Il castello, risalente verosimilmente a prima del 1200, venne costruito dalla famiglia dei ministeriali Katzenzungen (in ladino, de Cazenzunge, letteralmente “lingue di gatto”) in un luogo dove già sorgeva una torre recintata.

Secondo gli esperti (Tabarelli, Caminiti), poco probabile appare che sia stata la famiglia a prendere il nome dal castello, che a sua volta avrebbe preso il nome dalle caratteristiche caditoie a “lingua di gatto”.

Nel 1244 passò – ed è la prima testimonianza scritta – ai signori di Schlandersberg e, per la leggenda, furono gli ultimi esponenti di quella famiglia a piantare Versoaln, la vite più grande al mondo.

Passò poi ai Thun e ai Fuchs, finché nel 1535 passò ai Breisach, che gli diedero ancora nel corso del XVI secolo la forma attuale, tipicamente rinascimentale.

La vite più grande al mondo

Secondo gli studi scientifici condotti da Martin Worbes, responsabile dell’International Tree Ring Laboratory di Gottinga in Germania, la vite più grande al mondo è comunemente chiamata Versoaln.

Probabilmente è anche la più vecchia della Terra, unitamente ad un’altra vite con datazione simile che si trova presso Marburgo, in Slovenia, nota con il nome Stara Trta ( vecchia vite ). 

Si trova in Alto Adige, a Prissiano, frazione di Tesimo, lungo un pendio di porfido presso il ponte di pietra di Castel del Gatto (Schloss Katzenzungen), nominato per la prima volta da Henricus de Cazenzunge nel 1244, a circa 600 metri di altitudine.

Circa il toponimo, una versione vuole che il nome sia una storpiatura di Versailles, probabilmente perché la Val Venosta assomigliava a quel luogo ricco di vigneti.

Secondo un’altra ipotesi, la sua origine dipenderebbe dalla posizione difficilmente raggiungibile della vigna, che costringeva i contadini a utilizzare ceste trattenute da corde per il trasporto dell’uva. Nel dialetto sudtirolese, il termine “versoaln” può essere infatti tradotto con “assicurare il raccolto e trasportarlo mediante l’utilizzo di corde”.

Un’altra versione vuole infine che il nome derivi dal termine pre-romano faxoal oppure frason, che stava ad indicare una “fila di strisce parallele lunghe e strette”.

La leggenda vuole che la vite sia stata piantata dagli ultimi Schlandersberg, proprietari del castello, agli inizi del XV secolo. Si hanno le prime testimonianze del vitigno in alcuni documenti risalenti al 1660.

Ricerche condotte dall’Università di Gottinga, hanno stabilito un’età approssimativa di 350 anni, che fa di Versoaln la vite più vecchia della Terra. Salvo diverso avviso, la vite è ritenuta essere anche la più grande del continente: i suoi rami coprono infatti circa 350 metri quadri di pergolato.

Dalla sua uva (ne produce dai 3 ai 7 quintali l’anno, a seconda dell’annata) si produce un vino bianco che porta lo stesso nome della pianta, prodotto in 600-700 bottiglie numerate, acquistabili direttamente presso il castello.

Esso viene descritto come “nettare degli dei“, di colore verdognolo, gradevole al palato con gusto leggermente fruttato, dotato di struttura delicata e di una spiccata e fresca acidità.

Tale vitigno è sopravvissuto alla fillossera della vite del secolo scorso ma circa 50 m² sono stati danneggiati dall’apoplessia.

La cura colturale è demandata alla scuola professionale per la frutticoltura, viticoltura e floricoltura Laimburg di Ora, un polo scientifico d’eccellenza nell’ambito dell’agricoltura e della viticoltura in Alto Adige.

Dal 2006 i giardini di castel Trauttmansdorff ne hanno assunto la tutela.

Riferimenti:

  • ANSA.it
  • Umami news
  • castel.catzenzungen.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.