Bottega del Monte Athos, croce con simboli della Passione, prima metà del XVII secolo, legno intagliato e scolpito.

L’opera è riconoscibile nella “ croce di legno con tutti i misterij della passione intagliati in osso a giorno nel suo stucchio” nell’elenco dei quadri, mobili e gioie del Palazzo Ducale di Torino del 1682. In un inventario “post mortem” di Madama Reale Giovanna Battista di Savoia Nemours (1644-1724), è ricordata “ Una croce di Legno alla Greca, in cui si vede La Passione di Nostro Signore e piccole figure d’Intaglio con piedestallo di Legno”,fatto che indurrebbe a ipotizzare un dono alla Duchessa. Non è l’unico esemplare di produzione greca conservato in Piemonte. Una croce simile fa parte del tesoro del Santuario di Oropa sin dal 1730, esemplari, anche più antichi, si rintracciano nelle collezioni delle corti europee, dal momento che tali oggetti, per il virtuosismo esecutivo e per la ricercatezza dei materiali, venivano ritenuti manufatti preziosi, adatti ad arricchire studioli e wunderkammer principesche.

Reliquiario ad ostensorio, secondo quarto del XIX secolo, ottone dorato e a fusione, argento a fusione e cesellato, damasco di seta, ceralacca, filo di cotone. Bottega torinese.

L’esemplare giunse nella sacrestia della Cappella della Santa Sindone entro il 24 dicembre 1881. Da una lettera del 1872 risulta che varie reliquie, già di proprietà delle regine Maria Teresa d’Asburgo Lorena ( 1801- 1855) e Maria Adelaide Asburgo-Lorena ( 1822-1855) si trovavano in deposito presso tale sede e, data la presenza nella teca di una reliquia di S. Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, riformatrice dell’Ordine Carmelitano e fondatrice delle Carmelitane Scalze, è possibile trovare una conferma all’ipotesi che si tratti di un dono destinato alla sovrana con lo stesso nome. La presenza di una testa di toro, corrispondente al punzone distintivo, per il valore del II titolo dell’argento, della Zecca di Torino, dal 1824 all’Unità d’Italia, permette di determinare una datazione al secondo quarto del XIX secolo ed attestare la produzione in ambito torinese. Sotto il piede è parzialmente leggibile il marchio dell’argentiere Carlo Balbino. La datazione è confermata dalle caratteristiche di stile: il basamento con ornato alla greca, il fusto con medaglione centrale e ghirlande di fiori disposte simmetricamente, la teca a forma di tempietto, sono elementi di chiara matrice accademica e classicista, apprezzati per tutto il secondo quarto dell’Ottocento.

Due reliquiari a medaglione: prima metà del XIX secolo, argento a fusione, filigrana d’argento, raso di seta, carta, vetro, ceralacca.

A sinistra la teca contiene una serie di frammenti appartenenti a santi eterogenei e di antica canonizzazione, ad eccezione di Santa Filomena. Figura storicamente di difficile definizione. Le ossa vennero rinvenute in Roma, presso le catacombe di Priscilla, a seguito della “ rivelazione” della Terziaria domenicana suor Maria Luisa di Gesù ( 1799-1875).

A destra , la teca contiene reliquie di vari santi, privi di legami. Il reliquiario costituisce un caso di esemplare pregevole di tipologia a “ paperole”.

L’individuazione sulla teca in argento, del bollo di garanzia dello Stato Pontificio, utilizzato dal 1815 al 1870, costituito dal triregno con le chiavi, permette di ipotizzare un dono effettuato a un membro della famiglia reale, confermato dalla presenza sul verso del sigillo del Capitolo Metropolitano di Torino, apposto dopo la consegna dell’oggetto.

Fonte: Il Tesoro della Sindone – L. Facchin

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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