rosa d'oro donata da papa Pio IX alla regina Maria Adelaide Asburgo-Lorena, parte del tesoro della santa sindone

Da una lettera datata 1847, conservata entro la coeva custodia in legno, risulta che l’oggetto venne donato da papa Pio IX (1792-1878) alla regina Maria Adelaide Asburgo-Lorena (1822-1855) in quello stesso anno, a seguito della nascita della principessa Maria Pia (1847-1911) di cui il pontefice era padrino. La committenza papale è sottolineata dalla presenza dello stemma dei Mastai-Ferretti. Il dono era giunto il 20 dicembre, giorno di S. Adelaide. Non si tratta della prima rosa d’oro donata da un pontefice ad una principessa sabauda: un esemplare ornato da “cinque grosse perle baroche, e 18 fra mezane e piciole”, è elencato già nell’inventario del Palazzo Ducale di Torino del 1682.

Nella guida di Torino di G. Gaspare Craveri (1753) è ricordata, nel patrimonio della Cappella della Santa Sindone, una rosa, perduta, inviata da Luisa di Savoia, sorella di Carlo Emanuele III e regina di Spagna.

Il marchio con le chiavi ed il triregno fu utilizzato dall’Ufficio del Bollo di Roma dal 1815 sino al 1870, per certificare la bontà dell’argento. Il marchio dell’argentiere corrisponde a quello di Luigi Cappelletti (1802-1852), figlio del più noto Antonio, dal quale ereditò il medesimo numero di bottega. Sul basamento compare una targhetta che si riferisce ad un altro famoso orefice romano, Filippo Borgognoni, discendente da una dinastia di argentieri, autore di una Rosa d’oro, dono di Gregorio XVI ai canonici della Chiesa Patriarcale di San Marco.

Sin dall’XI secolo, sono tramandate descrizioni della cerimonia di benedizione della rosa nella quarta domenica di Quaresima. L’oggetto era destinato ad un personaggio eminente o a un’istituzione ecclesiastica. La forma del fiore è un’allegoria della povertà di Cristo in terra; il materiale prezioso in cui è realizzata simboleggia il Cristo Re ed il profumo, dal momento che all’interno dei boccioli si collocavano muschio e balsami, la gloria della sua resurrezione.

L’opera fu mostrata in pubblico, unitamente ad altri oggetti appartenenti al patrimonio della Cappella della Sindone, all’Esposizione del Congresso Eucaristico, svoltosi in Torino nel 1894; nel 1898 alla Esposizione Italiana di Arte Sacra che si tenne a Torino e alla mostra allestita a Palazzo Madama, organizzata in occasione dell’ostensione del 1931, diretta da Vittorio Viale.

Fonte: Il Tesoro della S.Sindone – G. Luca Bovenzi – L. Facchin

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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