In questi giorni d’autunno, Villa san Tommaso, l’antica dimora della famiglia Carron, che scrisse molte pagine della storia di Buttigliera Alta (TO), è immersa in uno spettacolo di colori.

Dal giallo acceso fino al rosso scarlatto delle viti selvatiche. Questo magnifico edificio, originariamente chiamato Villa delle Rose, è stato fatto costruire tra il 1620 e il 1631 da Giovanni Carron, il quale il 25 aprile 1619 divenne il primo Signore di Buttigliera; ottenne da Vittorio Amedeo I°, il primo Marzo 1631, il titolo comitale e avendo ereditato dalla seconda moglie un feudo in Tarantasia che si chiamava San Tommaso, iniziò a farsi chiamare Conte Carron di San Tommaso. Celso Carron, penultimo Marchese di San Tommaso e conte di Buttigliera, insieme alla moglie Giovanna Gabriella Felicita Sannazzaro di Giarole ed ai 10 figli, trascorreva molti mesi durante l’anno in questa splendida villa. Fece inoltre ristrutturare l’edificio, che era già stato ampliato ad inizio Ottocento, valorizzando i terreni circostanti ed organizzando grandi feste. Celso e Giovanna ricevettero qui la Famiglia Reale, con la quale intrattenevano stretti legami: il Marchese era comandante in seconda delle Guardie Reali del Palazzo e la moglie era dama “d’autour “di Maria Adelaide, moglie di Vittorio Emanuele II.

L’ultimo esponente dei Carron ad abitare la villa è stata Clementina, figlia di Celso e sorella di Gerardo, l’ultimo Conte di Buttigliera Alta.

Alla morte del fratello nel 1888 si prese cura della cognata, la povera Paola Solaro del Borgo, una donna inferma mentalmente. Clementina, che trascorreva qui con lei l’estate, dedicò l’intera vita ai poveri. Il 23 ottobre 1889, con l’obiettivo di dare ai figli dei suoi contadini un’istruzione di base ed una solida formazione cristiana, aprì a Villa San Tommaso una scuola per le ragazze della zona, gestita dalle Suore del Sacro Cuore. L’istruzione fu in seguito estesa anche ai ragazzi. Il 3 dicembre 1890 venne inaugurata una scuola di cucito per ragazze che permise a molte giovani di trovare impiego e vivere dignitosamente. Clementina il 19 maggio 1891 cedette ad Alfonso Vandel i terreni a Ferriera dove furono costruiti i capannoni industriali che negli anni diedero lavoro ad intere generazioni di persone provenienti da Buttigliera e paesi limitrofi, evitando così lo spopolamento di queste terre.

Alla sua morte avvenuta nel 1912, la nobildonna lasciò alle religiose del Sacro Cuore tutti i suoi beni.

La figura di Clementina è assimilabile a quella della Marchesa Giulia Falletti di Barolo, nobildonna che alla sua morte volle che venisse costituita l’Opera Pia Barolo, un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza, le cui principali finalità sono la carità e l’istruzione.

Tratto da: Il Filo della Memoria – Andrea Carnino

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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