sala interna della biblioteca reale di torino

I libri nei loro passaggi di mano in mano hanno vissuto molte vite, ospitando e proteggendo le memorie e le testimonianze di chi li ha posseduti o anche solo letti.

Ricordo come fosse ieri il giorno in cui sono arrivato a Torino. Faceva caldo, chiuso nel cappotto di carta marrone che mi avvolgeva, mi proteggeva. Quando il mio autore – il Maestro Fortunato Magi – ha preparato il pacchetto temeva che arrivassi sporco, danneggiato o peggio che la sua creatura manoscritta non arrivasse mai nelle mani del Re. Invece un segretario, ha aperto il pacco e mi ha adagiato sopra una scrivania in una grande stanza affrescata del Palazzo Reale, risplendevo di gioia, anche se tutti avranno pensato quel luccichio provenisse dalla mia elegante copertina in seta blu; perché dopotutto un volumetto manoscritto non può provare gioia, o no? Il Re mi ha destinato alla sua Biblioteca: sono così entrato nella grande famiglia dei preziosi omaggi musicali a Vittorio Emanuele II.

Ero felice, le tante, lunghe ore, in cui il Maestro Magi mi aveva creato, annotando con penna e calamaio ogni singola nota, pausa, accento, dinamica sulle mie pagine pentagrammate per creare la sua Gran Sinfonia, avevano finalmente un senso. Io e tutti i miei compagni d’avventura, spartiti come donati ai Savoia nel corso degli anni da musicisti di valore, siamo rimasti insieme per più di un secolo e mezzo: ormai siamo una famiglia, una famiglia che i bibliotecari di oggi chiamano fondo. Solo una cosa mi spiace: sono arrivato a Torino troppo presto, lasciando Lucca e casa Magi prima che vi arrivasse il nipote Giacomo. Se fossi rimasto ancora un po’ a Lucca, forse sarei stato accarezzato dalle manine del piccolo Giacomo Puccini, destinato a diventare uno dei più grandi compositori italiani dell’Ottocento. E’ stato proprio lo zio Fortunato, il mio autore, ad introdurlo allo studio della musica!

Ma non voglio perdermi nei rimpianti. Oggi vivo sereno in Biblioteca Reale, e per i bibliotecari di oggi io mi chiamo Ms.Ob.246. Ma dietro quello che sembra solo un codice freddo e poco significativo, relativo a un vecchio manoscritto musicale poco consultato, c’è una storia, e io avevo proprio voglia di raccontarla….”

Fonte: Biblioteca Reale Torino – Manoscritto musicale Ms.Ob.246

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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