santuario della montagna spaccata

Forse non tutti sanno che a Gaeta c’è il “Santuario della Montagna Spaccata”

Gaeta, che trae il suo nome, secondo Virgilio, dalla nutrice di Enea, “Caieta” che fu sepolta dall’eroe troiano in questi luoghi durante il suo viaggio verso le coste laziali, custodisce nel suo territorio, il “Santuario della Montagna Spaccata”, unico nel suo genere, la cui storia è avvolta da innumerevoli leggende.

Il nome stesso è legato alle tre spaccature, fenditure verticali a picco sul mare del Monte Orlando che la leggenda vuole siano state prodotte dal terremoto verificatosi nel momento della morte di Cristo sulla Croce quando si squarciò il velo del Tempio di Gerusalemme.

Il luogo, di pace e silenzio, è di una bellezza straordinaria e, come per magia, ci si sente catapultati all’interno delle storie che questo sito ha tramandato nel corso dei secoli. Sicuramente è uno dei luoghi più suggestivi di Gaeta ed è un luogo che racchiude in sé un vero e proprio itinerario spirituale, paesaggistico e naturale, misterioso e leggendario.

Parco Monte Orlando, scalinata
Parco Monte Orlando, scalinata

Qui vi pregarono e sostarono in meditazione numerosi pontefici, tra cui Pio IX, vescovi e santi, tra cui ricordiamo Benedetto da Norcia, Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio e San Filippo Neri. Secondo la leggenda, quest’ultimo visse all’interno della Montagna Spaccata e, infatti, ancora oggi è possibile vedere un giaciglio di pietra noto come “il letto di San Filippo Neri”.

Parte del percorso di visita comprende un corridoio scoperto con le stazioni della Via Crucis rappresentate da riquadri maiolicati, del 1849, opera di R. Bruno.

Il testo della “Passione di Gesù Cristo” opera di Pietro Metastasio (1698-1782) accompagna ciascuna stazione, leggendo i versi del letterato italiano non possiamo non riconoscere il carattere drammaturgico dell’intera opera. Fu scritta nel 1730 dopo la nomina a “Poeta Cesareo” presso la Corte Imperiale di Vienna.

Il poema divenne subito uno dei libretti più amati tra i più illustri compositori settecenteschi.

Al termine della Via Crucis si giunge alla fenditura più profonda e più suggestiva. Qui, nel 1434, dai due costoni di roccia si staccò un macigno che andò ad incastrarsi proprio tra le pareti della spaccatura, al di sopra dell’ingresso del mare nella grotta.

Nel XVI secolo, sopra il macigno venne realizzata una cappella dedicata al Crocefisso raggiungibile tramite una scalinata che porta all’apice della fenditura.

Lungo la scalinata è possibile vedere la “Mano del Turco”: impresse nella roccia ci sono le cinque dita di una mano che si narra appartenessero a un “miscredente” marinaio turco che, non credendo alla storia della spaccatura nella roccia, sentì miracolosamente la roccia sciogliersi sotto la sua pressione, formando così l’impronta della mano.

Accanto alla cappella c’è una terrazza sospesa: ai lati la montagna e sotto l’impeto del mare.

La Mano del Turco
La Mano del Turco
Fenditura del Monte Orlando
Fenditura del Monte Orlando

Fonte: Chiesa Santuario della S.S. Trinità alla Montagna Spaccata

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *