“Qui mi ha portato Bonifacio Rotario cittadino di Asti in onore del Signore Nostro Gesù Cristo e della Beata Maria Vergine nell’anno del Signore 1358 il giorno 1° di settembre”.

Alla base del trittico in ottone della Madonna del Rocciamelone, il cui originale è conservato nel Museo diocesano di Susa, si trova incisa su due righe sotto le figure e si legge con chiarezza nei bei caratteri gotici questa descrizione essenziale in lingua latina.

La parola iniziale, l’avverbio “hic”, è degna di una duplice quantunque diversa attenzione: non tanto per il fatto che questo “hic” su un oggetto portatile (così induce a definirlo il verbo “aportavit”) potrebbe in teoria riferirsi anche ad un altro luogo, sebbene per storia e per fede indichi la vetta del Rocciamelone, quanto per una riflessione grammaticale sul caso in cui si trova.

La premessa è un riepilogo degli avverbi di luogo, presentati secondo le funzioni che adempiono:

il luogo nel quale ci si trova (stato in luogo),

il luogo verso il quale si va (moto a luogo),

il luogo dal quale si viene (moto da luogo),

il luogo attraverso cui si passa (moto per luogo).

Nella lingua latina le due serie di avverbi piú usati sono i seguenti:

“hic”, qui, “huc” verso qua, “hinc”, di qua, “hac” per qua;

“ubi”, dove, “quo” verso dove, “unde”, da dove, “qua”, per dove.

Sono classiche le domande “ubi es”, dove sei? e “quo vadis”, dove vai?

L’avverbio indicante il luogo in cui ci si trova è in italiano “qui”, cui corrisponde in latino “hic”. In italiano c’è una distinzione che quasi non si avverte tra lo stato in luogo (appare preferibile “qui”) e il moto a luogo (di solito “qua”). In latino invece la distinzione è rigorosa: ora “aportavit” (mi ha portato, mi portò, mi ebbe portato) è un verbo di movimento che comporta il conseguente moto a luogo. È cioè diverso “qui io sono” (stato in luogo) da “mi ha portato qua” (moto a luogo).

In conclusione, in quell’opera di splendida oreficeria fiamminga e di alto valore devozionale il rigore grammaticale classico (“huc”) ha ceduto il passo all’uso semplificato (“hic”) del benemerito committente del XIV secolo.

Di Germano Bellicardi

Presidente di SEGUSIUM - Consigliere di Amministrazione di MONASTICA NOVALICIENSIA SANCTI BENEDICTI.

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