Eletto Arcivescovo di Canterbury nel 989, Sigerico nel 990 intraprese il viaggio verso Roma per ricevere il “ pallium”, il mantello onorifico, dalle mani del pontefice Giovanni XV.

Quello che definiamo “ Itinerarium Sigierici” non è altro che il diario di viaggio che Sigerico fece redigere da uno scrivano del suo seguito. Il testo riporta con minuziosa precisione le tappe del percorso di ritorno da Roma fino a Calais , con i vari luoghi di sosta, 80 per l’esattezza, nelle “ mansiones” o “ submansiones” come lui le definisce, e ha rappresentato e rappresenta un documento di eccezionale importanza per ricostruire il tracciato dell’intera Via Francigena nell’alto Medioevo. Tra le 80 “submansiones” figurano infatti città e borghi, santuari, chiese e ospedali, ma anche altri luoghi di sosta, per attendere il traghetto, rifocillarsi e lasciar riposare le cavalcature.

Così inizia l’anonimo scrivano:

“Adventus archiepiscopi nostri Sigerici ad Romam:…. Iste sunt submansiones de Roma usque ad mare: “ – segue il lungo elenco delle località partendo da Roma.

La via di Sigerico diventa un’occasione per la conoscenza dell’identità culturale europea nei suoi aspetti storici, artistici e religiosi.

Nel tratto italiano, il percorso attraversa sette regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio e 140 comuni.

Nella Foresteria Grande dell’Abbazia di San Michele della Chiusa, nella sala dell’ospitalità, sulle pareti possiamo “ leggere”, su dipinti realizzati dall’artista Emanuele Luzzati, il percorso fatto da Sigerico, due mesi di viaggio e 1600 km. percorsi.

In uno dei quadri, l’artista ha dipinto la Sacra di San Michele, ma Sigerico non è passato da qui, però l’artista l’ha voluta inserire, in quanto meta di tanti pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Pellegrini provenienti dal Nord Europa, che attraversavano le Alpi in corrispondenza del valico del Moncenisio, incontravano l’antichissima stazione di sosta di Novalesa; chi invece proveniva dal Monginevro passava per Oulx e Chiomonte. I due percorsi valsusini si riunivano poi a Susa in un unico cammino che costeggiava il monte Pirchiriano, sulla cui sommità si trova la Sacra di San Michele e proseguiva fino a congiungersi a Vercelli, con il percorso che proveniva dalla Valle d’ Aosta.

Il pittore Luzzati ha realizzato quest’opera nel 1994 in occasione della mostra, sul tema “ I Templari tra storia, mito e iconografia”, e venne donata all’Abbazia in quanto nominata Monumento Simbolo del Piemonte.

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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