S. Tommaso di Busano: una fondazione signorile dipendente da Fruttuaria.

Le vicende dell’istituzione di un monastero femminile in stretto contatto con S. Benigno di Fruttuaria, ma sorto per iniziativa di una famiglia dell’aristocrazia militare che aveva le sue basi economiche nel Canavese, sono narrate nel Chronicon abbatiae Fructuariensis, l’abbazia fondata nel 1003 dal celebre riformatore della vita monastica Guglielmo da Volpiano. Emerico, signore di Barbania, Rocca,Corio,Busano e Rivara, nel 1019 avrebbe infatti edificato iun monastero “ in praedio suo Buzani”, intitolandolo all’apostolo Tommaso, e sua figlia Libania, battezzata e diretta spiritualmente da Guglielmo di Volpiano, ne sarebbe diventata la prima badessa.

Anche la Chronica dell’Abbazia di S. Benigno di Digione afferma che Guglielmo di Volpiano” sanctimonialium instituit monasterium”. Questo breve cenno ad un monastero di donne cge sarebbe staro fondato da Guglielmo di Volpiano, è posto nella Chronica di Digione subito dopo le vicende che narrano la fondazione di Fruttuaria e di altri monasteri “ in eadem patria”. Sembra pertanto che il monastero, cui allude il cronista, sia quello di Busano. In questo o più verosimilmente nel monastero di Fruttuaria, che aveva conosciuto tramite il Vescovo di Colonia Annone, si sarebbe ritirata per qualche tempo, al principio degli anni sessanta dell’XI secolo, l’Imperatrice Agnese, vedova di Enrico III.

Il Chronicon di Fruttuaria non sempre è attendibile e alcune sue parti vengono definite dal suo stesso editore “ di valore leggendario”. Il brano riguardante Libania, prima badessa di Busano,” non presenta infatti tracce di antichità”, non appartiene cioè al nucleo più antico e storicamente affidabile del Chronicon, ma a uno dei tanti interventi successivi, in cui notizie attinte da fonti documentarie s’intrecciano a narrazioni leggendarie, forse elaborate sulla base di tradizioni locali. Senza perciò escludere un coinvolgimento, almeno indiretto, di Guglielmo nella fondazione del monastero di Busano, va osservato che nei documenti più antichi non si conserva memoria della badessa Libania e che inoltre il privilegio di Niccolò II, indirizzato alla badessa Ostia il 30 dicembre 1059, non contiene riferimento alcuno a particolari vincoli di dipendenza del monastero di Busano da S. Benigno di Fruttuaria. Il papa indicava in un gruppo familiare signorile, capeggiato da Almerico o Emerico, secondo il cronista di Fruttuaria, i fondatori di S. Tommaso di Busano. Si tratta verosimilmente degli antenati di quei signori di Barbania,Rocca di Corio e Rivara che più tardi, nel 1114, concessero la proprietà del monastero all’abate di Fruttuaria. Soltanto allora, a partire cioè dal 1114, non si hanno più dubbi sulla dipendenza del monastero di Busano dalla giurisdizione dell’abate di Fruttuaria; dipendenza “ che il tardo rimaneggiatore del Chronicon fruttuariense cercò di anticipare, prefigurandolo nelle forme di un rapporto fra Guglielmo e Libania, presentata come figlia di Almerico.

San Tommaso di Busano è dunque, all’origine, uno dei tanti monasteri d’istituzione signorile, che si caratterizza come un monastero di famiglia, nel quale i fondatori e i loro discendenti si identificavano. Arricchito di beni attinti dal loro patrimonio fondiario e radicato in un determinato territorio, il monastero doveva servire come punto di cristallizzazione della compagine familiare. La famiglia ne aveva la proprietà, se ne assumeva la difesa e conservava con esso rapporti piuttosto stretti di natura economica e dinastica, ma anche e soprattutto spirituale e religiosa. Il fervore religioso della fine del X secolo e del secolo successivo aveva infatti incoraggiato la propensione dell’aristocrazia a fondare questi monasteri. Anche S. Tommaso di Busano era sicuramente segno ed emanazione del risveglio religioso di

Quel tempo. Nel privilegio del 1059 Niccolò II dichiara che il monastero era stato costruito da Almerico “ pia devotione”, ispirato cioè da un forte sentimento religioso

e dal desiderio di assicurare a se stesso e ai membri della propria famiglia la protezione divina attraverso le preghiere e l’intercessione delle monache, impegnate a vivere scrupolosamente la regola benedettina. A tale scopo il papa esortava la badessa Ostia a diventare un’ostia vivente, come appunto suonava l’etimologia del suo nome, e a essere di esempio alle “summissas sorores et confamulas”, per guidarle con l’esercizio e l’osservanza delle virtù ai pascoli eterni.

Il titolo di proprietà dei fondatori non comportava però legami giuridici tali da impedire che il monastero conseguisse, mediante la protezione papale, un discreto grado di autonomia nell’organizzazione della sua vita comunitaria. Niccolò II nel 1059 accordava al monastero il “ privilegium libertatis” e la “ defensio apostolica”. Egli inoltre ribadiva il diritto delle monache di eleggere liberamente la badessa, come prescriveva la regola benedettina, e proibiva a chiunque d’interferire nella sua elezione o di imporre una persona estranea alla comunità. Al vescovo confermava soltanto il compito di verificare l’idoneità dell’eletta e di immetterla nella sua carica, limitando il suo intervento ai poteri d’ordine e di ufficio propri dell’ordinario diocesano. In tal modo la normale presenza della famiglia dei fondatori nella vita del monastero veniva temperata dal richiamo del papa a uniformarsi a uno dei punti più qualificanti del programma di riforma monastica avviato da tempo nell’Occidente cristiano.

La protezione apostolica, la libera elezione della badessa e l’intervento d’ufficio del vescovo non preclusero perciò alla famiglia dei patroni di conservare la proprietà del monastero fino al principio del XII secolo. Furono infatti i signori di Barbania, Rocca e Rivara, eredi di Almerico e degli altri fondatori, a progettare l’unione del monastero alla congregazione di Fruttuaria, per sottrarlo a una condizione di degrado che l’atto del 1114 attribuisce agli attacchi portati da “ perversi Homines”. Non più in grado di difendere il monastero dalle mire e dalla violenza dei potenti, essi deliberarono di affidarlo a Fruttuaria, impegnando l’abate a respingere qualsiasi pretesa avanzata dai vescovi di Ivrea o, più probabilmente, dai conti del Canavese.

E la storia continua……….

Tratto da: Fondazioni monastiche femminili pregregoriane in Piemonte – G. Casiraghi

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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