Nella vita monastica di tutti i tempi ricorrono alcuni termini di non sempre facile interpretazione, ma molto importanti per capire le basi della spiritualità in questi ambiti. Prendiamo in considerazione, tra i tanti: ascetismo, misticismo, estasi. In estrema sintesi:

I termini Ascesi, ascetismo, asceta derivano dal gr. “askèo” ( = mi esercito).

  • Ascesi (dal gr. “àskesis” = “esercizio”, “allenamento”) è lo sforzo di rinunciare ai piaceri sensibili; l’esercizio rivolto all’acquisto della perfezione spirituale e all’ascensione verso Dio.
  • Ascetismo, pertanto, indica l’insieme delle pratiche che mirano a mortificare i bisogni della vita sensibile: digiuno, silenzio, veglia, flagellazione, povertà, abnegazione, castità…
  • Asceta (dal gr. “asketès” = “impegnato” ovvero “chi attende ad un esercizio”) indica colui che esercita le virtù spirituali, rinunciando ai piaceri e a tutti i vizi e alle tentazioni mondane.

Gli scopi dell’ascesi possono essere diversi, ne segnaliamo alcuni:

  • Gli stoici si applicavano a questa disciplina per sfuggire semplicemente all’influenza dei sensi e degli affetti (e quindi raggiungere – attraverso l’apatia – l’atarassia);
  • Gli asceti cristiani l’applicavano al fine di staccarsi dal mondo e avvicinarsi a Dio, in vista dell’unione mistica con Lui;
  • Schopenhauer la teorizzava quale pratica (meglio, insieme di pratiche: vedi sopra) attraverso cui il saggio, dopo aver compreso che la vita nella sua essenza è dolore e desidera soltanto staccarsi da essa, si libera dalla “volontà di vivere” e raggiunge il Nirvana, quale esperienza del nulla, in quanto “estinzione” di ogni desiderio (1).

Il termine Misticismo (dal gr. myo, “chiudo gli occhi”, ma anche da myéin, che allude al “non vedere, non sentire”, quindi “miope, muto”) indica l’apprendimento diretto e immediato del divino (2); immediato rispetto:

  • sia alla guida della Chiesa (o anche a una specifica preparazione dottrinale, anche di tipo scritturistico);
  • sia, soprattutto, ai procedimenti logico-discorsivi e alle consuete forme di conoscenza razionale (3).

Estasi. Il misticismo, che è preparato dalla pratica di una vita ascetica, può approdare a sua volta nell’estasi. Dal gr. ex-stasi, “stare fuori da”, o da exìstamai, “esco fuori di me”, l’estasi indica quello stato eccezionale – e ineffabile – in cui l’anima, quasi uscendo “fuori dai propri sensi” e, quindi, dai limiti della propria natura finita, entra in contatto con il divino (4), con l’Essere infinito, in cui viene come assorbita (nell’estasi scompare la distanza tra soggetto e oggetto, tra uomo e Dio [5]).

Note:

1. Nietzsche criticherà l’ascetismo di Schopenhauer in quanto sarebbe ancora conseguenza dello stesso ideale che ha creato il teismo cristiano: entrambi, fondamentalmente, rifiutano la vita reale e vogliono staccarsi da essa per raggiungere la beatitudine paradisiaca (nel caso del cristianesimo) o la noluntas, negazione della volontà (Schopenhauer). Entrambi, secondo Nietzsche, negano quella “fedeltà alla terra” predicata da Zarathustra.

2. Nell’interpretazione di Hegel, il misticismo medievale rappresenta la più alta manifestazione storica della coscienza infelice, cioè la coscienza che avverte se stessa come qualcosa di limitato e inadeguato in rapporto all’infinità divina a cui ambisce. È in tale contesto, secondo Hegel, che la coscienza – nello sforzo di annullare la scissione tra finito e infinito, tra uomo e Dio – nega se stessa, mediante la mortificazione di sé e l’ascetismo, per ritrovarsi in Dio. (Dal vano tentativo di raggiungere l’infinità di Dio, di unificarsi a Lui, la coscienza – nell’ottica hegeliana – procederà oltre fino a scoprire di essere essa stessa Dio ovvero il Soggetto assoluto, assumendo in sé ogni realtà).

3. Nel percorso dell’uomo verso Dio ossia nel rapporto uomo-Dio, rapporto che normalmente tende a escludere gli aspetti esteriori del culto, quali pratiche religiose, cerimonie, ecc., la via mistica ( il termine “mistico”, ricordiamo, ha parentela anche con “mistero”, come indicato dall’etimologia greca a partire dalla parola “mystes”) costituisce la via alternativa alla ragione, alla ricerca razionale condotta dalla teologia. Il misticismo, infatti, ritiene la ragione incapace di raggiungere una conoscenza vera di Dio. Questa si raggiunge piuttosto valendosi di una intuizione immediata, di una visione tutta interiore (in genere tale visione immediata si ritiene possibile perché c’è nell’uomo una scintilla della luce divina, ovvero una originaria illuminazione divina).

4. “Divino” che non necessariamente deve coincidere con Dio, in senso personale e trascendente. In Giordano Bruno, per esempio, l’estasi indica il congiungimento dell’intelletto con la natura (si veda il celebre dialogo, del 1585, Degli eroici furori).

5. Se per un verso già sant’Agostino parlava di «cupio dissolvi et esse eum Christi», per esprimere il desiderio mistico di annullamento in Cristo; dall’altro non sorprende che la mistica, e soprattutto l’esperienza dell’estasi, è stata spesso guardata con sospetto dalla stessa Chiesa ufficiale, proprio per questo “annullamento”, anche se solo temporaneo, tra uomo e Dio.

Fonte: Luigi Gagliano

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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