Jorginho

Dopo la finale degli Europei, una veloce digressione calcistica ci sta tutta. Tra notizie tecniche e gossip di questo mese pedatorio, mi ha colpito la storia di Jorginho, calciatore a me francamente poco noto, ma di cui ho apprezzato lo stile e la freddezza in occasione del bel rigore calciato in semifinale contro la Spagna.

Jorge Luiz Frello, meglio noto come Jorginho, ha 29 anni, è il regista «silenzioso» ma fondamentale dell’Italia di Mancini, è diventato una pedina inamovibile e irrinunciabile anche in occasione della finale di domenica scorsa a Wembley contro l’Inghilterra. Suo è stato il rigore decisivo con la Spagna in semifinale e quest’anno ha già vinto anche la Champions League. Il curriculum calcistico e il bagaglio tecnico è di tutto rispetto, il palmares è già cospicuo, eppure sono ancora tanti quelli che non lo conoscono a fondo e che ignorano la sua vita privata.

La sua storia è quella di un predestinato e lo si era capito già dai tempi in cui mamma Maria Tereza lo teneva in grembo. Lei, ex calciatrice, non pensava che a quello: “Mio figlio, da grande farà il calciatore e sarà fortissimo”, ripeteva alle amiche, mentre la vita gli si metteva in contromano. Divorzio, fuga dal Brasile dove Jorginho si metteva in pallida mostra in una giovanile di Brusque, città a 200 chilometri da casa sua ma ’ammanicata’ con qualche club italiano. Quando Jorge Luiz Frello Filho – questo il nome di Jorginho – compie 14 anni mamma Maria Tereza rompe gli indugi: “Figliolo, partiamo, si va in Italia dove ci sono nostri parenti”. Grazie a un trisavolo paterno, Giacomo Frello, Jorge ha la cittadinanza italiana per diritto di sangue. Sa giocare al calcio grazie agli insegnamenti della mamma. E’ lei a motivarlo, a comprargli scarpini e pallone.

E lo nota il Verona che lo prende e gli trova un posto non solo in campo, ma anche… in un monastero: “Eravamo in sei in una stanza, ci siamo stati per un anno e mezzo, e ci pagavano 20 euro a settimana. I monaci ci trattavano benissimo, erano sempre molto rispettosi. Si prendevano cura di noi e il cibo era eccellente”. Forse un po’ di merito in questo exploit ce l’hanno anche i monaci veronesi!

Crediti foto: Getty Images

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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