Quella del complesso di Torba in provincia di Varese, nel territorio del Seprio, è una vicenda antichissima che ha origine nel V secolo d.C., quando i Romani costruirono le mura di un avamposto militare contro la minaccia dei barbari, nei pressi del borgo di Castelseprio. Ancora oggi il torrione di guardia rimane a testimonianza della funzione originaria del castrum, portata avanti anche da Goti, Bizantini e Longobardi e poi mutata nel tempo.

Da roccaforte difensiva, Torba divenne centro religioso con l’insediamento di un gruppo di monache benedettine che nell’VIII secolo fece costruire il monastero e, più tardi, la piccola chiesa. Per circa sette secoli l’appartata comunità femminile abitò questo luogo, consegnandoci come eredità del suo durevole passaggio gli affreschi nella torre, ieratici, dall’aura quasi misteriosa.

Nel Quattrocento le Benedettine si trasferirono e per Torba cominciò un lento declino che portò il complesso a tramutarsi in azienda agricola e, a inizio Ottocento, a perdere la propria funzione religiosa per scivolare gradualmente in uno stato di degrado interrotto solo nel 1976 grazie al FAI. Oggi questo sito millenario dal passato importante (non a caso inserito nel 2011 nelle liste del Patrimonio dell’Umanità UNESCO) rivive anche alla luce dei continui ritrovamenti di età longobarda, che costituiscono solo una delle sorprese che il Monastero, e il suo territorio ricco di tesori di arte e natura, offrono a chi va alla ricerca di luoghi fuori dai circuiti più noti e frequentati.

Il Monastero di Torba è una delle tappe della Via Francisca del Lucomagno, il cammino che per oltre 100 km attraversa il territorio italiano e tocca numerosi luoghi di interesse come la Badia di San Gemolo a Ganna.

Quando si parla del FAI, la mente non può che andare a Giulia Maria Crespi, scomparsa a Milano nel 2020 a 97 anni e che ricordiamo anche qui con affetto.

Giulia Maria Crespi ha avuto una vita intensa. Anzi, si può parlare di due vite diverse. La prima legata alla sua nascita: figlia, nipote e unica erede dei Crespi, grande famiglia della storica borghesia milanese, dinastia cotoniera, ma anche proprietaria del Corriere della Sera. Lo sfondo principale del suo mondo è il monumentale appartamento in corso Venezia a Milano, con una sala da ricevimento semplicemente regale, una collezione di argenti da togliere il fiato, con i due Canaletto, così sostiene una leggenda, invidiati da Elisabetta II e alcuni piccoli, stupefacenti Morandi in sala da pranzo.

Giulia Maria Crespi, dopo la morte degli zii Mario e Vittorio e per la grave malattia del padre Aldo, gestisce la proprietà del giornale dalla metà degli anni Sessanta. Il suo carattere, unito a un aspetto fisico esile, le procurano famosi soprannomi. Quello di Indro Montanelli: «La Zarina», e l’altro di Giovanni Spadolini, direttore del Corriere della Sera: «Un volto da fanciullina». Uno stile forte e inevitabilmente discusso.

Poi c’è la seconda vita legata alla strenua difesa dell’ambiente prima e poi anche dell’agricoltura biologica. Tutto comincia nel 1958 quando Tatiana Franchetti, la moglie del grande artista Cy Twombly, le segnala un «posto meraviglioso» in una Sardegna ai tempi tutta da scoprire. E così comincia un indistruttibile amore per la Sardegna, per Cala di Trana e per la bellezza della natura. La passione diventa totalizzante e nel 1975 si concretizza nell’atto fondativo del FAI, il Fondo ambiente italiano. La sua firma appare accanto a quella di Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli.

Si comincia con piccoli passi, ma l’ambizione c’è: «Dobbiamo salvare la bellezza italiana, non solo qualche bosco!!!». Il modello è il National Trust britannico: non è lo Stato direttamente a restaurare e preservare beni ambientali e monumentali preziosissimi ma è, appunto, un Trust privato ma efficientissimo. Non mancano le critiche, da parte di chi ideologicamente vede solo lo Stato come unico tutore dei Beni culturali e ambientali. Ma lei va avanti e, alla lunga, vince la sua battaglia. E il monastero di Torba, che lei acquista personalmente e poi lo dona al FAI, è l’apripista.

A queste note pubbliche aggiungo un ricordo personale. Fu moglie dell’architetto e nobil uomo Guglielmo Mozzoni che ho avuto modo di conoscere e frequentare anche nella omonima splendida villa di Varese sul colle di Biumo vicino a villa Panza, ma fu grazie a Guido Franchetti della famiglia dei Molina di Varese che in realtà conobbi Giulia Crespi. Anziana, ma ancora battagliera, rappresentava il meglio di una certa Milano fatta di tanto lavoro e mecenatismo con il minimo comune denominatore della serietà e della concretezza.

Fonte:

FAI: https://www.fondoambiente.it/luoghi/monastero-di-torba?utm_source=earned&utm_medium=grants&utm_campaign=torba&gclid=EAIaIQobChMI1a_87rGv7wIVwed3Ch3UoQzVEAAYASAAEgKwevD_BwE

Corriere della Sera:

https://www.corriere.it/cronache/20_luglio_19/due-vite-giulia-maria-crespi-prima-zarina-corriere-poi-fondatrice-fai-9bd2579c-c9a1-11ea-a1ca-122fad3a9e00.shtml

Addio a Giulia Maria Crespi, fondatrice del Fai - La Stampa
Giulia Maria Crespi

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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