L’abate Antonio amava scrutare la profondità dei giudizi di Dio; una volta domandò: «Signore perché alcuni muoiono dopo breve vita, mentre altri giungono all’estrema vecchiezza? Perchè alcuni mancano di tutto, e altri abbondano di ogni bene? Perchè i malvagi sono ricchi, e i buoni schiacciati dalla povertà? Una voce gli rispose: “Antonio, occupati di te stesso: questi sono i giudizi di Dio e non ti è utile capirli”».

La gran parte della vita di Antonio la conosciamo attraverso il libro Vita Antonii di Atanasio, vescovo di Alessandria e suo discepolo. Un libro, tra l’altro, ancora oggi editato e molto letto. Antonio nacque intorno al 250 in Egitto, nella odierna Qemans, allora detta Coma, sulla riva occidentale del basso Nilo. Rimasto orfano a vent’anni, distribuì ai poveri i beni dell’agiata famiglia cui apparteneva e si ritirò nei deserti attorno alla sua città. I demoni che incontrò nel deserto furono lo sconforto e la tentazione di abbandonare una vita così solitaria, difficile e con molte privazioni, ma un angelo arrivò in suo soccorso. Era travestito da eremita e divideva il suo tempo tra la preghiera e l’intreccio di una corda. Osservandolo, Antonio capì che, oltre alla preghiera, doveva dedicarsi a un’attività che gli permettesse di procurarsi il cibo senza dipendere dalla carità altrui. Il suo esempio di vita attrasse molte persone, ma i suoi seguaci, pur riconoscendolo come guida e chiamandolo abba, che in ebraico significa padre, continuavano a vivere soli, dentro grotte e anfratti, pregando e lavorando. L’eremita Antonio fu così l’inconsapevole fondatore del monachesimo, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove morì ultracentenario, probabilmente nel 356.

Disse Antonio: «Chi siede nel deserto per custodire la quiete con Dio è liberato da tre guerre: quella dell’udire, quella del parlare, e quella del vedere. Gliene rimane una sola: quella del cuore».

Si racconta che, prima di morire, abbia chiesto di non rivelare il luogo della sua sepoltura perché la sua morte fosse come la vita che aveva vissuto, in umiltà e senza celebrazioni. La Chiesa Cattolica e quella Luterana lo festeggiano il 17 gennaio, quella copta e ortodossa il 31 gennaio.

Immagine: Monastero di Sant’Antonio abate nel deserto egiziano

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.