Il Monastero della Sacra di San Michele si trova in Valle Susa, una terra che vede la presenza sul suo territorio di più monasteri. Tappa obbligata di pellegrinaggi verso Roma o la Terra Santa, sede di preghiera, di attività caritative e di lettere, la Sacra raggiunge tra l’XI e il XII secolo il suo apogeo. A partire dal XIII secolo però, l’Abbazia pian piano decade fino a quando, nel 1381 il monastero viene dato in commenda: il potere privato entra nel monastero riducendo la possibilità di vita dell’ordine religioso dei benedettini portandolo inevitabilmente alla progressiva decadenza.

In questo periodo storico viene scritto e miniato “ IL BREVIARIO MESSALE VOTIVO DI SAN MICHELE DELLA CHIUSA.”

Dell’antica ed un tempo rinomata biblioteca di San Michele della Chiusa restano attualmente solo pochi manoscritti ed alcuni frammenti; il suo fondo librario purtroppo è andato disperso, e non è facile rintracciarlo perché i codici clusini, almeno a giudicare da quelli superstiti, non sembrano portare scritte di possesso, e purtroppo , non si sono conservati inventari antichi della biblioteca (l’unico noto è del 1621). La provenienza clusina dei pochi codici oggi riferibili a San Michele della Chiusa, si desume unicamente da elementi interni: alcuni manoscritti contengono le fonti letterarie clusine, altri sono raccolte liturgiche espressamente redatte “SECUNDUM CONSUETUDINEM MONASTERII SANCTI MICHAELIS DE CLUSA” .

La biblioteca è ricordata ricca e importante da Guglielmo, nella sua vita “ VITA BENEDICTI ABBATIS CLUSENSIS”, motivo di orgoglio per i monaci clusini. I libri sono custoditi come tesori preziosissimi.

Di tutto questo, delle “ DUAS MAGNAS DOMOS PLENAS LIBRIS” dei tempi dell’Abate Benedetto , non resta oggi pressoché nulla. L’unica testimonianza riferibile a questo periodo è costituita da un foglio della prima metà dell’XI secolo dei MORALIA IN JOB di Gregorio Magno, usato come copertina di un fascicolo notarile cinquecentesco, conservato all’Archivio di Stato di Torino nel fondo proveniente da San Michele della Chiusa.

Con il XIII secolo inizia per il monastero clusino un periodo inquieto, di difficoltà economiche e di decadenza. Anche la scuola del monastero non è più attiva.

Invece nel XIV secolo, il monastero, grazie alla reggenza di Guglielmo di Savoia (1315 – 1325) e Rodolfo di Monbello (1325 – 1359), visse la sua età più felice.

Le testimonianze più importanti di questo periodo sono costituite da due manoscritti completi, un minuscolo volumetto di preghiere e il breviario, in due volumi, del 1315, senza dubbio riferibile alla committenza dell’Abate Guglielmo.

Il Breviario, la cui grafìa è gotica minuscola databile al XIV secolo, oltre ad una fitta serie di iniziali a pennello rosso e azzurro, con elegante ornato di filigrana, titoli e rubriche in rosso, solo alcune in nero, presenta una straordinaria pagina miniata, con una grande “ F “ , formata da elementi vegetali e zoomorfi, racchiudente all’interno l’immagine di San Michele che uccide il drago. La pagina è veramente senza confronto per la vivacità e l’estrosità con le quali il miniaturista riesce a rinnovare schemi consueti: l’iniziale è tutta un groviglio di foglie e viticci che si avvolgono intorno alle aste, di draghi variopinti che addentano il corpo della lettera o la coda di un proprio simile, che scendono lungo i margini della pagina fino ad arrivare ad affrontarsi quasi araldicamente, in basso, testa contro testa. Tale è la suggestione di queste favolose creature dalle sgargianti ali di pipistrello e della loro impossibile lotta, che quasi ci si dimentica del vero protagonista della storia, il drago trafitto da San Michele.

Alla base di queste immagini sta senza dubbio la cultura francese, ampiamente attestata in Piemonte sullo scorcio del Duecento.

Il manoscritto attualmente è depositato a Susa,presso la Biblioteca Diocesana e si presenta in due volumi membranacei di recente restauro, con i margini purtroppo abbondantemente rifilati: il primo volume ci presenta un “ PROPRIUM DE TEMPORE” – il TEMPORALE, di fogli 1 – 307, e il secondo volume un “ PROPRIUM DE SANCTIS” – il SANTORALE di fogli 1 – 354.

Si tratta di due volumi scritti ed usati nel Monastero della Chiusa in quanto nel foglio 60 si legge la qualifica di detto manoscritto:”SECUNDUM CONSUETUDINIS MONASTERII SANCTI MICHAELIS DE CLUSA”, e nel secondo volume, nella festa di San Giovanni Vincenzo, si trovano cancellature alla dicitura “patronus noster”, che ci indicano che il breviario fu anche usato al di fuori della comunità monastica di San Michele. I volumi scritti su due colonne sono fascicolati in sesterni. La numerazione è fatta a matita recentemente. Il TEMPORALE è composto di 307 fogli, raccolti in 26 fascicoli, all’origine erano probabilmente 28. Il secondo volume, il SANTORALE, è di 354 fogli. Anche qui mancano alcune parti e i fogli sono raccolti in 19 fascicoli numerati. Sommando i due volumi complessivamente si arriva a 1390 pagine manoscritte, circa 200 facciate sono di note musicali. I primi 20 fogli del Santorale, un sesterno e un quaterno, non sembrano essere stati concepiti per il breviario; essi sono di altre mani. Hanno impaginazione e scrittura diverse: queste caratteristiche esteriori, unitamente al loro contenuto, dimostrano che si tratta di una sezione aggiunta successivamente, comunque estranea all’originaria composizione del volume. In merito alla datazione del breviario, la studiosa Segre Montel, propone il 1315 in base alla rubrica del Temporale preposta all’Ufficio del Corpus Domini e che recita” INCIPIT OFFICIUM SACRAE EUCARISTAE QUOD DEBET CELEBRARI FERIA QUINTA POST OCTAVAS PENTECOSTES QUOD ORDINAVIT FACERE REVERENDUS PATER DOMINUS GUILLERMUS DE SABAUDIA ABBAS SANCTI MICHAELIS DE CLUSA IN CAPITULO GENERALI CURRENTE ANNO DOMINI MILLESIMO TRECENTESIMO DECIMO QUINTO”. Questa è l’affermazione storica che assicura l’attività spirituale dell’Abate Guglielmo. L’età più bella del monastero va posta sotto questo Abate.

Bibliografia:

La biblioteca di San Michele della Chiusa – C. Segre Montel – Seat 1990

Il Millennio Composito di San Michele della Chiusa – Ed. Melli –

Di Emerenziana Bugnone

Socia Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti, volontaria culturale e accompagnatrice.

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