Torre della Bicocca di Buttigliera, vecchia stazione telegrafica

Dicendo telegrafo viene spontaneo aggiungere “Morse” mentre nessuno lo associa a “Chappe”. Documentandosi sulle torri, più o meno sperdute, che punteggiano la valle di Susa, si scopre invece che Napoleone, al tempo della Seconda Campagna d’Italia, durante il viaggio che lo conduce a Milano per cingerne la corona di Re, ordina di costruire un collegamento fra Parigi ed i domini italiani, appunto col “telegrafo Chappe”: il primo sistema di telecomunicazioni apparso alla fine dell’Illuminismo, in un periodo fertile di innovazioni tecniche, come la mongolfiera, l’elettricità e le ferrovie.

Claude Chappe nasce il 25 dicembre 1763 a Brulon, vicino Le Mans, secondogenito di cinque figli, che si applicheranno tutti nella telegrafia ottica, di un ispettore generale dei beni della corona e di una signora della borghesia locale. Dopo gli studi al Collegio Reale di La Flèche è nominato Abate Commendatario dotato di due importanti sinecure, quindi senza obbligo di Messa: ne approfitta per dedicarsi alla fisica e alla meccanica, le vere passioni, impegnandosi anche in esperimenti sull’elettricità statica. Fin da quando è novizio nel seminario di Angers, volendo corrispondere giornalmente con due fratelli, che frequentano un Istituto di istruzione distante più di una lega, idea un sistema di segnali fatti con le differenti posizioni di una riga oscillante su una pertica verticale. Grazie ad un cannocchiale i tre, posti in un luogo sopraelevato, riescono giornalmente a comunicare fra loro: osservano le differenti posizioni che assume la riga e, tramite un particolare codice di segnalazioni, predisposto a tale scopo, attribuiscono a ciascuna un significato.

Al sopraggiungere della Rivoluzione, soppresse dalla Cosituente le rendite, disoccupato, intraprende con i fratelli Ignace e Abraham lo sviluppo di un vero sistema di comunicazione mediante segnalazioni semaforiche meccaniche: vista la difficoltà pratica a realizzare un telegrafo elettrico si indirizza verso un sistema ottico.

Compie parecchie ricerche e nel marzo del 1791 sperimenta un sistema che funziona rendendosi subito conto che può essere adottato su vasta scala per una trasmissione celere di informazioni urgenti, come, ad esempio, quelle concernenti eventi militari. La rete è formata da telegrafi ottici posizionati su colline, torri e campanili: consentono di passare messaggi a cascata da un punto al successivo, che a sua volta rimanda ancora al successivo.

I telegrafi sono distanti circa 10-20 chilometri e devono essere visibili a due a due: in caso di nebbia o di oscurità il servizio si interrompe.

Agli apparecchi dà il nome di tachigrafo, dal greco scrivere veloce.

Dopo diverse altre prove, il 22 marzo 1793, l’ Assemblea Legislativa Francese, grazie anche al fratello Ignace, che ne è membro, e all’aiuto del deputato Charles-Gilbert Romme, approva e finanzia i suoi esperimenti: 5.000 franchi sotto il controllo di due Commissari del Ministro della Guerra, il cui Capodivisione, nell’aprile del 1793, darà il nome telegrafo, dal greco scrivere a distanza, alla strumentazione messa a punto.

Il 12 luglio ha luogo, innanzi ai membri della Convenzione, l’esperimento decisivo: trasmette messaggi su trentacinque chilometri tra Parigi e Saint-Martin-du Tertre, tramite il punto intermedio di Ecouen. La Convenzione, presieduta da Danton, adotta la sua invenzione il 25 nominandolo Ingegnere Thélégraphe con uno status assimilabile a quello di Tenente del Corpo del Genio. Il 4 agosto il Comitato di Pubblica Sicurezza decreta l’istituzione di una rete di quindici stazioni, su una distanza di duecento chilometri tra Parigi e Lille: nelle relative torri dimorano due operatori con binocolo che seguono le procedure di comunicazione. Entra in funzione il 15 agosto 1794 ed è “battezzata” ufficialmente il 30 con la trasmissione, poche ore dopo l’accaduto, della riconquista da parte delle truppe Repubblicane della cittadina di Condé-sur-l’Escaut, occupata dagli austriaci l’anno precedente: l’impressione destata è notevole. È nata la prima rete di comunicazioni che permette di scambiare messaggi su un intero territorio nazionale: ad ottobre si procederà ad istituire il collegamento fra la capitale e Landau e successivamente quello con Brest.

Nel 1799 le stazioni telegrafiche sono 150, tra cui la Parigi-Strasburgo e la Parigi Brest. La Paigi-Lione estesa a Marsiglia e Tolone, iniziata in quell’anno si ferma a Digione per problemi finanziari: è portata a termine, come detto, nel 1805 da Napoleone Bonaparte. Il 23 gennaio dello stesso anno Claude, non aveva retto alle forti pressioni che gli giungevano da più parti, alla comparsa di parecchi sedicenti inventori di sistemi analoghi e di altri che avanzavano la pretesa di essere stati loro i veri ideatori, o di chi sosteneva di aver progettato telegrafi più efficienti: si era tolto la vita gettandosi nel pozzo dell’Hotel Villeroy di Parigi, sede centrale del telegrafo.

È sepolto, accanto al fratello Ignace, nel famoso cimitero parigino di Père Lachaise.

Pierre-François e Ignace gli succedono a capo della telegrafia mantenendo il titolo di amministratori, mentre Abraham diventa addetto alla traduzione dei dispacci trasmessi e ricevuti dall’Imperatore: è nominato alla direzione del telegrafo presso lo Stato Maggiore generale della Grande Armata e il 7 aprile una lettera lo informa della sua appartenenza alla franco massoneria di Francia. Nel 1823 subentra, ai due fratelli maggiori, René che affianca nella direzione Abraham.

I fratelli Chappe restano l’asso nella manica dell’Imperatore: con lui decidono dove impiantare le linee o quale vecchia rete prolungare.

Due giorni dopo l’abdicazione di Napoleone, Ignace e Pierre-François presentano il quadro delle linee e la proposta di alcuni prolungamenti al ministro della guerra dei Borboni, mentre in occasione della parentesi dei Cento giorni, con l’Imperatore nuovamente a Parigi, si rimettono camaleonticamente al suo servizio.

Sotto il regime della Restaurazione, dopo l’abdicazione definitiva di Napoleone, sono ancora saldamente ai loro posti: si dice da tempo e da più parti che gestiscano il servizio come fosse una loro proprietà. René e Abraham resteranno alla direzione fino al luglio 1830, quando il primo sarà messo a riposo e il secondo destituito.

Il primo progetto di una comunicazione telegrafica con l’Italia del Nord, affidato a Claude Chappe, è deciso dal Direttorio il 18 gennaio 1799. I lavori si fermano alla riconquista di Torino, nell’agosto, da parte delle truppe austriache e per la caduta, a novembre, dello stesso Direttorio: le stazioni fra Parigi e Digione già costruite sono abbandonate. Solo nel 1805 Napoleone, recandosi a Milano per l’incoronazione a Re d’Italia, il 18 giugno, ordina lo stabilimento di una linea fra la città italiana e la capitale francese passando per Lione: raddoppia così le comunicazioni mentre costruisce la strada del Moncenisio ed è costantemente informato dei movimenti austriaci ai confini del suo Impero.

I lavori sono condotti celermente: nello stesso anno si è a Lione e nel 1806, attraversando la Savoia, a Torino: nel 1807 l’ispettore Lair ne è promosso direttore, ma non viene subito utilizzata, anzi nell’aprile 1808 “fut mise en sommeil” con un solo custode nelle stazioni. Alla ripresa dei lavori, in settembre, si stimano necessari 9.000 franchi per mettere in sesto le stazioni in montagna.

Per il proseguimento, attraverso le colline del Monferrato, per Milano e poi Mantova e Venezia si deve invece aspettare il 1809: il tracciato è reperibile presso l’Archivio di Stato di Milano.

A metà luglio 1810 il telegrafo ottico collega Parigi con Venezia con una linea di 850 chilometri. Quando prima un corriere impiegava cinque giorni da Parigi a Milano, ora una notizia vi giunge in 24 ore esatte, condizioni climatiche permettendo, e viene fatta proseguire immediatamente per la Serenissima. Nel 1813 viene progettata anche la linea Venezia-Ancona: servono informazioni celeri sulle manovre della flotta inglese e sui corsari che infestano l’Adriatico.

Sul suolo italiano sono installate in tutto 124 stazioni su una lunghezza di 1.200 chilometri.

Vari percorsi sono possibili per valicare le Alpi: scendere a Tolone e poi a Nizza collegandosi così con Genova, oppure per il colle dell’Autaret e il Monginevro, toccando Grenoble e quindi Briançon: la limpidità dell’atmosfera assicura un’ottima trasmissione dei segnali. Infine il Moncenisio affiancando proprio la strada napoleonica: questa è la scelta attuata.

Si passa per i 987 metri del Colle dell’Epine, fra Lione e Chambéry e poi il tracciato lungo la Maurienne è tutto da stabilire: l’Amministrazione Chappe, ormai ricca di esperienza, di fronte all’attraversamento delle Alpi si scontra con una situazione totalmente nuova. Bisogna evitare le nebbie del fondo valle ma anche le nuvole delle alture.

Da Lione a Torino si contano 32 stazioni: di cui sei in Valle Susa: due nella cittadina francese, Sain Pierre di Chandieu, Charantonnay, Chatonnay, Saint Didier de Bizonne, Colombe, Saint Nocolas de Macherin, Mimbel, Saint Sulpice, La Thuile, Champ Laurent, Le Pontet, Saint Lègere, Montgellafray, Montvemier, Montdenis, Drelle, Saint Andrè, Aussois, Valloire. Per giungere a Sardières: il paese nel 2015 vince il premio “Les Rubans du Patrimoine pour la réhabilitation du Télégraphe Chappe” in seguito ad un eccezionale lavoro di restauro. Riportato alla luce nel 2002, in località Mollard-Fleury grazie ad una solerte opera di volontariato e ad un parziale finanziamento, proveniente dal Conseil General di Lanslebourg, è completamente ricostruito secondo le tecniche di allora. Si prosegue per la Grande Tourra, a 2.200 metri, nel comune di Termignon: il tracciato da qui a Torino è il più difficile da identificare. Nell’Archivio di Stato cittadino non esiste alcun documento su costruzione o funzionamento della linea telegrafica: si deve ricorrere ad antiche carte topografiche, a scritti di autori locali dedicati a varie località e a uno schema topografico lineare della zona del Moncenisio. Si sono così identificate due stazioni sul comune di Lanslebourg indicate sul “Plan de la route du Moncenis” del topografo francese Derrien, offerto nel 1815 al Re Vittorio Emanuele I. La prima è collocata con la menzione “télégraphe” al di sopra degli alpeggi della Bouffa, poco dopo l’inizio della discesa della Ramasse e trova posto anche sulla carta “Susa” dello Stato Maggiore Sardo del 1852: in quel luogo figurano le “Ruines du Télégraphe”. La seconda è ai 2.067 metri del Passo delle Finestre ad est e sopra la Piana di San Nicolao.

Da questo momento si entra in Valle: le prime due postazioni italiane sono sul comune di Mompantero. La prima, indicata sul fianco del Rocciamelone dalla carta di Derrien è ai 1.988 metri di Pampalù e dista dalla precedente di Lanslebourg 8,3028 chilometri e 3,0351 dalla successiva sullo stesso comune. Della postazione rimangono solo alcune pietre del basamento. Il luogo è ricordato da una pietra piazzata, non si sa da quando, ma ora non più presente, nel cortile del Municipio di Susa che porta inciso grossolanamente: ‘‘Augustin Balp et Fiere Lio Ne Il On Ite A Ce Post Telegraphique Depui 1805 Iusqu ’a 1814 Par Ordre De.S.M.L E tr. Napoleon”. Al di sotto è scolpita una corona reale, e più sotto ancora un’aquila.

La seconda è ai 1.502 metri di Chiamberlando, sotto Mompantero Vecchio, sul costone che scende lungo il fianco sud del Rocciamelone. A 14,1178 chilometri dalla successiva: sono rimaste le fondamenta costituite da muri a secco.

La stazione successiva è rilevata, sempre sul lato sinistro della Valle, con l’indicazione “telegrafo” dalla carta “Ciriè” dello Stato Maggiore Sardo ai 1.161 metri di Combe, frazione del già Comune di Frassinere e, come questo, ora frazione di Condove. Dista dallla successiva 7,2464 chilometri: quasi perpendicolare su San Valeriano, ha una larga visuale verso ovest. Ne restano tracce solo nella toponomastica: il Monte Baraccone, odierno sito di ripetitori per radio private e pubbiche, epiteto che rimanda agli edifici del telegrafo, i Barraccons.

Il punto seguente è situato ai 936 metri della Sacra di San Michele e dista 7,5060 chilometri dal successivo. Nell’ala nord-ovest del complesso monastico e stata costruita una casetta: probabile sede della postazione. Una pubblicazione di Alessandro Ranieri Malladra ed Enrico Streglio, La Sagra di San Michele, del 1907, riporta un’illustrazione di un grosso oggetto rettangolare parte del telegrafo: è la base in ferro dell’asta centrale del modello “ligne de Milan”, perfezionato nei meccanismi di ferro, dopo l’estensione fino a Milano. Esiste ancora presso il portone dell’Abbazia.

Questa comunica, oltre che con Combe, con la Torre della Bicocca di Buttigliera ubicata a 441 metri e distante 5,7286 chilometri dalla prossima stazione. Sorge sul filo della morena laterale destra della Valle di Susa: è visibile dalla strada nazionale, qualche centinaio di metri prima che si veda il Campanile di S. Antonio da Ranverso. Si tratta di una torre circolare, posta tra residui di vigneti e rovi, alta ora circa 14 metri. La porta si apre a 7 metri da terra, più in alto due finestrelle guardano a Est e a Nord-Ovest. Sulla sommità corre un fregio a denti di sega, in mattoni, che riporta a una costruzione del XIV secolo: la torre era probabilmente destinata a osservazione e segnalazione con fumate. La porta d’ingresso ha un piccolo pianerottolo esterno, mensolato a più strati di lose, che serviva ad agganciare la scala, probabilmente di corda vista l’esiguità dell’apertura. Dell’antenna telegrafica, dei congegni per la manovra e delle scale interne non rimane più nulla.

Questo telegrafo comunica con quello installato ai 461 metri della cappella settecentesca di S. Grato, qualche centinaia di metri dietro il sovrastante Castello di Rivoli. Un po’ più in basso sorge una torre cilindrica, ora dedicata a Sacrario per i Caduti della Guerra 1915-1918, talvolta indicata essa stessa come stazione: è una costruzione ottocentesca con aperture in stile goticheggiante e un importante portale neoclassico, ora asportato per rendere possibile l’ascesa alla cima mediante una comoda scala metallica a chiocciola, troppo elegante per essere stata edificata per il telegrafo napoleonico che utilizza edifici esistenti o nuove costruzioni modestissime. Goffredo Casalis, nel 1851, nel suo Dizionario Geografico-storico-statistico-commerciale di S.M. il Re di Sardegna è esplicito al riguardo: “Nel tempo del francese governo essendosi stabilita una linea telegrafica da Torino al Moncenisio, la cappella di S. Grato fu convertita in una stazione telegrafica, la quale corrispondeva con quella situata sopra la torre di Grugliasco verso Torino, e con un’altra posta sopra un’antica torre detta della “Bicocca” (di Buttigliera) verso Avigliana“.

Da questa stazione i segnali, passando al di sopra del Castello, sono ricevuti da quella installata sulla sommità dell’altissima torre al centro dell’abitato di Grugliasco, che corrisponde con la stazione di Torino, le cui maisonnettes occupano le due torri di levante di Palazzo Madama. Di qui il segnale è mandato a Superga in un punto, probabilmente, fra la basilica e la parrocchiale: la zona è stata assoggettata, da quell’epoca, a tropi sbancamenti e sistemazioni per identificarne la posizione certa. Di lì si continua verso Milano, passando per l’Abbazia di Vezzolano.

Nel 1845, quando appare il telegrafo elettrico e nel momento in cui la telegrafia aerea sta per sparire, la Francia dispone di una rete di 5.000 chilometri facendo corrispondere con Parigi 29 città principali, per mezzo di 534 stazioni.

Il 18 maggio 1845, il primo dispaccio con il nuovo telegrafo elettrico è inviato da Parigi a Rouen.

Nel 1856 le linee Chappe vengono chiuse definitivamente: l’elettricità consente un servizio più efficiente e veloce.

Il successo ottenuto in Francia dall’apparecchiatura dei fratelli Chappe la fa adottare da Spagna, Germania, Egitto e Italia: in Piemonte, per scopi militari, s’impiega, dal 1848, questo modello perfezionato dall’ingegnere Gonella su una linea che congiunge Torino a Genova, con antenne verso Piacenza e Pavia.

Al museo napoleonico di Spinetta Marengo si può ammirare un plastico riproducente le linee telegrafiche Chappe realizzate nell’Italia governata dall’Imperatore e una sala di “Experimenta” nel 2001 a Torino è stata dedicata alla telegrafia di Chappe.

Continua:

“Le télégraphe aérien” in Val di Susa: il telegrafo ottico di Claude Chappe. Funzionamento, organizzazione e vita nelle stazioni

sito della vecchia stazione telegrafica di Combe-Frassinere
Il sito di Combe-Frassinere oggi usato come postazione di ripetitori per radio pubbliche e private

Foto in copertina: La torre della Bicocca di Buttigliera

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