Per quanto riguarda la storia della spiritualità cristiana, Santa Teresa d’Avila è sicuramente tra le figure più note e lette. La mistica teresiana è stata e sarà sempre esempio e stimolo per chi vuole intraprendere un cammino di crescita in tal senso. Teresa utilizza l’allegoria del castello con sette diverse stanze per proporci in un libro dal titolo Il castello interiore, un viaggio spirituale che porta all’unione con Dio attraverso l’amore. In estrema sintesi:

Le prime tre stanze sono dedicate al “raccoglimento” e alla “preghiera”. Teresa suggerisce di allenarsi tenendo occupata la mente su di un unico oggetto e si può farlo anche semplicemente leggendo un libro o concentrandosi sulla natura. In particolare, segnala l’importanza del fare tutto con leggerezza e allegria. “Per me bastava anche la vista dei campi, dell’acqua e dei fiori”, ci dice Teresa.

La quarta stanza è quella della “quiete”, in cui l’attenzione è tutta sull’oggetto contemplato per lasciare scorrere fuori di sé ogni altra distrazione. Qui è necessaria un po’ di fiucia in sé, “un’umile e santa presunzione di riuscita”, ci consiglia Teresa. È qui che l’anima si spoglia delle sue miserie e acquista qualche conoscenza delle delizie del cielo.

La quinta stanza è quella della “sospensione quieta”: i pensieri e le sensazioni terrene si addormentano e si risveglia una quiete profonda che ci permette di condurre le attività della vita ordinaria senza che la concentrazione sia interrotta.

La sesta stanza è quella della “gioia”. Per descrivere questo tipo di gioia Teresa usa la metafora del fidanzamento, quando il sentimento è così grande e nuovo che non si può spiegare ma solo godere. “… qui non vi è che un sentimento: quello della gioia senza sapere di che. Si sente di godere un bene che ha in sé ogni bene, ma senza comprenderlo. Tutti i sensi sono assorbiti in questo gaudio e nessuno può occuparsi di altre cose, esterne o interne…”

La settima stanza, è quella dell’”unione”. È la stanza in cui rapimenti ed estasi non sono più necessari perché si è raggiunta la consapevolezza della “non separazione”, dell’unità con Dio. Altre tradizioni spirituali la chiamerebbero, forse, la stanza dell’”illuminazione”. Una volta avuta quest’esperienza, sembra a Teresa che la presenza di Dio non l’abbandoni più, e che risieda “nella parte più intima di se stessa, come in un abisso molto profondo che per difetto di scienza non sa definire…”

L’unione non significa, però, abbandono del mondo, ma anzi la santa esorta a ritrovare la completa integrazione tra vita attiva e vita contemplativa. Il contrario, dice Teresa, ci renderebbe “nane e incomplete”.

Per Teresa, il castello è l’anima dove risiede la presenza stessa di Dio, ma il percorso che lei suggerisce è talmente profondo, e allo stesso tempo chiaro e semplice, che merita di essere conosciuto e preso in considerazione da chiunque abbia interesse per la vita spirituale, oltre ogni confessione religiosa.

Ma chi è Teresa d’Avila?

Teresa Sanchez de Cepeda nasce ad Avila il 28 marzo 1515 da una nobile e religiosa famiglia. All’età di vent’anni entra nel monastero carmelitano dell’Incarnazione di Avila assumendo il nome di Teresa di Gesù. Tre anni dopo si ammala gravemente, tanto da restare per quattro giorni in coma. Ristabilitasi, inizia una vita spiritualmente più intensa e il suo padre confessore la incoraggia a seguire il desiderio di riformare l’ordine Carmelitano riproponendo le regole originarie che si erano affievolite nel tempo. Teresa incontra l’ostilità dell’Ordine ufficiale e del suo stesso monastero e solo nel 1563 ottiene il permesso di trasferirsi nel vicino monastero di San Giuseppe, insieme ad altre sue consorelle. Qui Teresa scrive la propria Autobiografia e il libro di formazione spirituale Cammino di perfezione. Nel 1567 le è concessa la facoltà di fondare altri monasteri nella provincia di Castiglia e da quel momento Teresa trascorre molto del suo tempo viaggiando e fondando monasteri in tutta la Spagna. Alla sua morte se ne conteranno diciassette. È proprio in uno di questi viaggi che Teresa muore, il 15 ottobre 1582. Il 12 marzo 1622 è proclamata santa e nel 1970 è stata dichiarata Dottore della Chiesa da Papa Paolo VI.

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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