miniatura raffigurante persone, la madonna probabilmente e dei demoni

Il temine “amanuense” deriva dalla locuzione latina “a mano servus”, che indicava in origine lo schiavo deputato alla copiatura manuale di un testo.

Tale attività di copiatura e trascrizione ebbe diffusione soprattutto all’interno dei monasteri, ove continuò a svilupparsi fino all’introduzione della stampa a caratteri mobili.

Immobili, per ore, nella stessa posizione, seduti al proprio banco all’interno dello “scriptorium”, i monaci amanuensi erano esonerati dalle preghiere della terza, della sesta e della nona ora per poter usufruire di tutta la luce possibile senza perdite di tempo.

Torturati dai crampi alle dita e dal freddo pungente in inverno, non è difficile capire il significato delle espressioni di riconoscenza che venivano riportate, al termine del lavoro, sull’ultima pagina del manoscritto. L’amanuense, inoltre, ringraziava spesso Dio o la Vergine Maria per averlo guidato fino alla conclusione dell’opera “Laus tibi Christe quod liber explicit iste”.

Ma nel silenzio e nel buio dello “scriptorium” si celavano diavoleschi pericoli.

Per giustificare, forse, gli errori dei copisti, la demonologia medievale creò la figura di Titivillus, un demone ritenuto responsabile degli errori di copiatura dei monaci, errori che molte volte vanificavano il lavoro di giorni e giorni di trascrizioni.

Miniatura raffigurante Titivillus, demone responsabile degli errori di copiatura degli amanuensi
Titivillus

Questo diavoletto induceva i monaci, secondo le fonti, a chiacchere oziose e mormorii che alla lunga provocavano un errore di copiatura o una dimenticanza. Secondo alcuni autori inglesi, lo stesso Titivillus, parlando, ometteva parole o addirittura intere frasi.

Come se non bastasse, l’infernale creatura raccoglieva in un sacco tutte le lettere dimenticate o sbagliate dei monaci, insieme alle parole omesse o mal pronunciate all’interno delle funzioni religiose, per poterle poi usare contro di loro, come prova di negligenza, nel giorno del giudizio universale.

L’amanuense, una volta terminato il lavoro di copiatura, e dopo aver respinto gli attacchi di Titivillus, lasciava il posto al miniaturista. Potrebbe sembrare un compito secondario, meno importante di quello spettante all’amanuense, ma non è così.

I miniaturisti, infatti, erano degli artisti che, oltre a decorare le lettere iniziali e i titoli, inserivano nei margini vere e proprie opere d’arte di pochi centimetri: scene di vita quotidiana, immagini religiose e… conigli assassini.

Lotta tra conigli, su una miniatura

Le “drolerie”, illustrazioni grottesche inserite dai miniaturisti nei bordi delle pagine.

Si trattava di immagini bizzarre, utili per riempire spazi bianchi e i bordi del manoscritto, oltre che per esorcizzare l’horror vacui, spirituale e materiale del miniaturista stesso.

Tra le più famose possono essere ricordate le scimmie, rappresentate come lussuriose, e i conigli. Questi animali, solitamente utilizzati come esempio di codardia e mitezza, nelle miniature diventano altre creature, violente, venatorie, quasi a ribaltare i ruoli che hanno nella vita reale. Troviamo così conigli che uccidono uomini, che cacciano cavalcando capre o che suonano strumenti musicali.

Fanno parte delle “drolerie”, anche altri animali, galline, gatti, cani, pesci, ecc. e figure umane quantomeno bizzarre, come i due uomini decapitati che continuano a combattere tra loro.

Miniatura di due uomini decapitati che combattono
Due uomini decapitati che combattono

Temi sacri, non mancavano scene religiose e allo stesso tempo profane, spesso volgari, simbolo di una libertà dell’artista in contrasto con la rigidità medievale, in antitesi con la fredda schematicità del lavoro dell’amanuense.

Miniatura raffigurante un coniglio in sella a un cane
Coniglio in sella a un cane

Fonte: Il vaso di terracotta – G. Richetti

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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