Sacro Monte

Nei giorni scorsi, la prestigiosa rivista National Geographic – 50 milioni di lettori al mondo, tradotta in 30 lingue – ha dedicato un bellissimo e dettagliato articolo sugli 11 siti Unesco presenti in Lombardia. Un vero e proprio omaggio alla Lombardia e un invito a visitarla.

Oltre alle undici realtà raccontate dal National Geographic, complessivamente ammontano a ben 18 i riconoscimenti Unesco presenti sul territorio lombardo. Tra patrimonio materiale e immateriale, uomo e biosfera e città creative.

Il viaggio proposto dall’autorevole rivista dedica spazio ad una peculiarità del territorio insubre. Si tratta dei Sacri Monti presenti tra Lombardia e Piemonte, iscritti nella Lista dell’Unesco dal 2003. Sono gruppi di cappelle e altre strutture architettoniche erette fra il XVI e il XVII secolo, dedicati a differenti aspetti della fede cristiana. Furono costruiti in quella che era terra di confine dalla Chiesa cattolica come ideale roccaforte per contrastare la Riforma protestante. Offrivano ai pellegrini la possibilità di visitare i luoghi della Terra Santa, non più facilmente raggiungibili in seguito alla conquista turca di Costantinopoli del 1453.

Il Sacro Monte di Varese

I Sacri Monti rappresentano la riuscita integrazione tra architettura e belle arti in un paesaggio di notevole amenità. In Lombardia, in posizione panoramica e di affascinante bellezza naturalistica, si trovano due dei nove sacri monti della rete. Il più noto e più grande è il Sacro Monte di Varese, complesso devozionale eretto sul monte di Velate fra 1604 e 1698, ma luogo di pellegrinaggio praticato già dal Medio Evo; noto sin dai tempi dei Celti. Ambito luogo di devozione e turismo in epoca liberty con Giovanni Verga che qui rivide le bozze del suo capolavoro I Malavoglia; il Sacro Monte di Varese, tra i tanti, impressionò anche Stendhal.

È composto da una Via Sacra lunga circa 2 chilometri che nasce nel rione di Sant’Ambrogio con 14 cappelle, che si conclude nel Santuario di Santa Maria del Monte. La progettazione fu dell’architetto Giuseppe Bernascone detto Il Mancino; tramite il sostegno economico della comunità e di famiglie abbienti che permise di completare in tempi brevi i lavori per le quattordici chiesette.

Due chilometri di ascesa per arrivare in una splendida posizione panoramica che permette di ammirare la pianura e i laghi prealpini. L’edificazione fu particolarmente fortunata. Nei pressi di una delle cappelle si trova un affresco di Renato Guttuso dipinto nel 1983. Il pittore da decenni viveva, infatti, a Velate ai piedi del Sacro Monte. Fu monsignor Pasquale Macchi, allora arciprete del santuario di Santa Maria del Monte, dopo essere stato per lunghi anni segretario di papa Paolo VI, a chiedere a Guttuso di porre mano a una delle cappelle; intervenendo dove lo scorrere del tempo aveva pressoché cancellato la scena originaria dipinta nel Seicento da Francesco Nuvolone. Guttuso pensò a una Sacra Famiglia lontana da qualsiasi oleografia. Pensò alla fuga di Giuseppe e Maria, col Bambinello al collo, con colori forti e una luce vivida e solare.

Il Sacro Monte di Varese con il suo borgo di Santa Maria del Monte, conta anche su due musei, il Baroffio e il Pogliaghi. Il primo è adiacente al Santuario: conta una sezione di arte sacra e capolavori dell’arte lombarda, come la scultura raffigurante la Madonna con Bambino (1196 circa) di Domenico e Lanfranco da Ligurno; le miniature di Cristoforo de’ Predis; i tessuti donati da Ludovico il Moro; opere fiamminghe e olandesi e alcuni protagonisti dell’arte italiana ed europea del XX secolo, come Guttuso, Sironi, Bodini, Matisse e Rouault. Il museo conservava anche uno studio preparatorio del Bacco di Leonardo da Vinci. La Casa-museo Lodovico Pogliaghi espone la sua collezione di opere d’arte comprendente: reperti archeologici; pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l’epoca barocca; bozzetti, gessi e disegni dell’artista stesso.

Il secondo Sacro Monte lombardo

Si trova a Ossuccio, sulla sponda occidentale del Lago di Como, dove si erge il Santuario della Madonna del Soccorso; con una splendida vista sull’Isola Comacina e gli ulivi della Zoca de l’Oli.

Quattordici tempietti distribuiti lungo un tracciato ascensionale di poco più di un chilometro, in un paesaggio suggestivo tra lago, campi, piantagioni di ulivi e boschi; prima di arrivare alla sosta conclusiva al Santuario della Madonna del Soccorso.

I Sacri Monti piemontesi

Sono la riserva naturale di Belmonte a Valperga nel Canavese a 700 metri di altezza con 13 cappelle devozionali. Qui, tra una particolare roccia di granito, sono state rinvenute tracce di una cultura preistorica risalente all’età del bronzo. Inoltre, scavi effettuati negli anni ottanta del XX secolo, hanno portato alla luce i resti di una fortificazione longobarda.

Sacro Monte di Crea

La riserva naturale del Sacro Monte di Crea nel Monferrato (AL), è composta da 23 cappelle e fu il modello per il Sacro Monte di Varallo. Risulta che anche questo luogo era già noto in tempi antichi.

Sacro Monte Calvario

Il Sacro Monte Calvario di Domodossola, formato da dodici cappelle con decori statue ed affreschi in stile barocco rappresentanti la Via Crucis, è attraversato da una strada in acciottolato. Qui visse l’abate Rosmini e molti oggetti a lui appartenuti sono ancora presenti. In cima al colle a 360 metri è posto il santuario ottagonale della Santa Croce, la cui costruzione iniziò nel 1657.

Sacro Monte della SS. Trinità

La Riserva naturale speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa, a pochi chilometri da Verbania sul Lago Maggiore, regala scorci unici del lago e delle montagne. Immerso com’è, nel silenzio dei boschi in collina con un percorso di sentieri che corre sopra il Verbano.

Sacro Monte di Oropa

La riserva naturale del Sacro Monte di Oropa è un complesso costituito da 19 cappelle situate al di fuori delle mura del santuario di Oropa; in provincia di Biella.

Sacro Monte di Varallo

Il Sacro Monte di Varallo rappresenta l’esempio più antico e di maggior interesse artistico tra i Sacri Monti presenti nell’area alpina lombarda-piemontese. Si compone di una basilica – stazione finale di un percorso che si snoda tra vie e piazzette – e di 44 cappelle affrescate; popolate da circa ottocento statue in terracotta policroma o legno, a grandezza naturale.

Sacro Monte di Orta

Il Sacro Monte di Orta nel comune di Orta San Giulio (NO), si eleva al centro della penisola, situata sulla riva orientale del Lago d’Orta. Realizzato su emulazione di quello di Varallo, è un insieme di cappelle e un convento destinato ad accogliere i frati francescani cappuccini; per volontà di San Carlo Borromeo e dall’Abate novarese Amico Canobio.

Altri patrimoni UNESCO in Lombardia

Da Mantova alla Val Camonica

Per quello che concerne l’articolo del National Geographic, il viaggio inizia da Mantova, regno rinascimentale dei Gonzaga, con la vicina Sabbioneta, creata ex novo per diventare città ideale. Prosegue poi sul Po verso Cremona e il suo Museo del Violino e l’arte liutaia. Quindi Milano, per il Cenacolo di Leonardo da Vinci, realizzato tra il 1494 e il 1497 sulla parete del refettorio di Santa Maria delle Grazie, con una tecnica diversa da quella dell’affresco. Si passa quindi a Crespi d’Adda per il Villaggio operaio, realizzato tra Ottocento e Novecento dalla famiglia degli industriali bustocchi Crespi, accanto alla fabbrica tessile. Concepito come città ideale, con le abitazioni dei dipendenti e delle loro famiglie, e studiato come una città ottocentesca dotata di servizi innovativi per il tempo; come l’elettricità.

Poi in Val Camonica, con il primo sito riconosciuto dall’Unesco in Italia già nel 1979: il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri – Naquane; ove si trova la Rosa Camuna, simbolo della Lombardia.

Provincia varesina

Sosta in provincia di Varese, un territorio poco esteso che detiene però il record di siti Unesco, tutti diversi tra di loro. Oltre al già citato Sacro Monte di Varese, troviamo infatti il Monte San Giorgio, tra i più importanti giacimenti fossiliferi al mondo; situato su lago Ceresio (Lugano). Le prime attività di ricerca e raccolta furono compiute da Antonio Stoppani nel 1862. Nel corso degli anni sono venuti alla luce decine di migliaia di scheletri fossili di rettili marini e di pesci, tra cui numerose specie rare o specifiche del sito, alle quali spesso sono attribuiti nomi che indicano toponimi locali.

Il terzo sito della provincia sono Palafitte sul lago di Varese con l’Isolina Virginia; abitato già dal primo Neolitico (VII-VI millennio a.C.) fino alla fine dell’età del Bronzo (X secolo a.C. circa). È parte del sito seriale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” che comprende in tutto 111 insediamenti, databili dal 5000 al 500 a.C.; ubicati sulle rive di laghi o di fiumi.

Si giunge poi all’insediamento longobardo di Castelseprio che condivide il riconoscimento con Brescia – Santa Giulia. Si tratta di un sito fortificato, con il suo borgo e la chiesa di Santa Maria foris portas. Quest’ultima rappresenta una delle più significative testimonianze dell’alto Medioevo nell’Italia settentrionale. Dello stesso complesso archeologico fa parte anche il Monastero benedettino di Torba, sorto nel tardo Impero Romano con funzione difensiva; utilizzato da Goti, Bizantini e Longobardi.

Tirano

Si passa poi a tempi più recenti con la Ferrovia retica del Bernina e il suo mitico trenino rosso. Patrimonio dell’Umanità dal 2008, collega Tirano in Valtellina (SO) – 400 m di altezza – a Saint Moritz in Engadina – 1800 m – superando la salita del passo del Bernina a 2256 m slm. Il percorso, che dura circa due ore e mezza per 60 km, è principalmente turistico ma anche di trasporto merci; tra panorami montani mozzafiato, alternando laghetti, borghi alpini e natura.

Bergamo

Per concludere, l’ultimo in ordine di tempo inserito nell’elenco UNESCO nel 2017. Le opere di difesa veneziane costruite tra XVI e XVII secolo a Bergamo, per proteggere la città dalla Repubblica di Venezia. Parliamo di mura che si estendono per oltre 6 km e che in alcuni punti arrivano ai 50 metri di altezza.

Sacro Monte di Varese, patrimonio dell'Unesco
Sacro Monte di Varese

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