Il leggendario Sforza - Savoia, miniature

Il Leggendario Sforza – Savoia è uno dei capolavori della miniatura rinascimentale, nonché il codice miniato più prezioso della Biblioteca Reale di Torino.

Il manoscritto fu realizzato nel 1476 per il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e per la consorte Bona di Savoia. Il nome “Leggendario” deriva dal contenuto dell’opera: il volume è infatti una raccolta di storie, o leggende, tratte dai Vangeli Apocrifi e dal Nuovo Testamento. In particolare, il testo racconta le vicende di Gioacchino e Anna, di Maria, di Gesù e del Battista, con una parte conclusiva dedicata all’Apocalisse.

Il racconto è accompagnato da un apparato illustrativo ricchissimo: ben 324 grandi scene miniate (spesso due per pagina) realizzate da Cristoforo de Predis, uno dei pochi artisti sordomuti del tempo, al servizio di importanti famiglie come gli Este e i Borromeo, figura tra le più importanti della miniatura lombarda del Quattrocento ma del quale non si hanno molte notizie. Sappiamo che nacque tra il 1445 e il 1447, probabilmente a Milano, e che era sordomuto, come rivela lo stesso artista firmando il Leggendario: OPUS XR(IST)OFORI DE PREDIS MUTI DIE 6 APRILIS 1476. Quella di Cristoforo fu una carriera breve (morì a soli 37 anni) ma prestigiosa: tra i suoi committenti figurano infatti i duchi di Milano e Ferrara, il Vescovo di Piacenza e i Borromeo, per i quali realizzò un altro splendido manoscritto, l’Offiziolo Borromeo. La pittura di Cristoforo è basata su una tavolozza di colori splendenti, stesi su volumi cesellati e irrobustiti grazie alla lezione ferrarese e fiamminga. Come rivelano le miniature del Leggendario, l’attenzione ai preziosissimi decorativi e ai dettagli si sposa al gusto per una narrazione piacevole, mite, incantata, ispirata alla pacatezza espressiva di Vincenzo Foppa.

Cristoforo scelse di ambientare gli episodi evangelici ai suoi giorni, nell’Italia del Quattrocento.

In ogni miniatura si scorgono così frammenti di vita quotidiana del tempo, dagli arredi negli interni ai costumi dei personaggi. Nelle architetture che fanno da sfondo alle scene urbane, inoltre, il lettore poteva riconoscere edifici a lui familiari, come la facciata dell’antico Duomo di Milano. Con questo espediente il racconto evangelico veniva attualizzato, destando un coinvolgimento psicologico ed emotivo ancora maggiore. La vena narrativa delle illustrazioni e la spiccata potenza visiva dell’insieme fanno del “Leggendario” una sorta di spettacolare romanzo illustrato del Rinascimento italiano.

Ritratto di Galeazzo Maria Sforza di Piero del Pollaiolo, 1471
Ritratto di Galeazzo Maria Sforza di Piero del Pollaiolo, 1471

Principe gaudente, esteta “magnificentissimo”, uomo incline all’ostentazione del lusso più sfrenato: con queste parole veniva descritto dai contemporanei Galeazzo Maria Sforza durante il cui ducato (1466-1476) la corte milanese divenne “una de le più resplendente de l’universo”.

Il suo mecenatismo si manifestò soprattutto nelle grandi opere pubbliche, come la decorazione delle cappelle dei castelli di Milano e Pavia o la fondazione di Santa Maria degli Angeli a Vigevano.

Raffinato bibliofilo, Galeazzo Maria Sforza disponeva di una ricca biblioteca composta da oltre cento volumi, molti dei quali da lui stesso commissionati.

Nelle pagine del “Leggendario Sforza-Savoia” le insegne del duca si alternano alle armi di Casa Savoia, in onore alla consorte Bona di Savoia: il codice può dunque considerarsi una sorta di suggello allegorico dell’unione tra le due famiglie, ma anche un segno del riavvicinamento tra Galeazzo Maria Sforza e il re di Francia (Bona era cognata di Luigi XI), cui rimandano i tre gigli dorati raffigurati nel libro.

Ma com’è arrivato a Torino il Leggendario Sforza-Savoia? Secondo una fonte antica, quando Galeazzo Maria Sforza dovette allontanarsi dalla città per motivi guerreschi, affidò il libro a una monaca di un convento milanese: alla morte improvvisa del duca, nessuno reclamò il codice, che passò in seguito alla famiglia del conte Toesca. Nel 1841 il codice fu poi donato al re Carlo Alberto di Savoia, e da allora fa parte della Biblioteca Reale di Torino, che fu istituita dal re nei primi anni del suo regno (1831-1849), quando diede incarico al conte Michele Saverio Provana del Sabbione di raccogliere quanto rimasto del patrimonio librario dopo la donazione di Vittorio Amedeo II all’Università di Torino e dopo le sottrazioni dovute alle spoliazioni dell’età napoleonica.

Il Leggendario Sforza – Savoia, miniature: un soggetto orega inginocchiato un angelo
Il Leggendario Sforza – Savoia, miniature
Il Leggendario Sforza – Savoia, miniature: la Vergine seduta sulla destra in compagnia di un angelo, inginocchiato sulla sinistra.
Il Leggendario Sforza – Savoia, miniature

Fonte: La biblioteca impossibile. Il leggendario Sforza – Savoia

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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