Cappella Sainte-Anne a Montgenèevre

La prima parte di questo testo è stata anticipata sul settimanale “La Valsusa” (n. 18 del 4 maggio 2017, pag. 10) con il titolo “Goethe, il Celtic e … Iago Falque” e ha trattato il tema generale del cammino di Santiago, soprattutto in riferimento all’idea di Europa. La seconda parte, evocata nel titolo, richiama un concetto espresso nel numero 50 della rivista “Segusium” (pag. 15), ha un carattere locale e intende descrivere la strada, talvolta le vie, che il pellegrino moderno, in diversi casi sulle probabili orme di quello medioevale, può percorrere arrivando dal Monginevro o dal Moncenisio a Susa e poi dirigendosi verso Avigliana.

L’una e l’altra parte ripresentano il contenuto della conferenza di sabato 22 aprile 2017 nella chiesa parrocchiale di San Giorio nell’occasione della festa patronale di San Giorgio. L’incontro era stato promosso dall’Associazione dei Templari cattolici con la sede nella torre medioevale di San Giorio, in sintonia con il parroco del luogo don Antonello Taccori, e vi aveva partecipato come relatore anche il dott. Mario Cavargna, studioso dell’argomento e segretario della società “Segusium”.

Il cammino di Santiago

Il grande scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832) diceva che «l’Europa è nata pellegrinando e la sua lingua è il cristianesimo». L’unione europea in atto, promossa negli anni cinquanta del secolo scorso, compiuta nel 1992 con la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali, completata all’inizio del Duemila con l’introduzione della moneta unica e poi estesa agli Stati della parte orientale, è la quarta della storia. La terza è quella di Carlo Magno, morto nell’814, l’anno dopo che, secondo il racconto di Monica D’Atti e Franco Cinti (La Via Francigena, San Paolo, 2013, pag. 15), quindi nell’813, degli strani avvenimenti avevano connotato un altopiano della Galizia coperto di erica e di felci. La gente del posto raccontò che, durante la notte, le stelle sembravano riflettersi nelle pozze di torba, quasi a costituire un risplendente e misterioso campo di stelle (lo evoca un bel cortometraggio di Fabio Milani, Polvere di stelle, con protagonisti Giacinto Rosciano e Clementina Savi). Un vecchio pio eremita aveva allora scoperto in quel luccichío un sepolcro di marmo che fu riconosciuto come la tomba di San Giacomo (Maggiore), il figlio del tuono, il fratello di San Giovanni Evangelista, il primo apostolo martire, circa dieci anni dopo Santo Stefano protomartire. La sua festa è il 25 luglio. Non si deve confondere con San Giacomo Minore, l’autore dell’epistola in cui è messa in evidenza l’importanza delle opere che discendono da una fede autentica. La notizia si era poi diffusa tra i pellegrini e aveva generato storia e mito del cammino di Santiago.

Lo stile romanico e lo stile gotico accompagneranno poi l’arte e costelleranno i cammini dei pellegrini nei secoli successivi. Il romanico riprende le forme romanoclassiche dando vita alle chiese più belle della cristianità, tra cui due della città di Tuscania, San Pietro e Santa Maria Maggiore (l’arco romanico a tutto sesto rappresenta la gloria celeste, sovrapponendosi al concetto romano dell’arco inteso come trionfo), ed esprime la saldezza della fede; con il gotico (e l’arco a sesto acuto tipico delle costruzioni in quello stile) che indica la tensione verso l’alto e la volontà dell’uomo di elevarsi, secondo lo scrittore francese André Frossard (1915 – 1995), finisce il Medioevo e incomincia la modernità.

La seconda unificazione dell’Europa avviene con l’impero romano, provvidenziale in senso profondamente letterale per l’affermazione del cristianesimo. Esso si era esteso a gran parte dell’Europa, alla parte settentrionale dell’Africa e a parte dell’Asia. Due soli popoli i Romani non riuscirono a vincere definitivamente, i Germani e i Parti.

La prima unione europea infine fu quella di coloro che nella loro lingua si chiamavano Celti e che i Romani chiamavano Galli. Non sappiamo molto della loro storia, della loro lingua, della loro letteratura. Possiamo però riconoscere attraverso la radice Gal- la loro presenza nella Galizia spagnola, nel Galles, nella Gallia, nella città di Senigallia, nella Galizia tra l’Ucraina occidentale e la Polonia meridionale, nella Galazia in Turchia, ai cui abitanti, i Galati, San Paolo scrive una lettera. Ci aiuta anche il calcio: in Turchia c’è la squadra del Galatasaray, in Scozia e in Galizia, con un recupero storico della radice originaria, rispettivamente il Celtic e il Celta Vigo.

Sempre in Galizia, a Lugo (Lucus Augusti) in una cappella della cattedrale c’è dal XIII secolo l’adorazione ininterrotta del Santissimo Sacramento; Lugo conserva inoltre, come un’altra città spagnola, Mérida (Augusta Emerita), Roma, Aosta e Susa una delle cinque cinte murarie romane più importanti al mondo.

Il calcio ci presenta inoltre il giocatore del Torino Iago (Giacomo) Falque e quello della Roma Emerson Palmieri. Si chiamano palmieri i pellegrini diretti a Gerusalemme, romei quelli diretti a Roma, mentre peregrini (da “per” e l’accusativo “agrum”) quelli diretti a Santiago. Ce lo dice Dante nella “Vita Nova”: peregrino si può intendere in senso largo e in senso stretto, in senso largo chi è fuori della sua patria, in senso stretto chi va a San Jacopo o ne ritorna.

Ci sono altri recuperi dotti nel calcio nella denominazione di squadre fondate da appassionati di antichità: la Juventus, la Spal (Società Polisportiva Ars et Labor), l’Hellàs (la Grecia) Verona, l’Aiax (per i Latini, mentre per i Greci era Aias) di Amsterdam, quasi a evocare la forza di Aiace, il più valoroso degli eroi greci dopo Achille. In Russia ci sono la Dinamo (dal greco dúnamis, forza) e lo Spartak Mosca (dal gladiatore trace Spàrtaco, che guidò gli schiavi contro Roma), l’unica squadra sovietica nata da un gruppo di amici e non da una polisportiva di governo.

Altri percorsi in parte coincidono con quelli dei tre grandi cammini: la via micaelica da Mont Saint-Michel attraverso la Sacra di San Michele a San Michele Arcangelo nel Gargàno, l’itinerario di Sigerico da Canterbury a Roma, quello alle reliquie dei Magi a Colonia, quello alla tomba di Santa Maria Maddalena a Vézelay (uno dei quattro punti di partenza dalla Francia per Santiago, con Tours, Le Puy-en-Velay e Arles) in una chiesa con il misterioso capitello di Giuda e del Buon Pastore (o, più probabilmente, di un uomo pio) che ne porta via il corpo morto.

Il viaggio del pellegrino è fatica, è dominio di sé, è, anche nel piano, un’ascesa, è una lezione. Il pellegrino arriva e poi riparte. Il pellegrino è solo con il suo bordone, quantunque sulla strada possa trovare a confortarlo e sostenerlo “hospitali”, Gerosolimitani e Templari.

Sono diversi tanti pellegrinaggi in comitiva del nostro tempo. Un caro e serio sacerdote di Pralormo mi diceva nel 1979 (condivisi allora il pellegrinaggio in aeroplano in Terra Santa con il campione di Rischiatutto Domenico Giacomino): «Quando uno ha mangiato e dormito bene, il pellegrinaggio è già riuscito per metà».

L’ape operaia

Nella località francese di Monginevro, in prossimità della cappella di Sant’Anna si trova un piccolo cippo di pietra, rivestito nel piano superiore, un po’ inclinato, di un’elegante maiolica attestante l’importanza della “Via Domitia”, che porta ad Arles, in Provenza (cioè nella provincia romana), con al centro un pellegrino, e ai lati, sottoposte a sinistra alla conchiglia di Santiago e a destra alle chiavi decussate di Roma, le distanze dalle due località, 2010 km per la città spagnola e 914 per la capitale italiana. Tutte le descrizioni che seguono presuppongono poi una necessaria attenzione ai segnali esistenti (frecce gialle per Santiago, bianche per Roma, e “pellegrinetti”).

Di lí ci si può dirigere verso l’Italia percorrendo un sentiero erboso che si diparte a sinistra dopo un piccolo tratto su asfalto e raggiungere Clavière. Da Clavière, dalla prossimità della chiesa parrocchiale che si lascia sulla destra, dopo aver percorso una breve discesa, se si è a cavallo o in bicicletta, conviene salire alla piana di Coche (ospitalità pellegrina al rifugio “La capanna” – cfr. il saggio “Alla ricerca della via di Annibale. La piana di Coche: un passaggio delle Alpi misconosciuto”, di Marziano Di Maio, sul numero 54 del periodico “Segusium”, pagg. 63-78) per poi scendere in direzione di Cesana. Se si è a piedi conviene portarsi, dopo la breve discesa citata, a sinistra, e scendere verso la gola di S. Gervasio attraverso un percorso, nella parte iniziale anche con gradini, di grande suggestione. Un’alternativa possibile presenta come punto di partenza la cappella di S. Gervasio e dopo un percorso a mezza costa sulla sinistra orografica della Piccola Dora il ricongiungimento più a valle. Nella trattazione specifica l’ottimo e chiaro libro di storia per il biennio delle Superiori di Andrea Giardina (Le linee del tempo, 2 voll., Laterza) sembra tuttavia in un’illustrazione riferire in modo inverosimile alle gorge il passaggio di Annibale (cfr. il citato capitolo “L’ape operaia e l’ape regina” sul numero 50 della rivista “Segusium”, pag. 15).

Sono poi inevitabili dei tratti di asfalto, che si possono peraltro dopo Cesana evitare seguendo sulla destra orografica la strada ancora asfaltata che porta a Mollières, e quindi un sentiero che conduce a Solomiac e infine alla prossimità del Rio Nero.

Raggiunta Oulx sulla strada statale, si può ottenere ospitalità pellegrina nella casa dei Salesiani. Successivamente dalla frazione Gad, sempre sulla destra orografica, si raggiungono il Gran Bosco di Salbertrand e la borgata Sapé di Exilles. Scesi nell’abitato, e quindi al Forte e infine al Ponte Nuovo, si ritorna un poco indietro verso ovest attraversandolo, per dirigersi poi in discesa verso Chiomonte risalendovi dopo il piccolo ponte in prossimità della centrale idroelettrica. A meno di un chilometro dopo l’abitato di Chiomonte si prende a sinistra la Strada del Plans che, lambita successivamente la borgata Morelli di Gravere, introduce infine nella zona archeologica di Susa. Qui si trovano due luoghi di ospitalità pellegrina: il Convento di S. Francesco e Villa S. Pietro.

A Susa converge naturalmente la strada del Moncenisio (il Monginevro fu privilegiato in età romana ed è preferito nell’attualità; il Moncenisio, più arduo ma più breve, nel Medioevo, per le diminuite capacità manutentive). Dal Colle è consigliabile fare le “Scale” dato che il vecchio percorso della Strada Reale e poi della Ferrovia Fell è interrotto da una frana pericolosa. Circa un chilometro dopo la piana di San Nicolao si prende a sinistra dove c’è la Regia Casa di Ricovero n. IV e si seguono dei suggestivi tratti della Strada Reale della metà del XVIII secolo fino al Comune di Moncenisio Ferrera e successivamente a Novalesa, alternati peraltro a tratti di asfalto. A Novalesa si può trovare ospitalità presso la foresteria dell’Abbazia, che, come più ad est la Sacra di San Michele (ospitalità pellegrina nell’agriturismo “Cascina dei Canonici”), merita una deviazione apposita fuori del percorso più breve (alla Sacra si salirà per un sentiero da Chiusa di San Michele e si scenderà per un altro a Sant’Ambrogio). Da Novalesa a Susa non ci sono alternative significative all’asfalto, se non in parte dopo Venaus.

Da Susa a Bussoleno conviene seguire la strada asfaltata, ma poco frequentata, sulla sinistra orografica. Questa strada prosegue poi, oltre Chianocco, Bruzolo e San Didero, fino a Borgone.

Da Bussoleno, sulla destra orografica, si raggiungono San Giorio e Villarfocchiardo.

Da Borgone è possibile attraversando le Statali 25 e 24 portarsi a Villarfocchiardo sulla strada antica di Francia, ma anche, in mezzo ai campi, dirigersi direttamente a Sant’Antonino.

Dopo Sant’Antonino, dove c’è ospitalità pellegrina presso la Parrocchia (per le notizie sull’ospitalità pellegrina, oltre alle cose conosciute in modo diretto, si è attinto alla fonte dell’organizzazione “Ad limina Petri”), è consigliabile, sulla citata strada antica di Francia, procedere verso Vaie, Chiusa di San Michele, Sant’Ambrogio (altra ospitalità pellegrina presso la Parrocchia) e Avigliana (Ostello del Conte Rosso).

Per il riconoscimento dello “status” di pellegrino occorre portare sempre con sé la “credenziale”, il documento di riconoscimento, che impegna chi la rilascia alla responsabilità e chi la riceve a corrispondere alla fiducia. La “credenziale” tiene compagnia, fa sentire un po’ importanti e meno soli, dà un aiuto morale, ma non toglie l’incertezza dell’andare.

Indicazioni di percorso per il cammino di Santiago e per Roma, presso la Cappella Sainte-Anne a Montgenèevre

Di Germano Bellicardi

Presidente di SEGUSIUM - Consigliere di Amministrazione di MONASTICA NOVALICIENSIA SANCTI BENEDICTI.

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