ritratto di Jorge Luis Borges

La Biblioteca di Babele descritta da Jorge Luis Borges in un precedente nostro articolo ci porta di conseguenza a parlare delle Finzioni; libro a suo modo molto particolare in quanto a ricchezza di simbolismo.

Un falso paese scoperto in «un’enciclopedia pirata», Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, «labirinto ordito da uomini» ma capace di cambiare la faccia del mondo; il Don Chisciotte di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l’infinita Biblioteca di Babele, i cui scaffali «registrano tutte le combinazioni possibili della ventina di simboli ortografici … cioè tutto ciò che è dato di esprimere: in tutte le lingue» e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dai sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme; il perspicace detective Lönnrot, che risolve una serie di delitti grazie a un triangolo equilatero e a una parola greca, Tetragrammaton, e si condanna a morte; lo scrittore ebreo Jaromir Hladìk, cui Dio concede di portare a termine una tragedia in versi davanti al plotone di esecuzione tedesco, in un immoto istante che dura un anno.

Sono i lemmi di un’enciclopedia illusoria e al tempo stesso, non diversamente da quella di Tlön, di arcana, irresistibile potenza. Un’enciclopedia che ha scompaginato le nostre certezze in materia di letteratura e che tuttavia sembra riflettere il nostro paesaggio interiore. Come un’antica mappa che, riaffiorata d’improvviso alla luce, riveli segni e simboli inspiegabilmente familiari. Un’enciclopedia che, forse, avevamo già sognato.

Fonte: La Biblioteca Di Babele

Ma chi è stato Borges?

Tra i massimi geni letterari del Novecento, l’argentino Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo nasce il 24 agosto 1899 a Buenos Aires. I principali eventi biografici di Borges sono legati alla famiglia e si identificano con i destini dei suoi antenati. Da una genealogia di studiosi e militari Borges eredita l’amore totale per la letteratura e il rimpianto per la sua mancata carriera nell’esercito. Dal 1914 al 1921 segue i suoi genitori in Europa. Frequenta gli studi a Ginevra e in Spagna, dove viene a contatto con l’avanguardia letteraria e scrive le prime poesie.

Primi successi

Nel 1923 viene pubblicato il suo primo libro di poesia, Fervor de Buenos Aires, seguito a distanza di due anni dal secondo libro di versi, Luna de Enfrente. È nel 1925 che Borges incontra Victoria Ocampo, la musa che riuscirà a sposare quarant’anni dopo. Con lei stabilisce un’intesa intellettuale destinata a entrare nella mitologia della letteratura argentina. L’attività pubblicistica di Borges è infaticabile. I versi di Cuaderno San Martìn escono nel 1929, mentre un anno dopo viene pubblicato l’Evaristo Carriego, che entusiasma la critica argentina.

La malattia

Ma una spada di Damocle incombe sul povero scrittore argentino: la cecità. Borges, che non ha mai goduto di una buona vista, diverrà totalmente cieco a partire dalla fine degli anni ’50, non prima di aver visitato la sala operatoria per ben nove volte. Ma questa orrenda malattia viene da lui sorprendentemente utilizzata in senso creativo. La sua potenza visionaria riesce a sfruttare il terribile male, volgendolo in metafora e in materia letteraria. Il culmine di questo processo di “sublimazione” si ha fra il 1933 e il 1934, quando sul piano letterario Borges dà vita a trame che utilizzano la storia come menzogna, come falso, plagio e parodia universale.

Vengono raccolti i racconti pubblicati sulla rivista “Crìtica”: è la genesi della Historia universal de la infamia, seguita dalla Historia de la eternidad, dove Storia e Sapere flirtano per produrre l’improbabile ed esotico risultato di un trattato degno di un demiurgo impazzito. Annus horribilis: il 1938. Muore l’amatissimo padre di Borges e lo scrittore stesso ha un incidente che lo costringe per parecchio tempo all’immobilità; dopo un attacco di setticemia che ne minaccia gravemente la vita.

Irrefrenabile maestria

Si teme che questa drammatica situazione possa provocare in Borges il terrore di una perdita totale di creatività. Nulla di più falso: negli anni della malattia lo scrittore argentino concepisce alcuni tra i suoi capolavori, che vengono raccolti e pubblicati nel 1944 con il titolo di Finzioni. A distanza di cinque anni escono anche i racconti di Aleph. A questo punto Borges è uno dei maggiori scrittori argentini di tutti i tempi.

Virtuosista di razza, conferma la sua fama scendendo sul piano della saggistica pura, con le sue celebri Altre inquisizioni (1952).

Nel 1955 Jorge Luis Borges viene nominato direttore della Biblioteca Nazionale, ciò che aveva sempre sognato di fare. Con spirito eminentemente borgesiano, lo scrittore commenta così la nomina: “È una sublime ironia divina ad avermi dotato di ottocentomila libri e, al tempo stesso, delle tenebre“. È l’inizio di un lungo e fecondissimo tramonto, nonostante la morte avvenga molto più tardi, il 14 giugno 1986. Accanto a Borges è la sua seconda moglie, l’amatissima Marìa Kodama.

Alla sua vita si sono ispirati diversi registi argentini. Ne citiamo uno su tutti, Javier Torre, con il film Estela Canto, Um Amor de Borges (1999), in cui la protagonista è la bella Ines Sastre.

Un faro nelle tenebre…

Finzioni
Finzioni, Jorge Luis Borges

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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