campanile romanico dell'abbazia di Fruttuaria

Storia del sito

La posa della prima pietra dell’Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese avvenne il 23 febbraio 1003 alla presenza del vescovo d’Ivrea Ottobiano, di Arduino marchese d’Ivrea e Re d’Italia e di sua moglie Berta degli Obertenghi.

Fondatore di Fruttuaria fu Guglielmo da Volpiano. Essa venne eretta nei possedimenti del feudo di famiglia di Guglielmo, in una località denominata Fructuariensis locus. Secondo alcuni si trattava di un luogo destinato alla riproduzione degli agnelli, dal latino medievale fructus (“frutto”, “parto”); altri ritengono che il nome si riferisse alla fertilità del terreno, ma potrebbe derivare dal luogo di edificazione, la pars fructuaria di una villa tardo-romana.

L’edificazione dell’abbazia è frutto della sapienza architettonica di Guglielmo il quale, infatti, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, oltre che figura religiosa di primo piano, fu costruttore e restauratore di alcuni dei più importanti edifici religiosi di Francia e del Piemonte.

Guglielmo scelse per la sua chiesa una struttura assolutamente innovativa, con precedenti solo nell’abbazia di Cluny, che rispondeva alle esigenze di un edificio progettato in funzione della liturgia celebrata dai monaci.

Arduino d’Ivrea, che aveva appoggiato la costruzione dell’abbazia, vi si ritirò negli ultimi anni della sua vita e vi morì nel 1015.

La storia del comune di San Benigno Canavese è strettamente legata a quella dell’abbazia di Fruttuaria, uno dei più antichi e grandiosi complessi monastici dell’Italia settentrionale. Sorta in un’area all’epoca scarsamente abitata ai margini delle selve (nella bolla di conferma dei privilegi di Fruttuaria da parte di Benedetto VIII del 1015, il monastero è detto fondato «in deserto loco») l’abbazia attrasse intorno a sé una comunità dapprima di maestranze adibite alla costruzione e al servizio del monastero, mutatasi poi in un fiorente borgo prevalentemente agricolo sotto il controllo degli abati.

L’Abbazia di Fruttuaria acquistò velocemente grandezza e importanza, tanto che il numero dei monaci raggiunse il centinaio quando ancora il suo fondatore era in vita. Fruttuaria fu l’abbazia prediletta da Guglielmo, che volle infatti garantirne l’indipendenza e la sicurezza facendo sottoscrivere a ben 324 firmatari in tutta Europa uno straordinario documento da lui redatto tra il 1015 e il 1016.
In esso erano narrati i particolari della fondazione del monastero e l’aiuto ricevuto da Arduino di Ivrea. Fruttuaria fu affidata alla protezione dell’imperatore ed ebbe conferma da parte del papa dei notevoli privilegi ricevuti. L’abbazia divenne ben presto un centro di irradiazione della riforma monastica promossa da Guglielmo attraverso la diffusione delle Consuetudines Fructuarìenses, cioè delle regole e degli usi della casa madre codificati negli ultimi decenni dell’XI secolo.

Fruttuaria seguiva la regola benedettina affiancata da consuetudini di matrice cluniacense. Nel 1027 Giovanni XIX, con bolla pontificia, pose l’abbazia e tutti i suoi beni sotto il controllo diretto di Roma.

Le consuetudini seguite a Fruttuaria ispirarono il vescovo di Colonia, sant’Annone, che la visitò nel 1070 e dalla quale portò via alcuni monaci, per la sua riforma monastica che va sotto il nome di Riforma di Siegburg, dal nome della prima abbazia ove Annone mise in pratica la sua riforma.

Il periodo di massimo splendore di Fruttuaria si colloca nei secoli XI, XII e XIII, giungendo alla formazione di un ordine monastico che nel 1265 comprendeva 200 tra chiese e celle in Italia e altre 30 in Germania e Austria. Oltre a chiese e monasteri gli abati governano direttamente quelle che vengono comunemente dette “le quattro terre abbaziali”, ossia gli attuali comuni di San Benigno Canavese, Montanaro, Lombardore e Feletto. Inoltre le terre di Fruttuaria battono anche moneta in una zecca installata in una delle torri del castello di Montanaro.

Il declino inizia nel XIV secolo e giunge al suo culmine nel 1477 quando i monaci perdono il privilegio di nominare l’abate, che viene sostituito da un abate commendatario (non residente nell’abbazia) di nomina papale. Da quel momento Fruttuaria viene diretta da un vicario. Nel 1585 papa Sisto V decreta la soppressione del monastero, sostituito da una collegiata di preti secolari. L’ultimo monaco muore nel 1634.

Nel 1710 Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, occupa militarmente le “terre abbaziali”, occupazione che termina nel 1741 con la rinuncia papale al controllo su quelle terre.

Nel 1749 diviene abate commendatario il cardinale Carlo Vittorio Amedeo Ignazio delle Lanze che, dopo la sua candidatura al soglio pontificio nei conclavi del 1769 e del 1774-1775, intende riportare Fruttuaria al suo antico splendore facendone una piccola Roma. Nel 1770 fa quindi abbattere ciò che rimane della chiesa e del monastero romanici (unico a salvarsi è il campanile) per edificare (1770-1776) una nuova chiesa, la cui struttura interna vorrebbe ricordare la basilica di San Pietro in Vaticano. Il progetto è affidato agli architetti Vittone e Quarini, che realizzano la nuova costruzione in uno stile a cavallo tra il barocco e il neoclassico, definito per l’appunto “benignista”.

Facciata neoclassica dell'Abbazia di Fruttuaria
Facciata neoclassica dell’Abbazia di Fruttuaria

La serie degli abati terminerà nel 1848. La chiesa diventerà una normale parrocchia della diocesi di Ivrea e il palazzo abbaziale verrà affidato nel 1879 a don Bosco e ai suoi salesiani.

Dal 1952 il parroco di San Benigno riottiene dal papa il privilegio del titolo di abate.

Nel 1979, durante dei lavori di adeguamento tecnico, viene alla luce insieme alla primitiva chiesa abbaziale un pregevole mosaico risalente al 1066 raffigurante due grifoni. La Soprintendenza Archeologica del Piemonte fa eseguire altri scavi che portano al ritrovamento di altri splendidi mosaici, delle fondazioni della chiesa romanica e di reperti archeologici di notevole interesse.

L’imponente chiesa abbaziale racchiude così al suo interno due edifici sovrapposti: uno del 1003, l’altro del 1776. Sotto il pavimento di quest’ultima chiesa, si snodai il percorso archeologico di visita agli scavi.

La chiesa romanica e Il campanile romanico dell’abbazia.

Della struttura originaria della chiesa si conservano ancora le due cappelle esterne mentre delle tre centrali rimangono solo gli innesti sul transetto. Le strutture risultano omogeneamente costruite con filari di ciottoli del vicino torrente legati con malta di calce di buona qualità. Si notano anche qua e là blocchi lapidei squadrati e mattoni sesquipedali.

Già nel X secolo in alcuni monasteri transalpini, in occasione dei riti pasquali, iniziarono a essere rappresentati i drammi sacri incentrati sull’episodio della visita delle pie donne al Sepolcro. A questo scopo furono realizzate diverse copie simboliche (sia fisse in muratura, sia mobili in legno) della tomba di Cristo, ispirate alle descrizioni dei pellegrini che si erano recati in Terra Santa.
Quello di Fruttuaria è il più antico Sepolcro fisso conservato in muratura, mentre le Consuetudines Fructuarienses ci hanno tramandato con ricchezza di particolari la suggestiva azione scenica che si svolgeva la mattina di Pasqua.

La grande torre campanaria rimane intatta e sopravvissuta alle demolizioni seicentesche, si innalza per sei piani internamente serviti da una scala costruita intra muros. Costruita sul lato nord della chiesa con conci di pietra accuratamente squadrati e tagliati, la torre ha sezione quadrata di circa 10 metri di lato con muri di 2,5 metri di spessore e raggiunge i 33 metri di altezza. Gli archetti che formano le cornici marcapiano sono in laterizio; una lesena centrale percorre interamente ciascuna delle sue pareti, definendo specchiature nelle quali si aprono, salendo verso l’alto, monofore e bifore di diversa fattura che alleggeriscono l’imponenza della mole.

All’interno del campanile esistono due cappelle sovrapposte: quella inferiore si trova a livello della chiesa mentre quella superiore, dotata di abside ad oriente, è ricavata nello spessore della muratura e risulta affrescata da una Madonna in trono col Bambino che risale alla prima decade dell’XI secolo, con un linguaggio pittorico ed elementi stilistici tipici della pittura romanica più antica.

I mosaici

Mosaico con i due grifoni alati, fine XI secolo. Abbazia di Fruttuaria
Mosaico con i due grifoni alati, fine XI secolo

Gli elementi artisticamente più rilevanti emersi durante gli scavi sono i resti del raffinato pavimento musivo dell’area presbiteriale, realizzato con tessere calcaree bianche e nere (con inserimenti di tessere colorate in pasta vitrea) che disegnano motivi geometrico-vegetali e figure di animali fantastici. Si tratta di un’opera databile alla seconda metà dell’XI secolo.

Particolarmente suggestivo (al punto da essere stato scelto come emblema dei mosaici ritrovati) è il pannello rettangolare posto a sud dell’altare della Croce, egregiamente conservato, che mostra due grifoni alati che si affrontano. Le due figure animali sono poste al centro di in un riquadro delimitato da una treccia con tondi in cotto; tra di esse è posto un tralcio vegetale raffigurante l’albero della vita.

Il 19 marzo 1990 l’Abbazia di Fruttuaria viene riaperta ai fedeli alla presenza di papa Giovanni Paolo II che concelebra la messa in diretta televisiva nazionale.

Nel maggio 2004, finalmente conclusi i lavori di restauro, è stato aperto al pubblico, dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte, il percorso di visita che si snoda al di sotto

Fonte: Archeocarta – San Beningo Canavese (TO) : Abazia di Fruttuaria

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