Sede di stazione del telegrafo Chappe: Sacra di San Michele

Sin dall’antichità si è comunicato a distanza, con fuochi e fumo o con banderuole come in Marina, segnali convenuti, ma la novità e l’utilità dei segnalatori di Claude Chappe è che si possono trasmettere, su lunghe distanze, frasi e messaggi interi e diversi, in pochissimo tempo e con massima segretezza. Egli, in definitiva, crea un sistema le cui forme devono essere molto ben visibili e con movimenti semplici, di facile trasporto, resistente alle intemperie e molto basilare nella segnalazione: ciascun segnale rappresenta un’idea elementare e crea una specie di nuovo linguaggio.

Questo telegrafo a bracci, concepito e realizzato negli anni appena successivi alla Rivoluzione Francese, è esso stesso rivoluzionario sia per la sua importanza in termini di utilità pratica sia per la nuova concezione di stato moderno centralizzato, di cui è espressione.

Il funzionamento relativamente semplice risponde, meglio di altri balzani tentativi realizzati precedentemente, all’esigenza molto sentita di trasmettere concetti, ordini, notizie a distanze notevoli con tempi ridotti: siamo in un’epoca in cui per far giungere al destinatario due semplici, ma spesso importantissime parole, occorrono intere giornate a cavallo e in un momento in cui la Francia Repubblicana e poi quella Napoleonica si trovano a fronteggiare tutte le monarchie europee. Copia dei dispacci inviati viene però, secondo le regole militari di duplicazione dei messaggi, recapitata al destinatario proprio da corrieri a cavallo.

Tutto si basa su una rete di torri-stazioni, già esistenti o costruite appositamente, dotate di due cannocchiali, con ingrandimento da 40 a 60 volte, puntati in direzioni opposte, verso altrettante stazioni, che ricevono e ritrasmettono messaggi utilizzando un palo di supporto verticale, alto almeno 4 metri e mezzo e posto su un’altura, in cima alla quale si articolano tre parti. Un regolatore: un braccio orizzontale di 4 metri che può ruotare di 360°. Due indicatori: braccia di circa due metri dotati di contrappesi manovrati con maniglie, disposti a ciascuna delle sue estremità. Questi comunicano con un dispositivo collocato all’interno del posto telegrafico: ogni spedizione è codificata come un numero. È praticamente impossibile decifrare un dispaccio non conoscendone iI codice. Chappe si ispira ai principi della cifratura e della stenografia, la tachigrafia: fa evolvere la comunicazione passando dal sistema alfabetico a quello codificato. Assegna un segnale a ciascuna delle dieci cifre decimali e decide la lunghezza dei dispacci ad un massimo di quattro cifre: si ritrova da 1 a 9.999 codici differenti a sua disposizione.

Il tutto è lento, limitato e fonte di errori: per inviare dispacci molto lunghi occorre trasmettere molte posizioni e alcune non sono facilmente riconoscibili da lontano, poi non esistono segnali che controllino la fine delle parole o dei messaggi e controlli per verificare la correttezza della ricezione. Dopo vari miglioramenti Claude decide di limitare le posizioni del regolatore: seguendo il giogo del meccanismo, questo e gli indicatori assumono differenti inclinazioni, formando, fra loro, delle figure che costituiscono altrettanti segnali. Il regolatore può essere orizzontale, verticale e obliquo a sinistra o destra, mentre ciascuno degli indicatori occupa, in rapporto ad esso, sette posizioni con rotazioni di angoli di 45°. Su ciascuna delle oblique del regolatore, gli indicatori formano 98 segnali: 92 sono utilizzati per lettere, sillabe, parole e frasi di uso frequente e 6 per i messaggi e i servizi di controllo delle postazioni. Quelli formati quando il regolatore si inclina a destra indicano dispacci, quelli formati sull’inclinazione a sinistra sono di servizio. Quest’ultimi sono compresi a prima vista da tutti gli impiegati: si trasmettono su tutta la linea, ma quelli di destra portano un numero d’ordine corrispondente alle 92 pagine di un vocabolario, da utilizzarsi sia per la cifratura che per la decifrazione del messaggio. Ciascuna pagina contiene 92 parole: un totale di 8.464 vocaboli. Il primo segnale indica il numero di pagina e il secondo il numero d’ordine della parola. Ad esempio due numeri rappresentati uno di seguito all’altro: 59-88 indicano rispettivamente la 59esima pagina e la 88esima parola. In seguito saranno usate solo 49 combinazioni di posizioni diverse a cui corrisponderanno tutte le lettere dell’alfabeto, i numeri da 0 a 9 e un certo numero di messaggi convenzionali.

Esiste un secondo vocabolario, detto delle frasi: contiene frasi, pezzi di esse, riunioni di parole. Quando si vuole fare riferimento a questo, un primo segnale indica quello dei due vocabolari a cui ci si riferisce, un secondo e un terzo fanno conoscere la pagina e il numero d’ordine della frase. C’è ancora un terzo vocabolario, quello geografico e un quarto, quello dei nomi propri, i cui impieghi sono sempre indicati da particolari segni. A più riprese vengono modificati, fino a ridurli ad uno, cosa che semplifica e accelera il servizio di trasmissione.

I vocabulaires de l’ingénieur sono stati elaborati dal fratello Ignace che li ha ricalcati sulle comunicazioni diplomatiche che il console di Francia a Lisbona, Léon Delaunay, ha suggerito agli inventori nel corso dei primi esperimenti.

Questo metodo viene superato con la creazione del vocabulaire du Comité de Salut publique o grand vocabulaire: identico al suo predecessore, ma caratterizzato da un sistema in codice solo numerico, destinato ai vertici del potere. Il Comitato ne sarà il fruitore unico escludendo dalla lettura dei dispacci gli autori stessi che non ne conserveranno alcuna traccia.

Il tutto è garantito da un sistema di corde che scorrono su pulegge, costruite dall’orologiaio Abraham Breguet, che comandano i bracci: le lamine ruotando sui perni assumono le diverse posizioni, a cui corrispondono lettere dell’alfabeto, sillabe, vocaboli. Un modello più piccolo degli stesi bracci si muove in sincronia per permettere al telegrafista di controllarne proprio i movimenti.

Regolatori e indicatori sono di colore nero per avere più contrasto nel cielo .

Terminata la trasmissione, l’apparecchiatura assume la posizione di riposo.

La rete comincia a funzionare in Francia il 15 agosto 1794, la linea Lione-Milano, che attraversa la Maurienne e la Valle Susa, è innalzata fra il 1805 e il 1806 ed è dunque costituita da telegrafi ottici collegati a vista. La distanza fra le torri va da 12 a 30 chilometri: i segnali ricevuti da un punto vengono interpretati e replicati dal successivo e così via. Il sistema funziona solo alla luce solare: l’installazione di lampade montate sui bracci per segnalazioni notturne non ha dato risultati soddisfacenti. È poi soggetto a tutte le perturbazioni atmosferiche, del clima, delle stagioni e considerevolmente aggravato dalle deficienze tecniche dell’epoca: in media si trasmette sei ore al giorno e in inverno è motivo di soddisfazione se si riesce a muovere l’apparecchiatura per almeno tre ore. L’orario più favorevole alla trasmissione è quello che precede o segue di qualche minuto la levata o il calare del sole. Problematiche risultano le trasmissioni dei dispacci con la pioggia, con il levarsi della nebbia, la neve e la grandine.

I tempi di trasmissione sono relativamente brevi: in teoria 30 secondi per segnale. È poi necessario trascrivere e decifrare, in media una mezz’ora: un invio di trenta parole può essere trasmesso tra Parigi e Lione in poco meno di un’ora, ovviamente tempo e ore di luce permettendo.

I luoghi, sulla linea Lione-Milano, ove sono collocate le apparecchiature sono generalmente alture relativamente accessibili agli incaricati, possibilmente non soggette a nebbie e visibili, con un buon cannocchiale, a una distanza generalmente fra i 12.000 e i 18.000 metri. In pianura o nei siti nebbiosi la distanza si riduce a 8.000-10.000 metri e a 6 -7 mila fra gli alberi e le case. Al fine di non moltiplicare i siti e ridurne il numero allo stretto necessario, le stazioni telegrafiche sono poste, dove possibile, su campanili o torri di vecchi castelli, oppure si costruiscono padiglioni in cima alle colline, ben in vista e dominanti una vasta estensione del paese.

Nelle nostre vallate montane le stazioni possono essere collocate a mezza costa: il fondo valle e la sommità spesso sono nascosti dalla nebbia e dalle nuvole. Questo però non toglie che in alcune località della Maurienne e della Valle alcune siano installate sopra i 2.000 metri, o comunque fra i 1.000 e i 2.000. Sui fianchi della Valle dell’Arc alternativamente una a sinistra e una a destra. Quindi per la costruzione è necessario arrampicarsi e spostarsi, su percorsi difficili e faticosi, lontano da paesi e da alberghi, più spesso a piedi che a cavallo o a dorso di mulo: si deve compensare con contanti e subito gli addetti, quasi sempre locali, al trasporto degli strumenti. Queste sono, fra le altre, le motivazioni con cui il Ministro dell’Interno di Napoleone giustifica le spese per il tracciato della linea: dopo la morte di Claude Chappe, ad esempio, l’Ispettore Lair, che ne continua il lavoro di scelta dei siti, spende, dall’agosto 1805 al marzo 1806, 3.700 franchi nelle sue missioni. Un rapporto del Ministero, datato 23 ottobre 1805, valuta il costo di una stazione in 3.500 franchi: un solo cannocchiale ne costa 500, le spese totali di installazione, fra Parigi e Milano, in 235.000 franchi e quelle dell’esercizio annuale in 115.800.

La maggior parte dei documenti, soprattutto reperibili presso le Amministrazioni Comunali attraversate dalla linea, parlano solo di legname fornito per la costruzione delle stazioni e sembrano riferirsi a edifici, i Bharacons solo in legno, più rari sono quelli che citano anche piccole forniture di pietra.

Il termine bharacon è anche una delle poche indicazioni toponomastiche rimaste in Maurienne e in Valle di Susa che servono a identificare il posto di un telegrafo, ad esempio la località Baraccone a Combe-Frassinere oggi nel comune di Condove .

Naturalmente un telegrafo servito da stazioni installate su di un percorso di 850 chilometri attraversa zone di clima e condizioni meteorologiche profondamente differenti, con tutte le conseguenze e i ritardi che ne conseguono: mancanza di visibilità e difficoltà di gestione e di manovra. Queste sono particolarmente pesanti per alcuni siti sulle Alpi della Maurienne e della Valle di Susa: soprattutto nel settore del Moncenisio. Qui il freddo è presente per circa 200 giorni all’anno e la temperatura scende, a meno di 10 gradi, in media per 70-80 giornate, causando gravi malattie agli addetti. Nebbie e nevicate, poi, impediscono la trasmissione per diversi giorni. L’Amministrazione parigina, nel 1809, considera, per questi motivi, l’istituzione, nella tratta tra Sardière e la Rampe de la Ramasse e solo in caso di paralisi per cattivo tempo, di un servizio di staffette: avrebbero impiegato due ore e mezzo per coprire il percorso, con altrettanto ritardo nelle trasmissioni. Al progetto non si da corso, così come a quello di raddoppiare la linea a strapiombo sulla valle della Dora Riparia, con una seconda nel fondovalle. Viene invece progettata la linea alternativa Lione-Tolone con il proseguimento su Genova e la risalita verso Alessandria.

Altre difficoltà sono causate dalla violenza dei venti: la ben nota Lombarda che soffia dalla Valsusa e la Vanoise proveniente dalla Savoia. Distruggono le installazioni aeree delle stazioni e per ovviarvi l’attrezzatura del telegrafo è modificata: si sostituiscono le lamine laterali, in un solo pezzo, con telai con lamelle posizionate obliquamente, come in una gelosia. Nei due telai sono orientate all’opposto: per opporre meno resistenza al moto violento dell’aria che così le attraversa.

Questo nuovo modello viene chiamato ligne de Milan.

Oggi fa sorridere ripensare a carrucole che permettono a palette di animarsi sulle sommità delle montagne, da dove grezzi montanari scrutano l’orizzonte, ma quella è stata un’autentica rivoluzione. Tant’è che accanto alle linee ufficiali, sorgono ben presto quelle pirata e qualche operatore arrotonda il magro compenso, trasmettendo informazioni economiche come le quotazioni di borsa, provocando, già allora, l’immancabile scandalo.

Continua:

“Le télégraphe aérien” in Val di Susa: il telegrafo ottico di Claude Chappe. La vita nelle stazioni. Le stazioni di San Grato a Rivoli e della Bicocca a Buttigliera.

Sede di stazione del telegrafo Chappe: Cappella di San Grato a Rivoli
Sede di stazione del telegrafo Chappe: Cappella di San Grato a Rivoli, nell’omonimo parco pubblico.

Foto in copertina: Sacra di San Michele, sede anch’essa di una stazione del telegrafo Chappe

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“Le télégraphe aérien” in Val di Susa: il telegrafo ottico di Claude Chappe. La storia

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