miniatura raffigurante Ugo di San Vittore

“Apprendi ogni cosa e un giorno ti accorgerai che nulla è superfluo: perché una scienza limitata e compendiaria non raggiunge il suo scopo e non appaga.” Era con queste parole che Ugo di San Vittore parlava del lungo percorso che gli uomini devono affrontare per giungere alla vera conoscenza, la contemplazione di Dio. Il tema della conoscenza, della verità ha sempre tormentato l’uomo che, come racconta lo stesso Ugo di San Vittore, dopo la caduta di Adamo a causa del suo peccato originale, ha perso tutta la conoscenza fornitale da Dio e per questo è diventato ignorante del bene, desideroso del male e infermo del corpo. È da quel momento che la ricerca del vero, la conquista del sapere è diventata per lui la massima aspirazione da perseguire nella vita terrena. E oggi come ieri la ricerca del sapere, il progresso delle scienze è il campo in cui l’uomo spende le sue energie, le sue forze, tutto il suo impegno, con l’obiettivo ultimo di superare sé stesso, i suoi predecessori, i confini delle proprie conoscenze.

Ma per ritornare a quello stato di conoscenza che gli era proprio in origine, Dio ha fornito all’uomo la filosofia, strumento per rialzarsi dall’oscurità, rimedio di ogni male. Procedendo attraverso una gerarchia di conoscenze, dove quelle inferiori sono a fondamento di quelle superiori, si può passare delle cose visibili a quelle invisibili e al vertice si giungerà alla teologia, e con essa alla contemplazione di Dio.

È questo lo sforzo che dobbiamo compiere ogni giorno. Quello di informarci, di leggere, di carpire informazioni anche se non ci sembrano importanti, anche se ci sembrano futili e tralasciabili. Perché, riprendendo l’insegnamento di Socrate, è nella ricerca che si trova la vera conoscenza. Essa però è raggiungibile solo attraverso l’impegno di tutti, la collaborazione dell’intera umanità al raggiungimento del vero sapere.

La curiosità come motore dell’uomo, spinto a cercare risposte alle sue difficili domande, lo rende speciale, diverso dagli altri esseri sulla Terra. Con le nostre infinite potenzialità che probabilmente non useremo mai totalmente, abbiamo di fronte la possibilità di scegliere come usare le nostre conoscenze. Disporle al miglioramento della nostra vita, o alla fabbricazione di armi sempre più distruttive. Utilizzarle per esaltare il nostro lato umano, o facendo uscire il nostro lato bestiale, che ci rende peggiori degli animali non umani.

Citando le parole di Kant, “Il pubblico è contento di sapere di tutto un po’ e complessivamente nulla”. Il mio invito accodandosi al pensiero kantiano è proprio quello di superare quel livello superficiale di conoscenza, di approfondire ciò che conosciamo in modo approssimativo e andare alla radice delle cose, analizzare se ciò che diamo per scontato ogni giorno sia davvero fondato o se necessita invece di una revisione da parte della nostra facoltà razionale.

Nonostante la considerazione che una conoscenza stereotipata della realtà sia per noi fondamentale per permetterci di vivere la nostra quotidianità in modo più agevole e rilassato, è importante a volte fermarsi e ragionare su alcuni valori, ideali, che condizionano la nostra vita, i nostri comportamenti e gli atteggiamenti che assumiamo quando entriamo in contatto con persone diverse da noi. Sono questi gli aspetti da dover mettere in discussione, su cui ci si deve soffermare per elevare la propria individualità. Soltanto dopo un attento esame, non fuorviato da giudizi altrui, valori illegittimi e saperi infondati, e basandoci sulla nostra razionalità, unico strumento legittimo attraverso il quale possiamo orientare il nostro agire, possiamo veramente pensare di assumere un comportamento morale, secondo un’etica che ci soddisfi veramente e che ci permetta di condurre una vita buona.

È infatti importante che qualsiasi sia l’etica che sceglieremo per guidare la nostra vita, che sia religiosa oppure laica, sia sempre basata sulla ragione, in modo che regga ad ogni tentativo di applicarvi il dubbio. Perché come abbiamo imparato da Descartes, il metodo per fondare un sapere legittimo è quello di sottoporlo al dubbio. Come è emerso dalla sua analisi sviluppata nelle “Meditazioni Metafisiche”, l’unico elemento che non potrà essere messo in discussione è proprio il fatto di dubitare, “cogito, ergo sum”, quindi la mia facoltà razionale. Soltanto così potrò derivare in modo legittimo la mia conoscenza, a partire dalla mia esistenza, l’esistenza di qualcosa al di fuori di me, e infine l’esistenza di un Dio verace, garante della conoscenza.

Anche se l’epoca in cui viviamo ci obbliga a condurre una vita frenetica, con numerosi impegni, è bene ritagliarsi dei momenti per riflettere su ciò in cui crediamo, su ciò che stiamo facendo, per assicurarci che il nostro comportamento sia giustificato, che costituisca il modo giusto di agire. Dopo questo attento esame si può riprendere la propria vita, consapevoli del fatto che i valori che stiamo inseguendo siano fondati e corretti, o almeno cerchino di esserlo. Per aiutarci a fare questo è necessario conoscere, leggere, studiare, adottare un pensiero critico nei confronti della realtà, tutte cose che si acquisiscono con il tempo, ma che prima iniziamo a fare, più velocemente ci porteranno alla meta.

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