libri antichi

La presenza nella Abbazia di Novalesa di un rinomato e molto attivo Laboratorio di restauro del libro antico e la fama della grande e pregiata, ma oggi purtroppo dispersa, Biblioteca medievale citata pure da Umberto Eco ne Il nome della rosa, attirano ogni anno in Val Cenischia appassionati bibliofili da ogni dove. In tanti ci chiedono notizie, informazioni e curiosità storiche. La domanda forse più frequente è: cosa si intende per libro antico? O più precisamente: fino a che data un libro può essere considerato antico?

Nella classificazione standard del libro, il 1830 è adottato come vero e proprio “spartiacque” temporale: tutte le pubblicazioni a stampa dalla nascita della stessa e fino al 1830 sono considerate libro antico, quelle successive vengono definite “libri moderni” o “libri d’epoca”.
Questa classificazione è motivata dal fatto che, presumibilmente, in quell’anno furono adottati i torchi meccanici che andarono a sostituire le tecniche di stampa “a mano”. Fu allora che l’arte della stampa venne sostituita dalla tecnica della stampa.

Una linea di demarcazione va adottata per andare a stabilire criteri “certi” per la classificazione di libro antico per ragioni storiche, ma anche di mercato. Altrettanto certo è che però il 1830 sia stato scelto come data meramente “simbolica”, forse in quanto anno “tondo”, perché veri e propri mutamenti di tecniche non si hanno allora, ma sono addirittura precedenti. Ma andiamo con calma e partiamo come sempre dal principio.

Il torchio fu introdotto a metà del XV secolo, insieme con i caratteri mobili. Questa miglioria è merito in gran parte di Johannes Gutenberg e portò all’ “invenzione” della stampa (altro dato fissato come “simbolico” in quanto altri esperimenti sono precedenti, ma per ora teniamo per buono questo assioma, in quanto il fulcro del discorso è un altro).
Il suo funzionamento ci appare ora semplice, per quanto notevolmente innovativo all’epoca: preliminarmente si andava a preparare la matrice in piombo sul carrello mobile, ossia si assemblavano i caratteri in modo da andare a formare il testo; successivamente si inchiostravano per mezzo di grandi tamponi. Dopo di che si applicava il foglio e si faceva scorrere il carrello sotto la pressa del torchio. Infine, per mezzo della leva veniva abbassata la platina, ossia un piano che per mezzo della pressione andava a trasferire l’inchiostro sul foglio e permetteva la stampa.

Questo, per sommi capi, è il meccanismo della stampa ai tempi pionieristici di Gutenberg. Il massimo della resa era stimato in circa 300 fogli giornalieri, ovviamente solo sul fronte. Già circa un secolo dopo, per mezzo dei miglioramenti attuati dal Plantin, la produzione giornaliera risultava già aumentata di quasi 10 volte, ossia quasi 2500 fogli al giorno.

Agli inizi del XVII secolo si ebbero le prime “automazioni”, quelle relative al funzionamento del carrello e della leva. Nell’arco di tutto il 1600 vennero inoltre adottate alcune parti del torchio realizzate con nuovi materiali, costruiti con vari metalli.

La prima vera “rivoluzione” moderna della stampa si ha nel 1795 quando venne approntato il primo torchio interamente costruito in ghisa. Per mezzo di questo, la produzione giornaliera di fogli raggiunse tranquillamente le 3000 unità.

L’inizio del secolo XIX segna l’avvio della stampa moderna. Nel 1812 venne introdotto il primo torchio, per meglio dire “macchina tipografica cilindrica” a vapore, con produzione “in serie”, ogni singola passata permetteva di stampare tre fogli in contemporanea, tramite un rullo inchiostrato.
Tra il 1812 e il 1816 le rotative presero il sopravvento, fino ad arrivare alla stampa di fronte-retro abbinando due macchine rotative, specifica per i giornali, e alzare la tiratura a 1600 copie di giornale all’ora.

Ecco quindi che tra il 1812 e il 1816 le modalità di stampa vanno a mutare radicalmente.

Vediamo quindi tutta l’ “artificiosità” dello spartiacque-1830, in quanto impreciso e tardo. Ma su una data bisogna, bisognava, pur concordare.
Restano molti punti da approfondire: quale sia l’aggiornamento maggiormente significativo per l’evoluzione della stampa? Va data maggiore importanza all’aumento di tiratura o alla scoperta in quanto tale? Si può pensare ad una nuova demarcazione temporale più “adeguata” in termini storici seppur meno “facile”?

Insomma la discussione dovrebbe essere tutt’altro che chiusa, anche solo per un maggiore rigore storico. Ma quello che rimane certo è che definire antico un libro, ad esempio un volume del 1880, è certamente sbagliato.

Fonte: Libreria antiquaria Belriguardo, Ferrara.

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *