affreschi della Cappella di Sant'Eldrado a Novalesa. Particolare della vita di San Nicola

Parte seconda

Una delle espressioni, tuttora visibile, della vivace e variegata attività culturale e artistica di quel periodo (XI secolo), è il ciclo affrescato delle storie di S. Eldrado e di S. Nicola nella cappella di S. Eldrado, nel parco che circonda l’abbazia di Novalesa. Qui Adraldo è ritratto nell’abside della cappella, in veste di committente, ai piedi di S. Eldrado; lo testimonia l’iscrizione dipinta a fianco della sua figura: l’iscrizione non è del tutto leggibile, ma è comprensibile la scritta Adraldus Bremetens, che consente di definire in modo abbastanza preciso anche la collocazione cronologica degli affreschi all’epoca del suo abbaziato, tra il 1060 e il 1066-1068. L’abate è raffigurato con la barba bianca, forse indice di un’età avanzata. Ai piedi di S. Nicola vi è un altro personaggio con l’abito monacale (in posizione, però, gerarchicamente inferiore ad Adraldo) ma mancano indicazioni sufficienti a rilevarne l’identità.

Adraldo proviene da una terra dove il culto di S. Nicola è ben radicato da tempo nella devozione delle famiglie aristocratiche di quei luoghi.

Il Cartolario dell’abbazia benedettina di Saint-Nicolas è andato in buona parte distrutto all’epoca della rivoluzione francese, ma dalle carte superstiti è possibile ricostruire le singolari vicende della sua fondazione.

Foulque Nerra, conte di Anjou, spregiudicato condottiero e spietato combattente, ha molti peccati da farsi perdonare (non ultimo quello di aver condannato la prima moglie Elisabetta a essere bruciata viva col pretesto di un adulterio che ella non aveva commesso) e dunque si reca in pellegrinaggio a Gerusalemme; durante uno di tali viaggi penitenziali, avvenuto tra il 1008 e il 1010, la nave su cui si trova il conte è colpita da una violenta tempesta che mette a rischio la vita di tutti i naviganti. La nave sta veleggiando lungo le coste della Licia, in prossimità di Mira, luogo principe del culto di S. Nicola che è stato vescovo della città. Il conte Foulque, in preghiera, affida la sua vita a S. Nicola con un voto.

Se riuscirà a tornare in patria incolume promette di erigere un santuario al Santo presso Angers, e di farvi stabilire dei monaci. S. Nicola, protettore dei naviganti, compie il miracolo e in tal modo nel 1020, dopo anni di lavori, Foulque Nerra, la seconda moglie Ildegarda e Geoffroy Martel, loro figlio, fondano il monastero di Saint-Nicolas d’Angers dotandolo di cospicue proprietà e decime nonché di importanti reliquie del Santo; la consacrazione avviene il primo dicembre 1020 ad opera del vescovo d’Angers, Hubertus di Vendome. In questa stessa abbazia morirà e sarà sepolto il 14 novembre 1060, Geoffroy Martel, lì ritiratosi, dopo aver preso l’abito monacale dall’abate del monastero, abate di nome Adraldo. Non parrebbe quindi improprio porre in relazione il culto familiare dei conti Vendome nei confronti di S. Nicola di Mira con la realizzazione degli affreschi della cappella di S. Eldrado che vedono come committente proprio quell’abate così legato alla loro famiglia: egli proviene da un ambito in cui il culto è vivo e consolidato da decenni e nulla vieta di ritenere che Adraldo desideri contribuire a diffondere anche in questa terra al di qua delle Alpi la devozione per un santo che ha protetto la vita di un cavaliere tanto potente e prodigo nei confronti della Chiesa.

Sotto l’abbaziato di Adraldo di Breme, da cui dipende il priorato novalicense, nell’abbazia di Novalesa, oltre agli affreschi della cappella di S. Eldrado, fioriscono i cantieri per la decorazione e, dove necessario, per la ricostruzione delle cappelle di S. Michele, del Salvatore e della cripta della chiesa abbaziale.

Potrebbero risalire a quegli anni le “antichissime pitture “, ora scomparse, ammirate da Placido Bacco tra metà e fine Ottocento, raffiguranti la nobildonna romana Priscilla (nipote dell’imperatore Nerone), il cui ruolo leggendario nella storia della Novalesa è ben noto, tanto da essere stata sepolta all’interno delle mura abbaziali, forse proprio nella cappella del Salvatore.

Il patrimonio di reliquie che in quegli anni è presente in abbazia è alquanto ricco: vi sono reliquie di S. Eldrado, polvere di S. Nicola, reliquie di S. Vincenzo, di S. Andrea apostolo, di S. Arnulfo, per non citarne che alcune.

Campagne di lavori per ricostruire i fabbricati distrutti, cicli affrescati, codici, reliquie: indubbiamente l’epoca di Adraldo abate, attesta, per il cenobio novalicense, la ritrovata prosperità, ma anche il preciso intento della legittimazione ideologica e giuridica della propria esistenza e dei propri diritti sulla Valle di Susa e del Cenischia dopo 70 anni di lontananza forzata dei monaci.

Facciata principale della cattedrale di Chartres
Cattedrale di Chartres
Rosone della Cattedrale di Chartres
Rosone della Cattedrale di Chartres

L’abbaziato bremetense di Adraldo si conclude all’incirca alla fine degli anni ’60 del secolo; difatti nel 1069 egli andrà a rivestire l’importante ruolo di vescovo di Chartres, una delle diocesi più estese e più importanti della Gallia. Succede al vescovo Roberto di Tours. L’illustre incarico episcopale a Notre-Dame de Chartres ha quasi il profilo di “un ritorno a casa” da parte di Adraldo, data la prossimità di Chartres col Vendomois, sua terra di provenienza. Nelle “Mèmoiries de la Societé archéologique d’Eure-et-Loire” si legge testualmente che

“Roberto di Tours fu sostituito da uno dei più curiosi e colti personaggi del suo tempo, Arrald, che fu, nell’ordine, monaco a Vendome, dove aveva delle proprietà, religioso a Cluny, dove assistette l’abate Odilone sul suo letto di morte, priore a Payerne in Svizzera, abate a Breme presso Pavia. Egli era stato guida del cardinale Pier Damiani nel suo viaggio a Cluny nel 1063. Era un uomo istruito nelle lettere, abile nelle arti, religioso nei suoi atti, ammirevolmente eloquente nei suoi discorsi. Di primo acchito poteva sembrare rigido e severo, ma se si riusciva a penetrare nel suo intimo, lo si trovava, al contrario, come se fosse un’altra persona, buono, prudente, ossequioso”.

Le stesse qualità gli sono riconosciute anche dai Necrologi di Notre-Dame e di Saint-Pére, che vantano la bellezza dei suoi regali, degli oggetti d’arte con cui ha arricchito le chiese e, non ultima, la sua grande eloquenza. “Rischiarato dai raggi della scienza”, lo definisce il Necrologio del Capitolo di Notre-Dame.

Durante il suo episcopato, Adraldo, favorisce la scuola della cattedrale di Chartres, fondata da Fulberto nel 1006, beneficiandola del suo sapere e dell’esperienza che aveva acquisito a Cluny e durante i suoi viaggi: non vi si insegna soltanto la teologia, ma anche la geometria, la medicina, la filosofia e la musica liturgica. Come episcopo di Chartres, Adraldo continua a intrattenere rapporti con i personaggi più ragguardevoli del suo tempo.

Negli anni successivi le doti di fine diplomazia e di rara dialogica di Adraldo sono evidenti nella molteplicità dei suoi rivestiti: è presente prima al Concilio di Sens (1071), e poi lo troviamo nel 1072, come mediatore in una contestazione tra abati, sempre nel 1072 , sappiamo che compie un viaggio tra la primavera e l’estate, in Longobardiam.

Adraldo muore il 10 febbraio 1075, in età avanzata. Si legge nel Necrologio di Chartres: “Il 4 delle idi di febbraio morì Arralde, vescovo di questa chiesa, consacrata alla misericordissima Madre di Dio, e abate di Breme, uomo alquanto eloquente, rischiarato dai raggi della scienza; egli amò teneramente questa Chiesa custodita dal suo zelo, e durante la sua vita la arricchì di molti ornamenti, come piviali superbi e casule assai preziose. Egli vegliò su di essa come un santo pastore e le donò un calice d’oro di ammirevole fattura, che desiderò fosse utilizzato ogni giorno all’altare maggiore. Alla sua morte lasciò alla Chiesa la sua cappella con i suoi ornamenti episcopali e una grande somma di denaro destinata a ottenere la remissione dei peccati”.

Nel 1075, alla morte di Adraldo, all’abbazia di Novalesa la renovatio è sulla via del compimento; se anche il monastero non vedrà più tornare l’”età dell’oro” delle origini e il prestigio dell’antica protezione carolingia, anzi, a partire dal XII secolo inizierà un lungo declino, tuttavia la Regola benedettina, attraversando più di mille anni di storia, continuerà a diffondere nel tempo il suo messaggio di fratellanza, di ricerca spirituale, di riflessione interiore, di operosa laboriosità con il medesimo dinamismo religioso e intellettuale che ha animato Adraldo e i padri fondatori nella loro vita monastica terrena.

Foto del complesso dell'Abbazia di Novalesa visto da lontano
Abbazia di Novalesa

Link utili:

Parte prima: Monastica.eu – Tra Novalesa e Chartres: Adraldo e la “renovatio” novalicense – parte 1

Fonte: Tra Novalesa e Chartres – Adraldo e la Renovatio novalicense nell’XI secolo di Giuliana Giai

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *