliquie, frutto di impegno e dono d’amore voluto per Cirò dell’allora feudatario Principe Carlo Francesco Spinelli, appunto nel 1696, che ne fece richiesta all’abate Agresta e questi concesse, senza diatribe di alcun genere. Entrambi i paesi si pregiano altresì di vivere S. Nicodemo come prezioso e potente Santo Patrono.

Ma chi è Nicodemo da Sikròs?

Nicodemo, monaco eremita, giovane discepolo diS. Fantino, il cavallaro – entrò nella sua comunità legata alla tradizione monastica bizantina, successivamente indicata come basiliana. Fu fondatore del monastero di Kellarana, sul monte Limina, e qui visse. Di S. Nicodemo, la vita è conosciuta grazie al documento più antico che abbiamo, suo Bios, cui autore fu il monaco Nilo, del monastero delle Saline o di S. Elia il Giovane, composto in greco nel XII secolo. Esso fu poi trascritto nel 1307 da un monaco siculo-greco del Monastero del SS. Salvatore di Messina, di nome Daniele. La copia originale, scritta dal monaco Nilo, è andata perduta; la trascrizione del monaco Daniele è conservata nel Codice Messinese presso la Biblioteca Universitaria di Messina. Dall’antico manoscritto si riporta che Nicodemo nacque nelle Saline, in un villaggio denominato Sikròs, si trattava di un borgo della Valle delle Saline, vale a dire dell’attuale Piana di Gioia Tauro. Sikròs sorgeva nei pressi di Palmi. La studiosa Melina Arco Magrì colloca la data di nascita di S. Nicodemo, tra il 950 e il 955, e quella di morte a poco dopo il 1020, avvalorata quest’ultima da quanto si legge in una carta greca di donazione, databile 1011-1012. E, come si legge nel suo Bios, aveva circa settant’anni S. Nicodemo quando, ottemperando alla legge di natura, morì il 12 di marzo.

Nicodemo, figlio di Calabria, ne fu genuino germoglio. Educatore saggio e paterno, ha saputo rendersi fecondo in spirito, alto in virtù umana, protettore dei giusti, vincitore della moltitudine degli spiriti maligni, delle iniquità, amorevole verso quanti di lui, già in vita, riconoscendone saggezza, prodigi, potenza spirituale e carità, lo hanno venerato. Nello stesso Bios non si riportano episodi come tramutare l’acqua in vino, né resuscitare morti, piuttosto si riscontrano segni che narrano le alte qualità spirituali che di fatto esprimono la potenza morale del giusto, virtù che fanno la differenza, identificandosi con ciò che noi percepiamo come miracoli. Ho voluto, inoltre, riportare sulla copertina del libro, Nicodemo e la cerva, dipinto di Nik Spatari, presente nel Santuario di S. Nicodemo, in Mammola. È un episodio, narrato nel suo Bios, del cui significato si rimane ammirati: Nicodemo ammonì la cerva poiché si recava puntuale a mangiare il seminato dei fratelli monaci che, stanchi di questo, chiesero a Nicodemo di aiutarli. Nicodemo andò a parlare con la cerva e l’avvertì del pericolo che correva se avesse continuato ad approfittare del seminato, di ciò che non era suo. L’animale comprese la preghiera e per un pò di tempo lasciò il seminato intatto. Ma un giorno, la cerva, ritornò in quello stesso terreno e ricominciò a mangiare. Subito si presentò una belva che la uccise in mezzo ai frutti. Fa riflettere tale episodio e, per analogia, riportando la narrazione ai nostri tempi, comparandolo all’uomo, ci insegna come l’agire di ogni essere non può prevaricare né il lavoro degli altri, né i beni che non ci appartengono; sovviene speciale l’aiuto ammonitore, la carità chiesta di fermare l’azione di sopruso, iniquità. Ma nel non ascoltare la parola di bene troppe volte si determina la punizione estrema, quel giudizio divino cui non ci si può sottrarre.

Perché hai voluto raccontarlo in un libro?

Ogni nuova pubblicazione, come ogni nuova nascita, suscita emozione, regala sussulti di cuore, poiché frutto di maturazione che, dal grembo dell’intelletto, anela vita autentica. E, proprio perché agere sequitur esse, sentii l’esigenza nel cuore e volli, infinite volte volli raccomandare la verità, et apertis verbis aliis tradere! Sono fortemente persuasa che un impegno culturale, non sorretto da valori interiori, è debole. Cultura è, prima di ogni altra cosa, sensibilità, coraggiosa cura del proprio territorio, della verità. Avere cura di ciò che non è il ‘mio’ ma il ‘nostro’ non può che edificare e rendere frutto a qualsiasi progetto propositivo di sviluppo culturale, soprattutto se alimentato nell’armonia della collettività, poiché siamo chiamati a essere portatori sani di valori e, alle nostre radici, alla nostra storia, dobbiamo essere grati per il suo essersi mantenuta fonte genuina di bellezza naturale che ispira e che respira di bene. Ancora oggi Nicodemo da Sikròs, con la sua storia, con la fermezza del suo bastone, la dolcezza della sua austerità, sembra tracciare il percorso perseguibile dell’amabile verità, che è quella che ci precede, chiamandoci alla comprensione del sapere, ad incarnare l’eleganza dell’aquila capace di penetrare le alture del Cielo e innamorarsene. Leggiamo nel suo Bios: una luce accese il viso di Nicodemo quando si consegnò al Signore. Auspico che questa stessa luce di vita vera si faccia potente faro di speranza per i nostri tempi, capace di illuminare spiritualmente ogni percorso umano alla comprensione del sommo bene.

*Intervista di Claudio Bollentini

Maria Francesca Carnea

Di Maria Francesca Carnea

Filosofa, Consulente Strategie di Comunicazione, Docente invitato presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo in Comunicazione e Spiritualità monastica, corso E-Learning: Sociologia e spiritualità della comunicazione politica.

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