“La nostra perenne ricerca interiore ci porta inevitabilmente a confrontarci con quello che sta al di là del confine. È la atavica, fatale e indomita attrazione per la ‘linea di confine’, per l’interazione tra i diversi saperi, per l’insopprimibile tensione teoretica e spirituale verso il margine, la soglia, il possibile oltrepassamento dei rigidi steccati dello scibile.

Il confine è ciò che separa, ma è anche ciò che mette in comunicazione reciproca, è un vallo, ma allo stesso tempo è anche un ponte. Su questi argomenti fantastichiamo non per un nostro particolare gusto eccentrico o per inseguire fascinosi e arcani sincretismi, ma per tentare di penetrare nelle fibre del pensiero mediante l’interrelazione dei saperi, dei loro diversi linguaggi e registri formali, in vista di una visione integrale della conoscenza.

[…] Il ponte che conduce da qualche parte, forse all’orlo dell’abisso, forse all’Eden delle perenni gioie spirituali, oppure da nessuna parte, è la fede. Dobbiamo o morire nell’agonia sulla nostra sponda dell’abisso, o andare verso l’ignoto e cercarvi la “Terra nuova” dove «abita la Verità-Giustizia» (2Pt 3, 13). Siamo liberi di scegliere, ma dobbiamo deciderci per l’uno o per l’altro: per la ricerca della Trinità o per la morte nella pazzia. Scegli: o verme, o nulla: tertium non datur!1

Forse, proprio considerando l’inevitabilità di essere posti di fronte a questa scelta così forte, nacque in Blaise Pascal l’idea della scommessa con Dio. Da una parte sta il tutto, ma non ne siamo ancora sicuri; dall’altra sta il niente e allo stolto sembra già qualcosa, ma chi ne conosce il valore reale lo considera assolutamente nulla senza quel tutto di cui però non siamo sicuri, esso però diventa tutto solo se si trova il tutto. La formulazione della ‘scommessa di Pascal’ molte volte suona rozza e volgarmente cinica, altre volte ci sembra forse fin troppo interessata. Il senso generale della scommessa deve però rimanere chiaro e uguale: vale la pena di scambiare il nulla certo con l’Infinità incerta, tanto più che nell’Infinità chi fa il cambio può riavere il suo nulla, ora convertito in qualcosa. Però se il vantaggio di questo scambio è chiaro per il pensiero astratto, nella vita concreta non si riesce subito a realizzarlo tra i fatti percepiti dalla coscienza individuale, perché l’autonomia dell’io, presa in flagrante, si difende come una fiera ferita2.

Quanti confini, quanti muri, quanti ponti, quante sfide, quante scelte, quanti dubbi, quante tensioni, quante méte da raggiungere hanno costellato una qualsiasi vita! Ma per andare ‘oltre’ è consigliabile scommettere, ne vale la pena”.***

Claudio Bollentini

1P.A. FLORENSKIJ, La Triunità, in La colonna e il fondamento della verità, saggio di teodicea in dodici lettere, Milano, San Paolo-Paolini, 2010.

2Cfr. P.A. FLORENSKIJ, Ibidem.

**Immagine: P.A Florenskij, vestito di bianco, con S. Bulgakov, nel dipinto Filosofi di M. Nesterov, 1917.

***Tratto da: Claudio Bollentini, Spin doctor, l’ingenuità perduta, Macchione Editore, Varese, 2019.

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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