In tutta la zona di produzione che si dispiega intorno a quella che fino al Trattato di Utrecht del 1713 era la linea di confine tra Piemonte e Delfinato (Gravere, Giaglione, Chiomonte, Susa), si sono sempre utilizzate le vinacce di Avanà per distillare una preziosa e rara acquavite.

Il nome con cui era chiamata era diverso da località a località, ed i termini impiegati erano molto differenti tra loro, pur essendo le distanze tra i paesi molto ridotte.

La zona di produzione dell’Avanà, infatti, è anche zona di confine linguistico e culturale e si situa al vertice delle zone dell’occitano, del franco-provenzale e del piemontese.

Il termine eigovitto è quello usato nelle zone più alte di coltivazione dell’Avanà ed è di evidente origine occitana.

In passato la distillazione avveniva in autunno, con piccoli alambicchi alimentati spesso con le vinacce esaurite e la produzione è sempre stata quantitativamente molto ridotta, anche se di qualità irripetibile.

L’acquavite è di trasparenza cristallina, di sapore accentuato e intenso che replica, esaltandolo, il bouquet vivace del vitigno d’origine.

Per l’intensità del gusto deve essere assaporata in piccoli bicchieri a calice ad una temperatura piuttosto bassa (6-8°C).

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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