Il Codex Seraphinianus è un libro scritto e illustrato con oltre mille disegni dall’artista italiano Luigi Serafini tra il 1976 e il 1978 la cui prima edizione è stata realizzata nel 1981 da Franco Maria Ricci.
Costituito da circa 360 pagine , il libro è caratterizzato da una lunga serie di curiose metamorfosi grafiche. Si presenta come un’enciclopedia scritta in una grafia indecifrabile, un alfabeto asemico.
Il Codex è una reinterpretazione in chiave fantastica e visionaria di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia,la fisica, la tecnologia, l’architettura …..

Solo stabilire cosa è il Codex Seraphinianus risulta difficile. C’è chi lo sfoglia come un libro, chi lo guarda come un’opera d’arte e chi lo pensa come un libro d’artista e tutti hanno ragione. Risulta chiaro fin dall’inizio che ciò che lo caratterizza più di tutto è la sua inafferrabilità. Sia le immagini che la scrittura illeggibile rifiutano ogni interpretazione e diventano dei dispositivi che attivano e potenziano i processi dell’immaginazione. Muovendosi tra i racconti e le immagini si apre un mondo inaspettato e pieno di vita, abitato da parole, scritture, grafismi, alfabeti, poesia. I graffiti sulle pareti delle caverne e quelli sui muri delle nostre città testimoniano come queste pratiche rispondano ad un istinto primitivo ancora vivo.

Dalla fine dell’800 la ricerca e la sperimentazione intorno a questi temi hanno animato l’arte, la poesia, la scrittura. La scrittura asemica in particolare è stata utilizzata come testimonianza dell’esistenza e dell’affermazione personale e anche come uno strumento di ribellione e di espressione artistica. Una particolare attenzione meritano le donne, le artiste e le femministe che, nella scrittura compulsiva e illeggibile hanno trovato lo spazio per esprimere l’affermazione personale in risposta ad un mondo che le voleva prive di voce. In questo panorama la combinazione di immagini surrealiste e scrittura asemica, fanno del Codex un’opera straordinaria che ha un unico precedente : il manoscritto Voynich del 1400.

Il Codex Seraphinianus è una pietra miliare, alimenta incessantemente studi, esperimenti, pratiche e nuove visioni a partire dal fenomeno dei tatoo sul web. Oggi questo movimento è globale e virtuale e se da un lato ci porta indietro all’età della pietra, allo stesso tempo ci proietta in avanti verso il mondo immagine. E’ un’odissea nel senso che ritorniamo dove eravamo partiti, a casa. Come ha detto profeticamente Luigi Serafini:” Il Codex è l’inizio del mio lavoro. Finirò a dipingere casette.”

Fonte: Sofia Marì – Accademia di Belle arti di Brera
Wikipedia

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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